Isis. La Francia inizia i raid in Siria: asse Russia, Siria, Iran e Iraq

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Il presidente Francois Hollande annuncia l’inizio dei raid contro l’Isis in Siria (Rainews24.it)

Parigi – Arriva in queste ore a mezzo stampa la notizia che l’Eliseo ha autorizzato i primi attacchi aerei in Siria contro le milizie del sedicente stato islamico dell’Isis. Parigi – fa sapere il quotidiano Le Monde – ha condotto gli attacchi in collaborazione con la comunità internazionale.

Secondo quanto riportano le agenzie Swissinfo.ch e Rainews24.it, il presidente della Repubblica francese Francois Hollande – già lo scorso 7 settembre – aveva annunciato dei voli di ricognizione sul paese medio orientale per «sapere cosa si prepara contro di noi e cosa si fa contro la popolazione siriana. Per questo ho deciso di organizzare questi voli di ricognizione, in collegamento con la coalizione internazionale».

Il presidente Hollande, inoltre, ha fatto sapere che i raid sono stati compiuti «nel rispetto della nostra autonomia d’azione, in coordinamento con i nostri partner nella regione». Una dichiarazione, quest’ultima, che non è stata precisata dall’Eliseo, ma che si inserisce in un quadro internazionale molto fluido con al centro la figura del presidente siriano Bashar al-Assad.

Il Messaggero.it afferma che il presidente il cui regime è stato sottoposto a sanzioni dall’Ue, ha trovato l’appoggio della Russia di Putin al cui seguito pare si sia aggiunto anche l’Iraq il quale schiererà le sue forze di intelligence e sicurezza unendosi all’alleanza anti-Isis.

GRANDE ALLEANZA – L’asse che pare si stia per saldare è tra Russia, Siria, Iran e Iraq e secondo quanto riporta al Arabiya citata da Messaggero.it, la cooperazione è già pienamente operativa. Una gigantesca grande alleanza nella quale l’Occidente non poteva non intervenire per non rimanere esclusa dagli equilibri internazionali. Si vedrà ora in che misura e con quale strategia. Intanto il presidente americano Barak Obama e il presidente Putin hanno avuto un incontro ufficiale per dipanare alcune questioni: l’intervento Usa in Siria; il ruolo di Putin sul territorio; le sanzioni Usa contro la Russia sulla questione ucraina.

FOREIGN FIGHTERS – Si aggiornano, inoltre, i numeri sul fronte dei foreign fighters presenti nello stato islamico a dire dell’intelligence americana citata dal New York Times: pare si contino 30.000 unità sparse tra Siria e Iraq; in solo 12 mesi, dunque, il numero è «raddoppiato» mentre i reclutamenti «sono in costante crescita con quasi 1.000 nuovi combattenti al mese». Di essi almeno 250 provengono dagli Stati Uniti.

Chantal Cresta

Foto || tiscali.it; rainews24.it

 

 

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