Israele e Palestina: in cammino verso la pace

Per rilanciare il discorso di pace tra Israele e Palestina, non è sufficiente congelare temporaneamente gli insediamenti israeliani: è necessario il riconoscimento del diritto al ritorno dei rifugiati

di Silvia Nosenzo

il muro taglia in dueIl gigantesco muro con tanto di barriere percorse da elettricità avanza in Palestina, trasformando la striscia di Gaza e la Cisgiordania in un enorme campo di prigionia.

Le autorità israeliane hanno chiuso le frontiere, perpetrano violenze e soprusi ai posti di controllo: la maggior parte dei palestinesi non può neanche recarsi nel villaggio vicino o raggiungere tranquillamente l’ospedale, la scuola, il posto di lavoro, i propri parenti.

I soldati israeliani impediscono alla popolazione palestinese di coltivare la loro terra; poi, tramite una legge per la quale le terre non coltivate da tre anni diventano proprietà dello stato di Israele, se ne appropriano.

Già 230 dei 430 ettari del territorio palestinese sono stati espropriati al fine di costruire nuovi insediamenti israeliani. I bellissimi uliveti che costituivano la maggior fonte di sostentamento dei contadini della regione sono stati sradicati, i villaggi che non si sottomettevano, spianati coi buldozzer, e poco importava che all’interno delle case ci fosse qualcuno.

Solo pochi giorni fa, Israele ha dato l’annuncio di voler costruire un  nuovo insediamento con altre 900 unità abitative a Gerusalemme Est, uno dei più massici e disastrosi nella storia del conflitto.

Ma all’indomani, il ministro della Difesa israeliano Barak, anche a fronte delle critiche sollevate a livello internazionale, ha annunciato una sospensione della costruzione di nuovi insediamenti per dieci mesi, al fine di rilanciare i negoziati con i palestinesi e promuovere la pace, pur sottolineando che non ci saranno limiti alle costruzioni a Gerusalemme, loro capitale.

K20D6102Proprio su questo punto interviene l’Autorità Nazionale Palestinese che considera Gerusalemme parte integrante del territorio occupato e futura capitale dello stato palestinese. L’Anp sottolinea anche che non può essere sufficiente bloccare gli insediamenti solo per un periodo di tempo limitato: il congelamento deve essere illimitato, come inizialmente richiesto dal Presidente Usa Barak Obama.

La cosa più importante e che sembra sfuggire, tuttavia, è che la soluzione temporanea proposta da Israele non ha nulla da offrire alla popolazione e alle principali vittime del conflitto: i rifugiati.

La storia della Palestina è prima di tutto la storia di una popolazione che ha assistito all’arrivo di nuovi immigrati e alla spoliazione della propria terra, senza che la sua dirigenza fosse in grado di salvaguardare le loro vite e la loro sicurezza.

Perciò, affinché il processo di pace possa avere successo, per prima cosa è necessario che Israele riconosca ufficialmente la spoliazione della Palestina, accettando il diritto al ritorno dei suoi rifugiati.

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Una risposta a Israele e Palestina: in cammino verso la pace

  1. avatar
    osdèpdee+oèw5i 29/11/2009 a 03:57

    Mi sembrava che ormai l avessero dimenticato tutti
    come stanno (davvero) le cose
    grazie
    ottimo articolo

    Rispondi

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