La madre: un thriller soprannaturale tra fiaba dark e horror – Recensione

La madre (comingsoon.it)

Locandina del film "La madre" (comingsoon.it)

Due sorelle, Victoria e Lilly vengono rapite dal padre che ha appena ucciso la loro madre per poi essere portate in una piccola casa abbandonata in mezzo al nulla. Lì, l’uomo cerca di perpetrare il più terribile dei reati, ovvero uccidere la propria progenie e togliersi la vita, ma qualcuno o qualcosa glielo impedisce, uccidendolo e prendendosi cura delle due bambine. Da quel momento, più nulla si sa di loro.

Per un lungo periodo Lucas (Nicolaj Coster-Waldau), zio delle sorelline, e la sua compagna Annabel (Jessica Chastain) continuano a cercare le due nipoti sobbarcandosi spese non indifferenti, fino all’insperato ritrovamento. Vive, ma in condizione fiche e psicologiche difficilissime, Victoria e Lilly vengono così prese in cura dagli zii a cui, però, sorge un terribile dubbio: che ci sia qualcosa che protegge le bambine?

Con un film che punta su paure primarie del cinema del terrore – come fantasmi, presenze e bambini in balia di entità soprannaturali – Andy Muschietti debutta al lungometraggio cinematografico con La madre, versione estesa ed ampliata del corto Mamá che lo stesso regista di origini spagnole realizzò nel 2008 coadiuvato dalla sorella Barbara, corto che ha avuto il pregio di catturare l’attenzione dell’acclamato regista e produttore Guillermo del Toro (Mimic, Il labirinto del fauno, Hellboy II: The Golden Army) che, convinto delle buone potenzialità del corto – tutto basato sulla lampante angoscia di due bambine in relazione ad una presenza soprannaturale – ha deciso di supportare Muschietti affiancandogli l’esperto sceneggiatore Neil Cross. E la scelta, come vedremo di seguito, è stata azzeccata.

La madre, che farà certamente saltare sugli ormai comodi sedili dei multisala anche il fan horror più incallito, incarna nella sua struttura filmica tutti i pregi e tutti i difetti riconducibili alle opere prime, soprattutto quelle di registi che approdano al lungometraggio cinematografico dopo svariati anni condotti nella realizzazione di spot. Tra i difetti lampanti del film di Muschietti c’è quel voler spaventare e tutti i costi il suo spettatore con mezzi e mezzucci ormai abusati dal nuovo cinema horror, cercando di cogliere protagonisti, e pubblico, alle spalle con campi/controcampi in cui il mostro – fantasma, spettro, serial killer che sia – si palesa cercando di suscitare facili brividi. E, a volte, indubbiamente riesce. D’altro canto, però, la padronanza tecnica acquisita sul campo dello spot non rimane del tutto sterile e il regista di La madre dimostra di saper andare oltre il “compitino” con delle trovate stilistiche che, seppur non facendo gridare al miracolo, appaiono interessanti e riuscite.

La madre (film.it)

Jessica Chastain in una scena del film "La madre" (film.it)

Punto a favore della prima opera filmica di Muschietti è la capacità di crescere con i minuti. Se all’inizio la forte tentazione di spaventare inutilmente lo spettatore prende spesso il sopravvento, con il passare del tempo la sceneggiatura e il mondo diegetico tessuto dallo sceneggiatore Neil Cross prende forza rendendo il film più interessante e, seppur superficialmente accennando ad alcune evoluzioni psicologiche legate a due maternità diametralmente opposte (una negata e una rimandata per immaturità), più coinvolgente.

La madre di Muschietti, con qualche maggiore attenzione alle dinamiche psicologiche e qualcuna meno alla forma, avrebbe potuto ambire alla nomea di fiaba dark di formazione, in cui tutto si gioca sulla presa di coscienza da parte di una madre (punk, immatura, che suona il basso elettrico in una band) della necessità, o dell’idea di essere madre, tesi a cui si contrappone il desiderio viscerale e impossibile di “Mamá”, l’entità che per amore mieterà vittime.

Andy Muschietti e la sorella Barbara, coadiuvati da del Toro e Cross, ci propongono così un film non certo ineccepibile ma a cui molto può essere perdonato data la “verginità” cinematografica di cui il regista può godere e della fiducia che del Toro ha riposto in lui affermando che «Andy ha una grande carriera davanti a lui». C’è da credergli? Vedremo.

(Foto: comingsoon.it / film.it / screenweek.it)

Emanuel Carlo Micali

[youtube]http://youtu.be/xzxTlnu_Vjo[/youtube]

 

 

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