Isis: più di 1.000 ragazzi massacrati. Il tentativo di riconoscerli è quasi disperato

Isis

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Mentre in Italia ci si occupa di MafiaCapitale, del ritorno sulla Terra di Samantha Cristoforetti e del senatore di Ncd Antonio Azzollini nel mondo, a non molti chilometri dall’Italia ed in generale dall’Europa, si scoprono nuove terribili atrocità commesse dall’autoproclamato Stato Islamico noto a tutti come Isis. Solo che adesso questi fatti non fanno più notizia, per cui se ne parla molto poco.

SEICENTO GIOVANI - Come riporta il sito dell’Independent, nel nord dell’Iraq sono stati esumati i corpi di circa seicento vittime dell’Isis. A riportatlo sono dei funzionari. Parlando ad una conferenza stampa nella capitale Baghdad, il ministro per i diritti umani iracheno Mohammed al-Bayati ha dato l’ultimo aggiornamento riguardo una conta dei morti che si prevede continuerà a crescere in maniera incredibili. Non è da escludere che i morti possano essere anche il doppio di quelli contati fino ad ora. I corpi ritrovati erano quelli dei giovani ragazzi massacrati dopo la presa dell’Isis di Tikrit. Questa città, famosa per essere la città natale del dittatore Saddam Hussein, fu presa dall’Isis esattamente un anno fa: il 12 giugno 2014.

MARTITI - Secondo i documenti, l’Isis prese la base militare Speicher nei pressi di Tikrit, e con esso circa 4.000 reclute delle forze aree disarmate. Tra le 1.000 ed le 1.700 reclute per lo più sciite sono state giustiziate e sepolte in fosse comuni in diverse località. Tikrit è stata riconquistata dalle forze governative nel mese di aprile e da allora è partito il lavoro degli scienziati per riconoscere le persone massacrate. Mohammed al-Bayati ha detto ai giornalisti che i resti di 597 martiri dello Speicher sono stati quindi riesumati.

In un precedente aggiornamento, il ministro della salute Adila Hammoud aveva detto che il lavoro che consiste nel riesumare le vittime dello Speicher era complicato in quanto «C’erano diversi strati di corpi tutti ammucchiati uno sopra l’altro», «È un caso enorme. Ci vuole un sacco di lavoro per identificare le vittime».

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

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