Istat: a settembre diminuiscono i disoccupati ma aumenta l’inflazione

ROMA – L’Istat comunica che in un mese il numero degli occupati è cresciuto di 26 mila unità, salendo ad agosto dello 0,1% rispetto a luglio. Grazie a questo aumento, che su base annua è dello 0,8%, il numero di occupati torna sopra quota 23 milioni (per l’esattezza a 23,003 milioni).

Il tasso di occupazione si attesta al 57%, in aumento di 0,1 punti percentuali nel confronto su luglio e di 0,3 punti su base annua e il numero dei disoccupati, pari a 1.965 mila, diminuisce dell’1,8% (- 36 mila unità) rispetto a luglio. Su base annua il numero di disoccupati diminuisce del 4% (-83 mila unità).

 

Il tasso di disoccupazione si attesta al 7,9%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto a luglio e di 0,4 punti su base annua. Il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 27,6%, con un aumento congiunturale di 0,1 punti percentuali. Stabile invece il livello di inattivi tra i 15 e i 64 anni che non registra variazioni rispetto al mese precedente, con un tasso fermo al 38%.

A settembre però l’inflazione tendenziale è salita al 3,1% dal 2,8% di agosto. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), comprensivo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,1% rispetto al mese di agosto. L’inflazione acquisita per il 2011 è pari al 2,6%.

 

L’inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, sale al 2,5%, con un’accelerazione di tre decimi di punto percentuale rispetto ad agosto (+2,2%). La crescita tendenziale dei prezzi dei beni sale al 3,3%, con un’accelerazione di quattro decimi di punto percentuale rispetto ad agosto 2011 (+2,9%) e quella dei prezzi dei servizi si porta al 2,7%, dal 2,5% del mese precedente. Come conseguenza di tali andamenti, il differenziale inflazionistico tra beni e servizi aumenta di due decimi di punto rispetto al mese di agosto.

 

A settembre, tendenze all’accelerazione della crescita dei prezzi al consumo si rilevano in gran parte delle divisioni di spesa, con particolare riferimento ai beni e servizi per Ricreazione, spettacoli e cultura, ai Servizi ricettivi e di ristorazione, ai prodotti dell’Abbigliamento e calzature e agli Altri beni e servizi. La forte variazione congiunturale è in gran parte dovuta al venire meno dei saldi stagionali. Una situazione che i consumatori ritengono sia “grave ed inaudita”.

 

«Una crescita ormai incontrollata – affermano in una nota congiunta i presidenti della Federconsumatori, Rosario Trefiletti e dell’Adusbef, Elio Lannutti – che si dimostra in piena contraddizione con l’andamento dei consumi e del potere di acquisto delle famiglie, che stanno andando a rotoli. Un aumento simile non può avere alcuna giustificazione o spiegazione al di fuori delle volontà speculative ormai chiare ed evidenti». Quel che è peggio, sottolineano le due associazioni dei consumatori, «è che la crescita di prezzi e tariffe è destinata ad aggravarsi ulteriormente, anche alla luce della manovra iniqua e sbagliata, che a regime determinerà ricadute per ben 2.031 euro annui a famiglia». Particolarmente preoccupante, nell’ambito della manovra, rilevano, «è la demenziale trovata di aumentare l’iva al 21%».

Natalia Radicchio

Foto| via http://lnx.papaseparati.org/

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