Kiev, moglie russa e amante europea

Il gas, strumento di rappresaglia russo nei confronti di Kiev

Il gas, strumento di rappresaglia russo nei confronti di Kiev

Bruxelles - Russia e Unione Europea stanno giocando sul tavolo verde un’importante partita economico-politica sullo scacchiere europeo. Sul piatto il destino economico dell’Ucraina induce gli sfidanti a mantenere le proprie carte migliori coperte fino all’ultimo istante. Infatti, non è più un segreto che Unione Europea e Ucraina da anni “ammiccano” e si corteggiano reciprocamente in materia economica nonostante l’ingombrante presenza di Mosca alla porta.

Si perché, a breve, oltre alla moglie russa, Kiev potrebbe avere anche l’amante europea e l’adulterio potrebbe essere consumato alla luce del sole nell’imminente Convegno Partnenariato Orientale di Vilnius, fissato per il prossimo novembre, prima tappa ufficiale di un percorso di avvicinamento di Kiev all’Ue in corso da anni.

Dal canto suo, Mosca si comporta come la moglie tradita che, pur di non perdere il compagno di una vita, manifesta la disponibilità di perdonare l’imbarazzante flirt offrendo al contempo l’ultima possibilità per ricomporre la coppia. Infatti, nel mese scorso, il primo ministro della Federazione russa Dimitrj Medvedev ha espressamente esortato Kiev a scegliere una volta per tutte tra gli accordi commerciali con l’Ue, sfocianti nell’istituzione di zona di libero scambio con l’Occidente, oppure all’adesione nell’unione doganale di Mosca con Bielorussia e Kazakistan le cui conseguenze per Kiev sarebbero la perdita della sovranità commerciale e dunque l’incompatibilità con la zona di libero scambio dell’Ue.

Proprio dall’Italia, e in particolare dal Forum eurasiatico di Verona, Sergej Glazyev, fidato consigliere di Vladimir Putin, ha ribadito che la scelta dell’Ucraina di appoggiarsi all’Ue comporterà una frenata al dialogo euroasiatico e come le determinazioni che hanno condotto Kiev a tale scelta sono di natura prettamente politica.

Prima conseguenza dell’accordo dell’asse Kiev-Bruxelles sarà la diminuzione del credito russo alla Repubblica Ucraina, con conseguente pericolo di esposizione della stessa al default, se non pioveranno quindici miliardi di dollari nell’immediato e ulteriori trentacinque miliardi di dollari per permettere la stabilizzazione della fragile economia. Mosca si domanda se l’Europa sarà disposta a pagare questo caro prezzo per intrattenere rapporti commerciali agevolati con Kiev.

Sul punto è lo stesso primo ministro ucraino Azarov a confermare la necessità di aiuti da parte di Bruxelles – nella misura stimata intorno ai centosessanta miliardi di euro in investimenti per i prossimi dieci anni – affinché il proprio Paese possa allinearsi agli standard europei nei disparati settori industriali, così da soddisfare i requisiti necessari richiesti dalla trojka europea per aderire all’area di libero scambio Ue.

Ma se siamo giunti a questa fase qualcuno al Cremlino dovrebbe fare un “mea culpa” per non essere stato in grado di tutelare gli interessi economici russi in quello che, da sempre, Kiev rappresenta per Mosca: ossia il “giardino di casa”. L’appello di Dimitrj Medvedev alla dirigenza politica ucraina contiene la rappresentazione delle ulteriori gravi conseguenze in cui potrebbero incorrere i cittadini ucraini per effetto della scelta europeista: il completo isolamento dall’unione doganale russa bielo-kazaka che, secondo i piani di Mosca, rappresenta solo l’inizio di un processo economico e politico più vasto dell’Eurasia.

Ma non solo. La chiusura dei rubinetti di Gazprom come ritorsione russa potrebbe nuovamente verificarsi nei prossimi mesi come avvenne nell’inverno del 2009 quando l’ex presidente ucraino filo-occidentale Viktor Juščenko entrò in rotta di collisione con Mosca nel tentativo di opporsi all’ultimatum energetico del Cremlino il cui fine era quello di mettere in ginocchio l’alleato ucraino. In questo caso la partita coinvolgerebbe indirettamente anche noi poiché, come accadde quattro anni fa, nei gasdotti ucraini con i quali la Russia rifornisce l’Occidente viene convogliato anche il gas destinato al mercato italiano. La conseguenza diretta sarebbe l’immediato attaccamento alle riserve energetiche dell’Eni che, per il Paese, hanno una durata di due settimane oltre all’impennata dei costi della risorsa energetica in uno dei periodi più freddi dell’anno.

Senza ombra di dubbio, Mosca è rimasta profondamente spiazzata dalla politica filo-europeista espressa dal presidente ucraino Viktor Janukovyc in campo economico. Nel suo cursus honorum si annoverano tre mandati da primo ministro dell’Ucraina e una sfilza di onorificenze russe, a dimostrazione che è stato sempre considerato un uomo del Cremlino, ricevendo da quest’ultimo il massimo appoggio politico-economico.

Oggi, diversamente dal passato, Janucovyc ha giocato una partita contemporaneamente su due fronti, nell’interesse dell’economia del Paese, fino a quando è stato possibile mantenere il piede in due scarpe. Ma oramai l’intenzione di Kiev è chiara e, puntando sulla zona Euro, intende dare un riciclo al mercato interno iniziando con l’avvio alla zona di libero scambio che permetterà al Paese di riversare i prodotti della propria economia entro un bacino di almeno cinquecento milioni di consumatori.

Yulia Timoshenko ex primo ministro ucraina kiev

Yulia Timoshenko, condannata nel 2011 a sette anni di carcere per abuso di ufficio durante il mandato di primo ministro della Repubblica Ucraina

Ma gli interessi dell’Ue investono anche la questione umanitaria dell’ex prima ministra ucraina Yulia Timoshenko verso il destino della quale, da molto tempo, l’Europa ha sempre manifestato apprensione nonché particolare attenzione. Pare che Bruxelles abbia trovato negli interessi economici europei manifestati da Kiev il grimaldello necessario per forzare la cella di sicurezza della detenuta politica Timoshenko. La questione è stata più volte trattata negli accordi ufficiali (e non) tra Unione Europea e Ucraina e sembrerebbe che la proposta di legge presentata negli ultimi giorni al Parlamento di Kiev, con la quale si intende riconoscere il diritto dei detenuti ucraini a ricevere assistenza medica all’estero, sia stata fatta ad hoc per concedere alla Timoshenko cure ed esilio a Berlino. Su questa proposta di legge il presidente ucraino Viktor Janukovyc ha già manifestato la propria disponibilità alla sottoscrizione.

Per prevedere le mosse future di questa partita, giunta quasi alla fine, bisognerà prestare attenzione nell’immediato alle sorti di Yulia Timoschenko e su quanto accadrà al summit 2013 del Partnenariato Orientale. Tanto per sapere quale tipo di inverno intenderà farci passare Gazprom.

Marco D’Agostino

Foto | www.ultimaora.net, www.rivistaeuropae.eu

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