Italiani, pochi e in ritardo su istruzione e lavoro

Che l’Italia fosse un Paese per vecchi non è un segreto per nessuno…ma quando la certezza arriva dai numeri c’è poco da stare allegri! Oggi alla Camera l’audizione del Censis sui giovani e mercato del lavoro ha fatto emergere numeri preoccupanti. Dal 2000 al 2010 più due milioni di cittadini tra i 15 e i 34 si sono persi. Un altro dato che dovrebbe fa riflettere è quello relativo al livello di istruzione molto basso e all’inattività volontaria:  l’11%, infatti, non studia e non lavora.

«I giovani sono una merce rara», ha spiegato il direttore del Censis, Giuseppe Roma, aggiungendo che i dati italiani sono i peggiori insieme a quelli tedeschi. In contrapposizione nello stesso periodo sono invece aumentati di 1 milione 896 mila unità gli italiani over-65.

Per i giovani tra i 25 e i 34 anni c’è una inversione fra chi studia (dal 60% si scende al 7%) e chi lavora (dal 21% si sale al 65%), e crescono le persone alla ricerca di un lavoro o esclusi da qualsiasi attività (dal 20% al 28%). È bassa la partecipazione al lavoro nell’età dell’apprendistato e del diploma. Nei successivi dieci anni, la quota di chi non ha avuto accesso alla vita attiva, alla piena autonomia e responsabilità raggiunge il 35% tra i 25-34enni, e la percentuale sale al 45% tra le donne e al 53% nel Mezzogiorno.

E non bisogna neanche agitare lo spauracchio del lavoro precario. I giovani occupati a tempo determinato in Italia sono il 40,1% nella classe di età 15-24 anni e l’11,5% tra i 25-39enni, meno che negli altri grandi Paesi europei. In Germania le percentuali salgono rispettivamente al 56% e 13,5%, al 54,3% e 25,6% in Spagna, al 53,9% e 13,2% in Francia.

Dato questo scenario, Giuseppe Roma ha avanzato alcune proposte per migliorare l’occupabilità delle nuove generazioni. Le proposte sono tre. «Anticipare i tempi della formazione e metterla in fase con le opportunità di lavoro: la laurea breve dovrà sempre più costituire un obiettivo conclusivo nel ciclo di apprendimento», ha detto Roma. «Non solo lavoro dipendente, ma soprattutto iniziativa imprenditoriale, professionale e autonoma: bisogna detassare completamente per un triennio le imprese costituite da almeno un anno da parte di giovani con meno di 29 anni», ha proseguito il direttore del Censis. «Infine, accompagnare il ricambio generazionale in azienda. Si potrebbe introdurre un meccanismo per il quale l’azienda che assume due giovani con alti livelli di professionalità potrà essere aiutata a collocare un lavoratore a tempo indeterminato non più giovane, dopo opportuni corsi di formazione, in altre unità produttive, rimanendo il costo della formazione in capo ai soggetti pubblici».

Scarso, infine, l’impatto della laurea. Da noi non paga e i «nostri laureati lavorano meno di chi ha un diploma, meno dei laureati degli altri paesi europei, e con il passare del tempo questa situazione è pure peggiorata», conclude Roma. (Fonte Censis)

Elisabetta Corrado

 

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