La Grecia tra Europa ed Elezioni

Esiste una reale possibilità che la Grecia abbandoni l’Euro già il mese prossimo, considerando la mancanza di disponibilità finanziarie del Paese e la probabile interruzione delle linee di credito della troika. Il mal contento e la sfiducia galoppante nei riguardi della Grecia si è evidenziato anche nell’ultima asta di Buoni ordinari del tesoro venduti per un valore di 1,3 miliardi di euro a un tasso del 4,69 percento, in aumento rispetto al 4,55 percento del 10 aprile.

Secondo alcuni analisti europei e americani è molto probabile un’uscita della Grecia dall’area Euro già entro quest’estate soprattutto perché senza un governo non si possono fare riforme, senza riforme verrebbero a mancare le basi per un nuovo patto di austerità e senza patto di austerità la troika non acconsentirebbe più a ulteriori aiuti al Paese, sancendone il default certo.

Le elezioni greche della scorsa settimana hanno più o meno confermato le previsioni di molti analisti: il partito Nuova Democrazia ha vinto, ma non ha raggiunto la maggioranza in Parlamento, non è servito nemmeno il premio di maggioranza che consegna al primo partito eletto un numero maggiore di seggi.

Antonis Samaras, leader del partito vincente, dopo poche ore dal voto ha rimesso il mandato nelle mani del Parlamento, vista l’impossibilità di trovare i giusti accordi con le altre forze politiche. Questo segna in maniera inequivocabile la perdita di consensi dei due più importanti partiti greci degli ultimi decenni: sia Nuova Democrazia che il Pasok sono scesi ai minimi storici, favorendo invece i partiti minori.

Il tentativo di formazione del governo è poi passato ad Alexis Tsipras, leader del partito Syriza (sinistra) che contro ogni previsione ha battuto i socialisti dello storico Pasok, divenendo la seconda forza politica greca. Ma anche il suo tentativo di creare una coalizione di governo non è andata a buon fine, considerando che il numero di seggi vinti era ancora più esiguo rispetto a quelli di Nuova Democrazia. Quindi il risultato finale è che si ritornerà alle urne entro la prima metà di giugno.

Ma il quadro che si sta delineando sembra porre in rilievo alcune tendenze importanti del popolo greco, che non possono passare inosservate. I partiti che hanno firmato il patto con la troika sono stati evidentemente puniti dal popolo, basti considerare ai consensi persi da Nuova Democrazia e Pasok e quanto è stato invece guadagnato dai partiti che sono apertamente contro tale patto e contro il prestito di 130 miliardi di euro. Indiscutibile in tal senso il successo di Syriza, divenuto il secondo partito ellenico che forse più di qualunque altro rappresenta l’orientamento del popolo verso la rottura con l’Europa e con la troika.

Tsipras di Syriza non è riuscito a trovare un accordo con i socialisti del Pasok, firmatari dell’accordo con la troika. Unica possibilità per un accordo tra i due partiti è che il Pasok rompa tale accordo, ha dichiarato lo stesso Tsipras, lasciando pochissime possibilità di manovre alternative.

Sul piano europeo si comincia a pensare ai possibili risvolti negativi e positivi di una uscita di scena della Grecia e sembra che tale possibilità non venga più vista con timore, bensì come un’opportunità per concentrarsi di più sul salvataggio di Portogallo e Spagna. Il punto delicato riguarderebbe la gestione del debito greco tenuto dalla Bce e dal Fmi che al momento equivale a un buon 73 percento del totale.

Antonio Tiritiello

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