La Germania paga lo spionaggio fiscale e trova migliaia di evasori

Anonimi offrono liste nere di evasori al governo tedesco in cambio di denaro. Il Cancelliere Angela Merkel accetta e le casse statali battono il record di incassi extra-gettito

di Chantal Cresta

La paura fa 90, anzi 3000! Tale è il numero degli evasori fiscali che, nel solo mese di febbraio, si sono autodenunciati alle autorità tedesche. I soggetti non sono stati spinti al mea culpa colti da una improvvisa aspirazione a diventare onesti cittadini ma dalla nuova procedura anti-evasione fiscale messa in atto dal Cancelliere Angela Merkel.

Tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, il governo federale tedesco della Merkel viene raggiunto da un’offerta: un anonimo informatore chiede 2,5 milioni di euro in cambio di un dischetto contenente nomi, date e conti offshore di clienti di una banca lussemburghese, la Liechtenstein, Lgt. I 2300 files, se comprati, avrebbero permesso alla Germania di recuperare circa 100 milioni di euro di tasse inevase.

Inizialmente, la Germania tentenna sulla possibilità di accettare l’offerta, più per evitare l’incidente diplomatico con la vicina Svizzera che per la reale convinzione dell’illegittimità della pratica. Poi, Wolfgang Schäuble, ministro delle Finanze di Baden-Württemberg, Land confinante con la Svizzera dichiara: “In linea di principio la decisione è stata presa. Non potevamo fare altrimenti” e lo stesso Cancelliere rincara: “Come qualunque persona ragionevole penso che gli evasori fiscali vadano puniti. Ecco perché va fatto tutto il possibile per avere questi dati”. Una settimana dopo, la Germania sborsa i 2,5 milioni richiesti e comincia la caccia all’evasore.

Non è finita. Pochi giorni dopo, arriva una seconda offerta: un altro anonimo promette altri 600 nomi di evasori, inviando alle autorità tedesche una semplice e-mail. L’offerta è di nuovo accettata. Così, la Germania entra in possesso di circa 1700 nomativi ai quali avrebbe chiesto il conto delle malefatte, se non fosse che i soggetti in questione si sono mossi prima. E non solo loro.

Pare, infatti, che buona parte degli evasori tedeschi – presi dal terrore di essere nella lista nera della Merkel – abbiano dato il via ad una staffetta di autodenuncia. Nel giro di pochi giorni, si sono dichiarati colpevoli e disposti a pagare il mal tolto circa 3000 persone, sparse in tutta la Germania. In Baviera si è passati da 20 a 644 autodichiarazioni. Nel Baden- Württemberg, non c’è stato neppure il tempo di dare la notizia della presenza di una nuova lista di 600 nomi: si erano già denunciati in 566. Stessa scena nel Nord-Westfalia dove si sono toccati i 572 reo confessi, mentre a Berlino si è giunti a 177.

Angela Merkel

Ancora, nel giro di poco più di un mese, le entrate di extra-gettito sono arrivate come un mare in piena. La minaccia di una denuncia per frode fiscale si è tramutata in circa 200 milioni di euro recuperati, di cui 85 milioni arrivano dal ricco Land di Baden- Württemberg. Una enormità che non ha precedenti nella storia occidentale. Basti dire che le pesanti sanzioni anti-frode di Bercy, adottate dalla Francia e che pure si sono rivelate molto efficaci, hanno raggiunto simili cifre solo dopo un anno.

Bisogna aggiungere che a provocare un tale shock ai furbetti del quartierino tedeschi, non è stato solo il timore della denuncia. In Germania, infatti, la legge prevede che l’evasore colto con le mani nel sacco debba finire in galera, oltre che rimborsare l’erario statale. Sempre secondo legge, però, se l’evasore è reo confesso ripaga il fisco delle tasse non versate più il 6% annuo ma evita il carcere, motivo, quest’ultimo, che ha avuto l’effetto di far correre i truffatori all’auto delazione.

Inoltre, tale è stato il successo della manovra che anche altri paesi UE hanno seguito l’esempio. Olanda, Austria e Belgio – entusiaste dell’idea di poter recuperare milioni di euro solo con le minacce – hanno insistito per avere copia del cd, mentre il ministro delle finanze bulgaro, Simeon Djankow ha avviato una fitta corrispondenza con il collega tedesco Schäuble per avere ragguagli sui fondi neri depositati dai suoi connazionali bulgari. L’Italia, invece, pare abbia reagito in modo piuttosto tiepido, dicendosi comunque pronta ad accettare le eventuali proposte di collaborazione tedesche al fine di bloccare i propri evasori.

Germania docet, dunque. Del resto, non è la prima volta che il governo federale teutonico sceglie di sborsare forti cifre per recuperarne altre ben più consistenti. Nel 2008, un ex impiegato della banca Liechtenstein aveva contattato i servizi segreti teutonici per proporre di scambiare una lista di 4.500 nomi di evasori al prezzo di 5 milioni di euro. Lo scambio aveva portato le autorità tedesche a scoprire un giro di truffatori fiscali agevolati e consigliati dagli stessi impiegati della banca incriminata. Infatti, la Liechtenstein deteneva una cinquantina di sedicenti fondazioni, il cui scopo era quello di accumulare il denaro evaso dei suoi clienti. Tra essi c’era anche l’ex presidente di Deutsche Post, Klaus Zumwinkel che venne licenziato, obbligato a versare al fisco 4 milioni di euro e condannato a 2 anni di reclusione.

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews