La Guida per risvegliare le coscienze

Contro la “bolla informativa” in cui ci troviamo, la Guida per l’informazione sociale

Di Fabrizio Giona

foto GuidaRoma – «Un potente richiamo alla realtà dei fatti, in un momento storico in cui viviamo in una sorta di fiction permanente»: inizia con queste parole la presentazione della Guida per l’informazione sociale 2010, edita da Redattore Sociale, tenutasi giovedì scorso a Roma presso la sede della Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI). A parlare Walter Dondi, consigliere delegato della fondazione Unipolis, partner sostenitore della Guida. «Siamo dentro una bolla informativa – continua Dondi – Questa Guida testimonia che l’Italia non è quella che ci viene proposta dalla maggior parte dei mezzi d’informazione ma è un paese fatto, ad esempio, anche da tante associazioni che andrebbero sostenute, ma che invece non riescono ad ottenere neanche i contributi derivanti dal 5 per mille».

Un chiaro e deciso monito per tutti affinché si possa dare sempre più luce alla realtà sociale, spesso sopraffatta dalla cronaca e dal gossip. Citando Claudio Cecchini, assessore alle Politiche Sociali della provincia di Roma, intervenuto alla presentazione, «bisogna creare conoscenza sulla realtà sociale perché è dalla conoscenza che nasce tutto, anche la sensibilità». È necessario, quindi, produrre una corretta cultura all’informazione sociale e la guida, alla sesta edizione,  con le sue 13 macroaree, le sue 161 tabelle statistiche, i suoi 1.156 siti web e le sue 336 segnalazioni bibliografiche, risponde proprio ad una tale esigenza. È una fotografia temporale della realtà sociale con la quale ci troviamo quotidianamente a dover fare i conti, uno strumento utile a risvegliare le coscienze e a far comprendere i complicati fenomeni sociali. Un aiuto indispensabile per i decisori politici, gli operatori del sociale, i giornalisti e in generale per tutti coloro che vogliono conoscere anche questa realtà.

La guida, infine, sostiene Marino Sinibaldi, direttore di Radio3, «è un utile strumento per curare il disturbo bipolare del nostro sistema d’informazione, che alterna momenti di distrazione (il gossip) a momenti di ossessione sulle questioni sociali», un’alternanza questa che scredita l’informazione. In televisione non si da rilevanza al fatto in se, ma si utilizza il fatto stesso per creare spettacolo ma soprattutto audience.

Allora una domanda sorge spontanea: ma è possibile che il nostro sistema d’informazione debba essere regolato dagli ascolti televisivi anziché da una sana e corretta informazione sociale? Ai posteri l’ardua sentenza.

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