L’America sconvolta dalla storia del ‘serial killer degli appuntamenti’

La polizia americana ha pubblicato oltre 100 fotografie di donne non identificate che potrebbero essere state sue vittime

di Roberta Colacchi

Rodney Alcala

WASHINGTON – Sono immagini di donne assassinate o di potenziali vittime della follia omicida di Rodney Alcala quelle ritrovate in un garage di Seattle al momento del suo arresto? Gli inquirenti stanno studiando il caso ma la verità potrebbe non arrivare mai. Il serial killer, che ha ammesso di aver ucciso 30 donne, è stato per ora accusato e processato per cinque omicidi certi, ricevendo la scorsa settimana la sua terza condanna a morte tramite iniezione letale, inchiodato dalle tracce di DNA sui corpi delle vittime e dalle impronte digitali.

Nel frattempo spuntano su internet le foto di più di 100 donne che gli inquirenti hanno voluto diffondere per  capire se le persone ritratte siano ancora vive o possano essere state uccise. Le ragazze immortalate si erano fatte convincere da Alcala, appassionato di fotografia, a posare gratuitamente per lui, ignorando i suoi macabri obiettivi. In America molte donne si sono riconosciute; per altre, le famiglie che ne avevano segnalato la scomparsa, hanno ora avuto la conferma di un tragico legame con il killer.

Il procuratore generale Matt Murphy ha definito Rodney Alcala “un sadico assassino, capace di inaudibili atti di orrore. Un mostro demoniaco che sa di essere in torto e non se ne cura”. Ed il Detective Claiff Shepard  ha aggiunto: “Ciò che Alcala ha fatto alle vittime non è umano, è bestiale”. Infatti è sicuramente considerato uno dei più feroci serial killer esistiti e il suo modus operandi lo conferma. Torture, stupri, ripetuti soffocamenti e rianimazioni per prolungare l’agonia delle vittime, foto scattate ai corpi martoriati da tenere come trofeo, ed il godimento per le sofferenze altrui.

Robin Samsoe

Alcala, classe 1943, non è mai stato ritenuto psicologicamente normale. Nel 1964, dopo essersi arruolato nell’esercito, venne definito da uno psichiatra militare una “personalità antisociale”. Nel 1968 in California rapì e stuprò una bambina di 8 anni, e per sottrarsi alla polizia scappò, cambiò nome in John Burger e trovò lavoro come insegnante in un centro artistico per minori. Dopo 3 anni venne arrestato ma fu rilasciato nel 1974. Il primo omicidio documentato lo ha commesso nel 1979, dopo aver vinto il famoso programma “Il gioco delle coppie”, (da qui il soprannome di Dating Game Killer) in cui per altro era stato giudicato come un “tipo tranquillo, che però poteva diventare  arrogante e oppressivo” in certe occasioni. La vittima fu una bambina di 12 anni, Robin Samsoe, che Alcala incontrò e fotografò su una spiaggia in California, ed il cui corpo venne ritrovato in stato di decomposizione sulle colline di Los Angeles nello stesso anno.

Gli inquirenti sospettano che sia coinvolto in omicidi precedenti e che le vittime siano molte di più delle 30 dichiarate. Secondo le stime rese note, prima del suo arresto nel 1979, Alcala avrebbe ucciso un totale di 130 donne e bambine.

In ogni suo processo il pluriomicida non si è mai affidato ad un avvocato perché, vantandosi di avere un quoziente d’intelligenza molto alto, 160, ha sempre preferito difendersi da solo, non dichiarandosi mai innocente. Nell’ultimo processo si è rivolto direttamente ai giurati chiedendo di essere salvato dall’ennesima condanna a morte, perché “se mi condannerete diventerete anche voi dei killer”. Un’argomentazione che evidentemente non ha retto.

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Una risposta a L’America sconvolta dalla storia del ‘serial killer degli appuntamenti’

  1. avatar
    Veronica Leanza 07/04/2010 a 13:11

    Incredibile… sarebbe da mettere al rogo, altro che iniezione letale!!

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