Israele, la guerra delle lettere e il rifiuto della leva obbligatoria

Dopo il rifiuto manifestato da oltre 50 studenti verso la leva obbligatoria, il terzo caso nel 2014, in Israele si riapre il dibattito sul servizio militare

israele Riprende in Israele il dibattito sul rifiuto nei confronti della leva obbligatoria nell’Idf, l’esercito di Tel Aviv, dopo che cinquantatre studenti dell’Accademia delle Scienze e delle Arti – Iasa – hanno pubblicato una lettera, nella quale affermano che rifiuteranno di prestare il servizio militare.

IDF È RESPOSABILE DEGLI ABUSI – Nel testo, il cui titolo è un esplicito ‘dare to refuse’ – osarsi di rifiutare – gli studenti dichiarano che «l’esercito israeliano è responsabile del meccanismo di repressione sistematica e di abusi ai danni dei palestinesi nei Territori Occupati, nonché partecipe nell’oppressione e nelle espropriazioni contro i cittadini israeliani di origine non-ebraica». Il documento accusa l’Idf di essere inoltre parte attiva «nella segregazione basata sul concetto di superiorità etnica degli ebrei contro i palestinesi, un regime che opprime e travolge i diritti umani elementari, che applica un diverso sistema giuridico ai diversi popoli in Cisgiordania e utilizza un sistema di discriminazione basato su linee etniche dal 1948».

UNA SCELTA DI CORAGGIO – I cinquantatre firmatari hanno chiarito, basandosi sulle polemiche che hanno travolto in passato scelte analoghe, che prendere una decisione del genere equivale ad una scelta di coraggio, non di codardia. «Rifiutarsi di servire – nell’esercito –  è un privilegio che richiede una posizione forte contro la società, la comunità e la famiglia, e spesso comporta anche la prigione. Quando eravamo adolescenti, alcuni di noi non avevano la consapevolezza, il coraggio o la rete di supporto necessaria per prendere una tale decisione, e vogliamo farvi sapere che ci sono altre voci come le nostre fuori da qui».

LA LEGGE ISRAELIANA SUL RIFIUTO – Una posizione che, tuttavia, potrebbe comportare dei rischi penali per i promotori dell’iniziativa, poiché, oltre al rifiuto, anche l’esortazione a negare la propria disponibilità per la leva obbligatoria, è penalmente perseguibile. Un dato che però non sembra in grado di far desistere gli attivisti, come ha affermato Gilad Leibowitz, ex studente della Iasa e ora laureando in medicina in Italia, in un’intervista rilasciata al magazine +972. «Da punto di vista legale, non mi sorprenderebbe se lo Stato prendesse delle misure contro di noi. Fare una cosa simile, comunque, rappresenterebbe una vergogna per ogni Stato democratico. Questo è un richiamo che è sempre esistito nelle varie epoche, come durante la guerra del Vietnam. Inoltre, è un richiamo che ha caratterizzato le rivolte popolari contro diversi regimi, come l’oppressione dei neri negli Stati Uniti o i sistemi totalitari dello scorso secolo».

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Manifestazione degli ebrei ultra-ortodossi contro la leva militare obbligatoria

IL SERVIZIO MILITARE IN ISRAELE – In Israele la leva, la cui durata è di tre anni per gli uomini e due per le donne, è obbligatoria per tutti, fatta eccezione per gli arabi-israeliani, circa il 18% della popolazione, che posso aderire soltanto spontaneamente. Per anni, anche gli ebrei ultra-ortodossi, ad oggi il 10% della popolazione di Israele, sono stati esentati dal vincolo della leva obbligatoria per motivi religiosi; tuttavia, a marzo la Knesset – il Parlamento israeliano – ha approvato una legge che introdurrà, a partire dal 2017, anche per loro la leva militare obbligatoria.

I RIFIUTI NELLA STORIA DELL’IDF – Nonostante l’obbligatorietà della leva, nell’ultimo mezzo secolo Israele ha dovuto affrontare diversi casi di rifiuto collettivo, perlopiù basati su motivazioni pacifiste, in protesta contro il carattere non-difensivo dell’esercito israeliano, o in disaccordo con la politica occupazionista ed espansionista del governo di Tel Aviv.  Generalmente vengono chiamati refuznik, in ebraico ‘chi rifiuta’.

GLI SHMINISTIM - Particolare risalto mediatico ha assunto negli anni il fenomeno degli Shministim, letteralmente ‘del  dodicesimo anno’ . Nati nel 1987, scelsero tale nome in ossequio ad un movimento analogo nato nel 1970, così chiamato dalla stampa israeliana, che si rifiutava di servire l’esercito nei Territori Occupati. Nel 2001 un altro gruppo di liceali ha seguito il loro esempio, una decisione che a molti dei firmatari è costata alcune settimane di prigione. Omer Goldman, figlia di un alto funzionario del Mossad, è tra i membri più in vista degli Shministim finiti in carcere per questo motivo. Nel 2008 è stata lanciata una campagna mondiale a favore della libertà degli Shministim, comprendente la consegna di oltre quaranta lettere alle ambasciate israeliane in diversi Paesi. Va specificato però che il ‘fronte’ degli Shministim, così come quello dei ‘refuznik‘, è particolarmente variegato per quanto riguarda il tipo di rifiuto nei confronti delle leva obbligatoria, potendosi sostanzialmente dividere tra chi si rifiuta di servire l’esercito solamente in Cisgiordania e chi invece rifiuta il servizio miltiare tout-court.

LA ‘GUERRA DELLE LETTERE’ – Tuttavia, il 2014 sarà ricordato l’anno della ‘guerra delle lettere’, in richiamo agli eventi, così definiti da israelnationalnews.com che hanno viso i refuznik inviare lettere aperte di dissenso alle più alte cariche dello Stato.  Il primo caso è avvenuto a marzo, quando circa cinquanta giovani inviarono lettere di dissenso, esprimendo la propria obiezione verso la leva obbligatoria.

I RISERVITI DELL’UNITÁ 8200 – Il caso che ha creato grande scalpore mediatico è avvenuto invece tre mesi fa, quando diversi riservisti dell’Unità 8200, un corpo d’elite dell’esercito, specializzato nei servizi di elettronica ed intelligence, dichiararono di non voler più operare nei Territori Occupati per motivi di coscienza. Affermarono, in particolare, che molte delle informazioni da loro raccolte tramite lo spionaggio sono state più volte utilizzate per ricattare persone innocenti, al fine di farle diventare informatori di Israele. Un caso che ha creato un vero e proprio terremoto all’interno del nutrito apparato militare israeliano, che ora si trova a fare i conti con il crescente dissenso da parte dei giovani.

 

 

Carlo Perigli
@c_perigli

foto:  wordlbulletin.net  vice.com

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