La Lombardia di Formigoni…e della Chiesa

Da 15 anni la Lombardia è governata da 2 istituzioni: il suo presidente e la diocesi lombarda. Una relazione inossidabile

di Chantal Cresta

Grattacielo Pirelli

Grattacielo Pirelli, sede principale della Regione Lombardia

MILANO – La Lombardia è una delle regioni più virtuose del panorama italiano. Il 4 volte eletto governatore, Roberto Formigoni (Pdl), si trova per le mani un territorio in cui la sanità è in pareggio e il costo dei dipendenti statali pesa sulle tasche del contribuente 21 € l’anno contro i 44 € di media nazionale.

Lo spreco dei servizi pubblici si aggira sul 2,8% a differenza di località come la Sicilia e la Calabria che si collacano tra il 49,8% e il 50,2%. Anche l’evasione fiscale è tra le più basse: 12,5% làddove lo stesso dato sale dal 25% al 52% tra il Lazio e la Puglia. In virtù dei buoni risultati era prevedibile che Formigoni non gradisse i tagli “indiscriminati” della manovra pianificata dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, per il contenimento delle spese regionali.

Meno prevedibile, invece, è stata la mossa successiva: lo scorso giugno il presidente, appoggiato dai sindacati, Confindustria e Confartigianato, si è messo a capo di una compagine nutrita di governatori minacciosi che hanno obbligato il Governo Berlusconi a rivedere le stime di taglio e allargare la manica di Tremonti. Conclusione: le cifre sono state riviste, le maniche rese più larghe, la manovra è passata senza terremoti istituzionali e Formigoni ha ritirato la cavalleria, tornando ad occuparsi dei suoi casi e dei suoi bilanci. E questi ultimi meritano attenzione perché, se è vero che lo sperpero lombardo è contenuto, le voci di spesa azzardate non mancano e le cifre sono tutt’altro che irrilevanti soprattutto a fronte degli 700 milioni di euro statali ai quali la Regione sarà costretta a rinunciare.

I COSTI DELLA POLITICA –  Formigoni ama essere circondato di persone. La cosa pare evidente dallo spropositato numero di membri di Giunta nominati lo scorso aprile in tempi record: 16 assessori (il massimo consentito dallo Statuto lombardo), 4 sottosegretari e 4 delegati del presidente. Una pletora di gente che ingrassa anche le file del Consiglio Regionale del Pirellone dove i membri sono 81 e tutti ben remunerati. La rifusione di un consigliere lombardo va dai 9mila ai 10mila € netti al mese (includenti indennità fissa, diaria e rimborsi) soggetti ad un adeguamento automatico dell’81% rispetto agli stipendi dei parlamentari montecitorini.  Inoltre, ogni consigliere ha diritto ad un trattamento di fine legislatura pari ad un anno di rifusione base per ogni mandato quinquennale compiuto. Per l’ultimo mandato si parla di circa 113.760 € lordi a singolo consigliere ma la cifra aumenta considerevolmente se si pensa che un quarto dei membri è già al 2° mandato, mentre un’altra quarta parte è al 3° o al 4°, ovvero ha passato un quindicennio tra i banchi dell’Aula consiliare: alla faccia dello svecchiamento della politica!

Se poi, il fortunato amministratore locale ha compiuto il 60° anno di età, la legge lo gratifica anche di una pensione mensile variabile dal 20% al 50% dello stipendio percepito nell’ultimo anno di legislatura. In breve, se al termine del mandato 2005-2010, ogni consigliere avesse riscattato integralmente quanto dovutogli dalla legge, la Regione avrebbe dovuto risarcire sull’unghia – migliaio più, migliaio meno – circa 15 milioni di euro.

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2 Risponde a La Lombardia di Formigoni…e della Chiesa

  1. avatar
    Anonimo 20/09/2010 a 14:04

    Complimenti per questa serie di “reportage” dedicati alle amministrazioni regionali (Liguria, Piemonte e ora Lombardia), che evidenziano soprattutto ombre e sprechi…proprio ciò che dovrebbero evitare. Spero proseguano…e che magari tra qualche tempo si ripeta un’analisi della situazione piemontese passata a Roberto Cota.

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  2. avatar
    Chantal Cresta 20/09/2010 a 15:04

    Grazie. Faremo il possibile.

    Rispondi

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