#JewsAndArabsRefuseToBeEnemies: ebrei e arabi contro la guerra a Gaza

 

Non sarà una discussione o un semplice articolo di giornale a fermare il sanguinoso conflitto che, da un oltre un secolo, sta interessando Israele e Palestina e che, in questi giorni, sta mietendo innumerevoli vittime sulla Striscia di Gaza. Di certo però parlarne, diffondere notizie e confrontarsi con altre persone è utile alla diffusione della storia, della cultura, delle motivazioni, quelle reali, che stanno dietro a questa guerra che sembra irrisolvibile… soprattutto quando a dialogare tra loro, in modo pacifico e costruttivo, sono un israeliano e un palestinese.

EBREI E ARABI RIFIUTANO DI ESSERE NEMICI - A queste caratteristiche risponde la campagna mediatica promossa da Sulome Anderson, la quale, in pochissime ore, ha riscosso un notevole successo sul social network Twitter. L’iniziativa si compone in modo molto semplice ed utilizza il mezzo visivo, i pochi caratteri di Twitter e la fotografia per esprimere un pensiero di amore, semplice e profondo, e più che mai necessario in questi giorni sporcati dal sangue. La giovane donna, libanese, ha pubblicato una deliziosa foto in cui bacia amorevolmente il suo fidanzato, di religione ebraica, accompagnata dall’esplicita frase «Io lo chiamo habibi (amore, in arabo), lui mi chiama neshama (anima, in ebraico). L’amore non parla il linguaggio dell’occupazione». L’hashtag utilizzato per la diffusione del messaggio è #JewsandArabsrefusetobeenemies che significa letteralmente e semplicemente «ebrei e arabi rifiutano di essere nemici».

UN MESSAGGIO NECESSARIO E CONSAPEVOLE - Il messaggio e l’hashtag sono stati ripresi con grande tempestività da altri arabi e israeliani iscritti su Twitter che in pochissimo tempo hanno pubblicato, a loro volta, delle foto contornate da messaggi di pace. Sulome Anderson, con il suo gesto, ha voluto dare voce alla voglia di pace di molti, stanchi di essere vittime incolpevoli di guerre e violenze; la donna ha dichiarato di conoscere bene la violenza ed i soprusi subiti dagli innocenti, soprattutto perché suo padre, Terry Anderson, ex capo della sede in Medio Oriente dell’agenzia di stampa Associated press, fu imprigionato dalle milizie scite in Libano dal 1985 al 1992. Il suo messaggio è stato scritto, quindi, con una maggiore consapevolezza e vuole arrivare a toccare e smuovere la sensibilità di tutti. Questo perché, come dice Sulome, «l’amore non parla il linguaggio dell’occupazione» e, molto spesso, israeliani e palestinesi, soprattutto i più piccoli, stanno dalla stessa parte… quella della pace.

 

 

Alessia Telesca

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