La celiachia, intolleranza permanente al glutine

Le cause della celiachia sono ancora pressoché sconosciute, si sa però che esiste una predisposizione genetica, che alcuni studi hanno dimostrato. La stessa intolleranza al glutine, infatti, si riscontra anche nel 10% dei parenti prossimi

di Claudia Vallini

Forse non tutti sanno cosa sia la celiachia. In Italia, infatti, è celiaca una persona su 100, anche se si stima che per ogni celiaco diagnosticato ve ne siano altri 6 o 7 che non sanno di esserlo. Questo significa che ogni giorno 600 o 700 persone mettono a rischio la propria salute mangiando le cose sbagliate.

Vediamo allora di cosa si tratta: la malattia celiaca o sprue celiaca è una intolleranza permanente alla gliadina, un insieme di proteine contenute nel frumento, orzo, farro, segale, kamut e malto. L’ingestione di glutine da parte di un soggetto intollerante attiva una risposta anomala del sistema immunitario che risponde rifiutando tale sostanza e danneggiando l’intestino, i miliardi di villi intestinali di cui sono composte le sue pareti e che consentono l’assorbimento delle sostanze nutritive.

SINTOMI E DIAGNOSI - I sintomi di questa malattia, spesso molti diversi da soggetto a soggetto e nelle diverse fasi della vita. Sono forti dolori addominali, diarrea cronica, perdita di peso, anemia, crampi, cambiamenti comportamentali, stanchezza, crescita ritardata, afte, dermatiti, danneggiamento dei denti e irregolarità del ciclo mestruale. Spesso diagnosticare la malattia celiaca attraverso questi sintomi non è affatto facile in quanto  si tratta di sintomi comuni a molte malattie dell’intestino, altre volte addirittura non sono presenti sintomi evidenti.

Una diagnosi tempestiva è sicuramente preziosa e oggi i metodi diagnostici più validi sono l’esame del sangue in cui viene ricercata la presenza di alcuni anticorpi tra i quali l’antigliadina. In caso di esito positivo viene effettuata una biopsia intestinale, un prelievo di una piccola parte di mucosa per constatare lo stato dei villi intestinali. La biopsia intestinale è anche richiesta al fine di poter ottenere l’erogazione gratuita dei prodotti senza glutine acquistabili in farmacia.

La medicina distingue tra diverse forme di celiachiaforma tipica, caratterizzata da forte diarrea e disidratazione, a cui si possono associare vomito, anoressia, dolori addominali, forte calo di peso; forma atipica, assenza di diarrea e sintomi legati all’intestino, ma presenza di osteoporosi, rachitismo, perdita dello smalto dei denti, carenza di ferro, ritardo puberale, alopecia; forma silente, caratterizzata da lesioni della muscosa intestinale, ma senza la presenza di sintomi evidenti; forma latente in cui i villi dell’intestino sono ancora perfettamente sani, ma ciononostante nei soggetti si rileva la presenza di anticorpi quale reazione del sistema immunitario all’ingestione di glutine.

TERAPIA: DIETA PRIVA DI GLUTINE – Oggi l’unico trattamento possibile per la celiachia è seguire una dieta priva di glutine che permette di ridurre ed eliminare i sintomi e di ricostruire i villi intestinali distrutti. Il danno provocato dal glutine all’intestino è infatti reversibile con la dieta, pur essendo però legato all’età del soggetto e al grado di lesione. Seguire tutta la vita una dieta glutin-free può non essere una cosa semplice, richiede un grosso impegno e una precisa educazione alimentare. È una dieta di esclusione, oltre infatti ad evitare tutti gli alimenti contenenti grano, orzo e derivati, il glutine può essere nascosto nei cibi, in quanto utilizzato come addensante dei preparati alimentari, come salse, conserve, condimenti vari, insaccati, gelati, ecc. e addirittura in alcuni farmaci, che il celiaco deve assolutamente evitare di assumere.

Risulta quindi di notevole importanza leggere attentamente le etichette dei prodotti che si acquistano e prestare attenzione e richiedere informazioni anche quando si va in mensa o al ristorante per essere certi che nella preparazione dei piatti vengano utilizzati solo alimenti privi di glutine. Esistono poi casi di contaminazione crociata da glutine degli alimenti, e le etichette dei prodotti spesso non dichiarano palesemente la presenza di questo rischio. Rischio molto elevato se in uno stabilimento si usano le stesse attrezzature per produrre, imballare e stoccare sia alimenti privi di glutine che farine contenenti questa sostanza. Questi prodotti teoricamente glutin-free non saranno veramente privi di glutine, ne conterranno delle tracce pur minime, ma sufficienti per compromettere la salute dei soggetti celiaci. La stessa cosa accade anche utilizzando le stesse posate nella preparazione dei cibi, pensiamo ad esempio alla stessa forchetta utilizzata per mescolare della pasta e del riso che cuociono in pentole diverse.

Dal momento che oggi è unicamente attraverso una dieta priva di glutine che il soggetto celiaco può godere di ottima salute, sarebbe altamente consigliabile farsi aiutare da una dietista in grado di fornire tutte le utili indicazioni sul glutine al fine di assicurare che questo riesca ad essere completamente eliminato dalla dieta. Si suggerisce l’utilizzo di riso, miglio, mais, grano saraceno, sesamo e legumi che ne sono privi, di uova, carne, pesce, verdure, latte e derivati (a meno che non sia presente anche una intolleranza al lattosio) che diventano però tossici se infarinati o se preparati industrialmente con farine non consentite. Numerose sono le tabelle nutrizionali disponibili che elencano in modo preciso di quali alimenti nutrirsi e quali eliminare dalla dieta, così come è possibile trovare l’elenco di ristoranti, alberghi e luoghi di vacanza dove poter andare tranquilli.

PROSPETTIVE PER IL FUTURO - Sebbene ad oggi la dieta senza glutine sia l’unico modo certo per recuperare o rimanere in perfetta salute, la ricerca sta facendo passi da gigante. E’ del luglio 2010 la notizia apparsa sulla rivista Science Translational Medicine di una sperimentazione condotta in Australia dall’equipe dei professori Bob Anderson e Jason Tye-Din che ipotizzano siano necessari ancora una decina di anni per arrivare ad un vaccino. Grazie a questa sperimentazione, condotta su un gruppo di 200 pazienti, l’equipe medica è riuscita a scovare, attraverso l’analisi della reazione dei linfociti T a contatto con i vari peptidi del glutine, i tre peptidi responsabili delle reazioni immunitarie dei soggetti.

Ora è allo studio una terapia che prevede l’ingestione, da parte di soggetti celiaci, di piccole quantità di questi peptidi per arrivare a desensibilizzarli nei confronti del glutine. Si tratta quindi di una ricerca molto importante, perché consentirebbe non solo di prevenire questa malattia o di intervenire prima che la stessa arrechi gravi danni all’organismo, ma darebbe la possibilità di non eliminare taluni cereali dalla dieta, con la conseguenza che una dieta glutin-free non sarebbe più l’unico modo possibile per conservare la salute, dieta glutin-free che potrebbe addirittura perdere ogni ragione di essere.

Foto: www.publicdomainpictures.net; www.media-public.pmm.rtsi.ch; www.saluteintoscana.it

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