La “zona bianca”, trenta scatti in bianco e nero

Roma -“Qualcuno ha detto che i nostri sogni sono in bianco e nero e forse è proprio così”. Questo il pensiero di Andrea Quattrini: per lui la fotografia è comunicazione, creatività e lavoro manuale. Lui utilizza Il bianco e nero come istinto, sviluppando e stampando personalmente le sue immagini. Quattrini ha impiegato due anni alla ricerca di testimonianze, persone, luoghi su quel fatidico 12 Agosto 1944 quando 560 persone, in maggioranza donne, bambini ed anziani furono trucidate dalla follia delle S.S. naziste. E’ da questa importante esperienza di vita che è nato il progetto “La Zona Bianca”: un fotoracconto in trenta scatti in bianco e nero su una delle più dolorose pagine di storia Italiana, l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, in esposizione alla Casa della Storia e della Memoria a Roma, fino al 9 aprile 2011.

Quattrini ha ripercorso quel tragico giorno fotografando i luoghi dell’eccidio, entrando in vecchie case abbandonate, percorrendo i sentieri di montagna intorno a Sant’Anna, incontrando molti dei superstiti, ritraendoli e raccogliendo le loro testimonianze sul quel giorno e sulla loro vita passata e presente. Il fotografo ha voluto così rendere omaggio a questa gente e ai loro cari, ma soprattutto ha voluto dare un contributo dedicato alle future generazioni, per non dimenticare. “La fotografia è per me il mezzo più facile per comunicare quello che vivo, quello che vedo”. Ci tiene a sottolinearlo il fotografo che ama usare l’obiettivo come uno strumento di conoscenza di persone, luoghi e storie dal quotidiano. Le sue immagini sono caratterizzate da rigore, pulizia e accuratezza dei tagli. Lavora a progetti personali che gli permettono di scoprire luoghi e volti inaspettati. È proprio su questi percorsi di vita che realizza mostre e pubblicazioni, sia in Italia e all’estero. Questo foto racconto è il frutto del suo lavoro, della sua passione e del suo pensiero. 

L’iniziativa è a cura del Dipartimento Cultura – Servizio Programmazione e Gestione Spazi Culturali – U.O. Strutture Culturali in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. L’ingresso al pubblico è libero, dal lunedì al sabato dalle ore 9.00 alle ore 19.00, chiuso la domenica.

LA STORIA: Vaccareccia, Coletti, Argentiera, Franchi, Sennari, sono i nomi di piccoli borghi poco distanti tra loro, una chiesa e la sua piazza, questa è Sant’Anna di Stazzema. Si trova arroccata tra le colline Versiliesi, ad est le alpi Apuane: è un paradiso di verdi colline, ma un inferno iniziato la mattina del 12 agosto 1944. Quella zona fu denominata dall’esercito nazista, la zona bianca, un area sicura dove furono sfollate circa mille persone provenienti dai paesi costieri considerati obiettivi strategici. Sant’Anna era sulla linea gotica, quella linea che tagliava in due l’Italia, a nord l’esercito tedesco e a sud gli alleati che avanzavano liberando l’Italia dall’occupazione nazista.

All’alba del 12 Agosto 1944 i soldati della 16ma divisione “Reichfuhrer SS” accerchiarono tutta la zona, stringendo l’area di Sant’Anna in una morsa senza via d’uscita, tra i soldati tedeschi e fascisti Italiani. Molti uomini fuggirono per paura di essere deportati nei campi di lavoro credendo di essere loro l’obiettivo dei nazisti. Non fu così per 560 persone, quasi tutte donne, anziani e bambini, che furono trucidati dalla follia delle SS. Interi nuclei famigliari rinchiusi nelle stalle e nelle cucine delle loro case e massacrati a colpi di mitragliatore e bombe a mano. Altri raggruppati all’esterno delle loro stesse case e fucilati, molti furono radunati sulla piazza della chiesa insieme al parroco Don Innocenzo Lazzeri. Avevano subito capito quale sarebbe stato il loro destino, alcuni avevano le foto della loro famiglia in mano per essere identificati dopo morti. Le mitragliatrici poste ai lati della piazza fecero fuoco e trucidarono donne, bambini, anziani, innocenti che con la guerra non avevano nulla a che fare, i loro corpi furono bruciati usando come combustibile le panche della chiesa.

La tragedia: 560 vite spezzate in poche ore da quella follia chiamata guerra, intere famiglie cancellate o separate per sempre. Tra questi ci sono alcuni sopravvissuti che all’epoca erano bambini. Molti di loro hanno perso genitori, fratelli, parenti, in quella mattina d’agosto, ma nonostante tutto hanno trovato la forza di tornare a vivere.
Oggi sono mariti, mogli, padri e nonni, testimoni di un messaggio che nessuno di noi deve dimenticare….

 di Chiara Campanella

 

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