Israele, l’odio corre dalle strade ai social network

Suscitano preoccupazione gli episodi di violenza a danno dei palestinesi in Cisgiordania. Il pericolo di una degenerazione arriva anche dai social network

Muhammad Abu Khadir

Muhammad Abu Khadir

Rimane alta la tensione in Medio Oriente. Mentre è sempre più fragile il cessate il fuoco a Gaza tra Hamas e il governo israeliano, forte sdegno è provocato dagli episodi di violenza che si stanno verificando ai danni dei palestinesi in Cisgiordania. La spirale di odio ha coinvolto anche i social network, sempre più utilizzati come strumenti per propagandare violenza razziale.

ARSO VIVO – A scioccare l’opinione pubblica internazionale è stato l’omicidio del sedicenne  Muhammad Abu Khadir, palestinese di Shufat, un sobborgo a sud di Gerusalemme. Il giovane, rapito da un gruppo di coloni israeliani, è stato picchiato, costretto a bere benzina, e poi dato alle fiamme mentre era ancora in vita. Il brutale omicidio si configura come una vendetta per l’omicidio dei tre israeliani, come se torturare e uccidere brutalmente un ragazzino innocente possa in qualche modo avere a che fare con un qualsivoglia senso di giustizia. A pochi giorni di  distanza un colono ha tentato di rapire Musa Rami Zalum, un bambino palestinese di otto anni, mentre camminava per strada insieme alla madre. Solo l’intervento della popolazione locale ha evitato il sequestro.

AGGRESSIONI IN STRADA – Gli episodi di violenza a danno dei palestinesi si sono moltiplicati in seguito al ritrovamento dei corpi dei tre giovani israeliani. Il giorno dei funerali un vasto gruppo di ultra-nazionalisti si è riversato per le strade di Gerusalemme. A slogan razzisti, come ad esempio «L’ebreo è un fratello, l’arabo un bastardo», il gruppo ha fatto seguire aggressioni immotivate, ferendo cinque palestinesi incrociati casualmente per strada.

selfie odio

“Odiare gli arabi non è razzismo, è un valore”

L’ODIO AI TEMPI DEI SOCIAL NETWORK – Anche i social network sono diventati un canale per incitare all’odio verso i palestinesi. Su facebook in pochi giorni sono nati gruppi incitanti alla vendetta contro i palestinesi, che sin da subito hanno attratto un numero altissimo di membri. Il più noto, denominato “The people of Israel demand revenge”, ha raggiunto quota 35mila like prima di essere chiuso dagli amministratori del popolare social network.

I SELFIE DELL’ODIO – Anche le mode del momento, tendenzialmente innocue, possono diventare uno strumento per veicolare odio. Così anche i selfie, solitamente realizzati da gruppi di persone in situazioni di festa, possono diventare uno strumento per inneggiare alla violenza. Il più noto ritrae due ragazze israeliane che tengono in evidenza un cartello con su scritto «Odiare gli arabi non è razzismo, è un valore». La moda del “selfie dell’odio” ha spopolato anche tra i militari, tanto da portare il portavoce dell’esercito ad annunciare seri provvedimenti  contro coloro che inciteranno odio tramite internet.

TRISTI RICORSI STORICI –Causano un forte brivido lungo la schiena le parole espresse da Noel Parel, leader di Bnei Akiva, il più grande movimento giovanile sionista internazionale, che ha sinteticamente invocato la trasformazione dell’esercito israeliano in una «forza di vendicatori che non si fermerà fino a quando avrà trecento prepuzi di filistei». La proporzione rispetto ai tre ragazzi israeliani uccisi è lampante, e rievoca tristemente le “regole” dettate da ben note potenze occupanti durante la seconda guerra mondiale.

Carlo Perigli
c_perigli

Foto | www.montrealgazette.com

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