L’attacco di Silvio, legittimo impedimento per il caso Ruby

Karima El Marough, detta Ruby

ROMA – Il caso Ruby proprio non ci voleva per Berlusconi, che quasi riusciva indenne a superare la boa dei processi e veleggiare libero nei palazzi del potere. Invece servirà un ampio spiegamento di forze. Negli ultimi anni si sono susseguite grandi fatiche dei suoi uomini per proteggerlo: legge Cirami nel 2002, lodo Schifani nel 2003, legge ex Cirielli nel 2005 e nel 2008 il lodo Alfano. L’ultima trovata era stata quella del legittimo impedimento, datata 25 gennaio 2010. Sebbene alcuni provvedimenti fossero stati giudicati incostituzionali, hanno comunque adempiuto al loro compito, tenendo alla larga dai tribunali il premier, anche se solo per pochi mesi.

BLOCCO DEI PROCESSI – La strategia del premier per fronteggiare questi ultimi eventi si sta delineando. I legali di Berlusconi, Niccolò Ghedini, Piero Longo e Giorgio Perroni, chiederanno il legittimo impedimento per i processi Mills e Ruby. Non servirà invece per quelli Mediaset e Mediatrade, che sono lungo la via della prescrizione.

Per non lasciare nulla di intentato si sta percorrendo anche la strada parlamentare, rimettendo  al centro del dibattito l’immunità. L’ultimo atto, invece, è quello della mozione, che richiederebbe un voto a stragrande maggioranza per l’improcedibilità nei confronti di Berlusconi. Soluzione che aprirebbe un conflitto di attribuzioni, ma che ha già due precedenti per Matteoli e Castelli.

Niccolò Ghedini, legale del premier

GIUSTIZIA – Questa mattina si riunirà il Consiglio dei ministri. All’ordine del giorno ci sarà il ddl intercettazioni e la riforma costituzionale del Csm con la separazione delle carriere. Non mancherà, però, anche qualche accenno alla Procura di Milano, da tempo nel mirino di Berlusconi, che gioca la carta del perseguitato.

Nei giorni scorsi, poi, il premier aveva parlato di una riforma della Corte costituzionale, che secondo Berlusconi, dovrebbe decidere con almeno i due terzi dei voti. Oggi, invece, si decide a maggioranza. L’ipotesi era stata fortemente criticata da Gustavo Zagrebelsky. «Cambierebbe la natura della Corte – ha detto il giurista – se dovesse decidere le sue sentenze a maggioranza dei due terzi allora diventerebbe un organo politico».

Si fa di tutto, insomma, per non finire di fronte si giudici. Nulla importa se bisogna scagliare i propri giornalisti a gettare fango sui magistrati e creare tensioni istituzionali. Il fine, secondo Berlusconi, è buono e giusto. Ma a quale prezzo?

Nicola Gilardi

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