Italia: la Nazionale, la bidella e il fastidioso inno dei Negramaro

L'utilità dell'insopportabile pezzo dei Negramaro, inno della Nazionale ai Mondiali: dalle notti magiche, passando per il rigore di Baggio fino a Berlino

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La vittoria dei Mondiali in Germania nel 2006

Ricordo con particolare affetto ai tempi del liceo una bidella che gestiva il piano delle quarte e quinte classi superiori. Ora non si chiamerebbe bidella ma personale Ata – amministrativo, tecnico o ausiliaro – e non provate a chiedermi in quale delle tre categorie possa rientrare e peggio ancora perché c’era bisogno di cambiarne il nome. Ad ogni modo la bidella del mio piano durante gli anni del quarto e quinto liceo si chiamava Italia: esatto, proprio come la Nazione. Un nome desueto certo ma non raro da dare alle bambine nate una sessantina d’anni fa.

I GOL AL TRAMONTO – Era una nostra segreta alleata nel coprirci dall’ira dei prof durante le birichinate che insieme ai miei compagni balordi si commettevano spesso in quel periodo a scuola: sorniona, dallo sguardo complice, una presenza placida e rassicurante condita da due bellissimi occhi azzurri, lì in fondo al corridoio dietro la sua scrivania mentre sfogliava le sue riviste che riponeva poi con cura nel tiretto. Erano anni di gran divertimento, di compilation di canzoni ascoltate col minidisc Sony, di primi acerbi amori e di partite senza fine a pallone al campo dei preti vicino casa – chiaramente privi di fari – fino a quando mamma si chiedeva dov’eri finito e tu ormai al tramonto e senza luce piazzavi la palla in rete un’ultima volta, almeno per quel giorno.

UN AMORE GRANDE COSI’ – Questi ricordi mi son riaffiorati ascoltando l’ultima canzone dei Negramaro – reinterpretazione del brano di successo scritto da Guido Maria Ferilli e cantato poi da Claudio Villa, Pavarotti, Bocelli – Un amore così grande, scelto come inno della Nazionale Italiana di Calcio ai prossimi Mondiali in Brasile. Vai a capire la complessità del cervello umano ma qui in quanto a connessioni di base è facile risalire al perché io sia tornato a quegli anni lì: la musica, i Mondiali, la Nazionale, Italia, l’amore per il pallone. Un amore nato esattamente il giorno della finale dei Mondiali del 1994, precisamente il 17 luglio.

COLPO DI FULMINE – Nella casa al mare stracolma di amici e parenti riuniti per la finalissima Italia-Brasile io e i miei amichetti e cuginetti, tutti intorno ai dieci anni d’età, eravamo più interessati a giocare a pallone fuori che guardarlo giocato in tv, in quel caldo pomeriggio d’estate. Fino a quando decidemmo di rientrare in casa per seguire i rigori che si conclusero col fatidico errore di Roberto Baggio: mi voltai, spostando lo sguardo dalla televisione ai presenti in sala, e le facce improvvisamente silenziose, impietrite, tornate quelle di bambini delusi nell’attimo dell’errore dal dischetto di una quindicina di persone adulte, mi fecero innamorare così, all’istante, come un colpo di fulmine, della gioiosa, tragica e infantile “importanza” del gioco del calcio.

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Il rigore sbagliato da Roberto Baggio nella finale dei Mondiale in Usa nel 1994

NOTTI MAGICHE – Tornando indietro di qualche anno – avevo appena cinque anni e non così tanti ricordi diretti – mio padre mi racconta spesso dei Mondiali del 1990, della nascita di mio fratello la notte del primo match per noi il 9 giugno, Italia-Austria – 1-0, gran gol di Totò Schillaci – e della bellissima canzone di Gianna Nannini ed Edoardo Bennato che accompagnò gli azzurri a sfiorare l’impresa della vittoria in casa svanita in semifinale per quei maledetti calci di rigore, ancora loro, che ci avrebbero però fatto urlare di gioia nel 2006 a Berlino.

LA PERFETTA COLONNA SONORA – Erano le notti magiche, quelle di inizio estate 1990 e la canzone Un’estate italiana è rimasta legata a tanti italiani che ancora oggi, come mio padre – certo lui accompagnato da un ricordo ancora più intenso – ricordano quei Mondiali e quelle emozioni con in testa un bellissimo e coinvolgente inno, se di inno si può parlare. Perché il calcio, lo sport più bello del mondo, era il protagonista nel pezzo cantato da Bennato e la Nannini: il gol era l’obiettivo da raggiungere “sotto il cielo di un’estate italiana” e gli occhi non chiedevano amore, come invece nel nuovo inno-reinterpretazione dei Negramaro, ma semplicemente avevano “voglia di vincere”.

MA CHE C’AZZECCA?Un’estate italiana era una canzone che celebrava l’avventura e la bellezza del calcio abbracciando sentimenti più alti. In confronto, i miei conterranei Negramaro cantano un pezzo di bruttezza rara considerato l’argomento: il viso, i respiri, la dolcezza, gli occhi tuoi nei miei? E che c’azzecca col calcio, con l’emozione di un gol, con la vittoria? Una canzone d’amore di successo dal testo già di per sè banale, eccola diventare insopportabile se associata al pallone:

Sento sul viso il tuo respiro, cara come sei tu, dolce sempre di più, per quello che mi dai, io ti ringrazierei, ma poi non so parlare. E’ più vicino il tuo profumo, stringiti forte a me, non chiederti perchè, la sera scende già, la notte impazzirò. In fondo agli occhi tuoi, bruciano i miei.

RICORDI – Non serve parlare, cantano i Negramaro, non serve a me scrivere altro riguardo la loro versione del pezzo, bizzarra e fastidiosa reinterpretazione, se non consigliare di scegliersi un proprio personale inno dei Mondiali. In attesa che gli azzurri in Brasile ci regalino altre emozioni e bei ricordi da custodire in futuro come alcuni dei miei che vi ho raccontato: le notti magiche, il giorno in cui mi innamorai del calcio, gli occhi azzurri e complici di Italia, i palloni scagliati in porta al tramonto, quando il sole era andato via da tempo ma a noi, il pensiero di tornare a casa, non ci sfiorava nemmeno un pò.

Gian Piero Bruno

@GianFou

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