Karate Kid, un remake riuscito alla grande

I protagonisti sono molto più giovani rispetto alla fortunata serie cinematografica degli anni Ottanta, ma dallo spessore più elevato e con immagini che incantano: su tutte, la Grande Muraglia cinese

di Adriano Ferrarato

Locandina

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«La vita ci butta giù, ma siamo noi a decidere se o no rialzarci». Con queste parole il signor Han (Jackie Chan) spiega al giovane dodicenne di Detroit Dre Parker (Jaden Smith) il senso del Kung Fu, l’arte marziale che racchiude nella sua splendida estetica l’essenza stessa dell’esistenza umana.

E il ragazzino americano ha assolutamente bisogno di sapere tutto questo, perché si è appena trasferito con sua madre (Taraji P. Henson) in Cina e in poco tempo ha conosciuto una bellissima fanciulla che suona il violino, Mei Ying, ma si è dovuto scontrare da subito con una cultura troppo differente dalla sua e soprattutto è stato preso di mira da un gruppo di bulli che continuano a vessarlo di prepotenze e che ora dovrà affrontare in un grande torneo per non avere più paura di loro. Ecco perché mister Han, un misterioso “uomo della manutenzione” scorbutico quanto esperto in tecniche di combattimento e dal passato drammaticamente oscuro, decide di istruirlo e aiutarlo.

Remake del celebratissimo film interpretato nel 1984 da Ralph Macchio e Noryiuki Pat Morita, “Karate Kid-la leggenda continua” è una pellicola perfettamente riuscita e coinvolgente. I protagonisti stavolta sono molto più giovani rispetto alla fortunata serie cinematografica degli anni Ottanta, ma lo spessore e la profondità degli attori è ancora più elevata e le immagini incantano. La macchina da presa passa infatti nell’arco dei 140 minuti di film a dialoghi di grande sensibilità, visioni idilliache della Cina (meravigliose le scene girate sulla Grande Muraglia e nel tempio dove Han darà al piccolo Dre alcune lezioni) e fotografie di vita quotidiana.

Per non parlare poi delle scene di duello, che visivamente colpiscono ed esaltano la bellezza della filosofia del Kung Fu e dei suoi stretti legami con la natura: esemplare a tale proposito il momento della donna intenta a confrontarsi con un terribile cobra e le sequenze di tecniche, proiezioni,evoluzioni in aria degli sfidanti del torneo. L’arte marziale è spettacolarizzata ed esaltata ai suoi massimi livelli.

Il fenomeno Jaden Smith

Il fenomeno Jaden Smith

La scelta del cast è assai indovinata, partendo proprio da Jaden Smith, figlio d’arte dell’ancor più noto Will Smith (Il principe di Bel Air, Independence day, Man in Black, Io sono leggenda, La ricerca della felicità) che dimostra già di avere un ottimo talento oltre ad una scioltezza atletica e ritmica senza precedenti. Scaltro, simpatico,e a volte anche leggermente volgare, il personaggio di Dre mostra le difficoltà che un bambino di dodici anni incontrerebbe nel cambiare in poco tempo la nazione in cui vivere e i disagi nel rapportarsi con coetanei di praticamente opposta estrazione culturale e linguistica. Il piccolo Smith è però anche assai bravo nelle scene più espressive che richiedono molta serietà e una buona dose di lacrime credibili.

Chi tuttavia aveva il compito più difficile era senz’altro Jackie Chan, chiamato in causa per interpretare un ruolo il cui predecessore aveva fatto dello stranoto Myagi un mito.

Se l’è cavata tuttavia alla grande, e se il pubblico era abituato ai suoi film d’azione più o meno comici (ricordiamo in Tv “Lo smoking”), vederlo cimentarsi in una parte più impegnata non ha assolutamente sollevato alcun dubbio o perplessità sul suo ottimo lavoro e anzi, sotto alcuni punti di vista è riuscito a dare ancora più sensibilità alla figura carismatica del “maestro”, che nel film diviene quasi un padre per il giovane Dre nonché una guida per la sua vita.

Mister Han risulta essere un personaggio complesso altamente espressivo, misterioso e dal sorriso non facile, che impara nuovamente a vivere dopo aver perso la sua famiglia in un tragico incidente automobilistico. E che soprattutto onora (Come è noto Jackie Chan pratica realmente il Kung Fu nella vita) alla perfezione la filosofia del combattimento leale dove non è l’entità della violenza a decidere chi è il più forte, ma chi trova l’equilibrio tra le cose.

Jackie Chan

Jackie Chan

La pellicola migliora l’opera del passato, ampliandone i contesti, insistendo maggiormente sulle dinamiche relazionali tra gli attori messi in campo. Importante, anche se marginale, il ruolo della madre di Dre, quasi mai in grado di comprendere le difficoltà del figlio ma che nello stesso tempo si prodiga per aiutarlo ad ambientarsi. Una nota di demerito va invece all’attrice che interpreta Mey Ling, il cui personaggio, una bambina alle prese con il suo primo saggio importante (e innamorata del giovane americano con le treccine) da violinista di fronte al padre e alla madre, non mostra quell’impatto che il suo ruolo richiederebbe.

“Karate Kid- La leggenda continua” risulta così essere un film gradevolissimo ed indicato a tutti, grandi e piccini, per coloro che spesso passano l’intera esistenza agli ordini delle cattiverie degli altri pagando continuamente dazio senza mai avere il coraggio di ribellarsi. Un ammonimento a non arrendersi mai e a lottare quando la causa che si persegue è giusta. Ed è anche una importante chiave di lettura delle discipline di lotta, viste come realmente sono: più intelligenti che violente. Prima di combattere bisogna essere educati a farlo.

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