Irpef a due aliquote. La nuova manovra della finanziaria 2010

Dopo 15 anni di attesa, si avvina il momento del sì alla riforma dell’Imposta sul Reddito, ma per Tremonti i nodi da sciogliere sono ancora molti

di Chantal Cresta

euroTremonti ne aveva già parlato nel 1994 quando avanzò, per la prima volta, l’ipotesi della riduzione delle aliquote dell’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche (IRPEF). La manovra mirava alla semplificazione del numero di valori percentuali di prelievo fiscale sulle buste paga accorpando più fasce di rendimento annuo, all’interno di due uniche percentuali del 23 e 33%.

Pare che quella che fu solo un’ipotesi per 15 anni, stia per tagliare il traguardo dell’approvazione della Camera con il beneplacito della quasi totalità della destra e della sinistra.

Ora, l’idea di riduzione e semplificazione delle coordinate fiscali in materia di Imposta sul Reddito é un ottimo argomento per avvicinare l’elettorato in tempi di elezioni regionali. Tuttavia, la manovra, così come pare la si vorrà promuovere, cela alcune distorsioni che potrebbero produrre più difficoltà che benefici.

Innanzi tutto la riduzione delle aliquote ai due soli valori percentuali pari al 23 e del 33%, pur semplificando i conteggi degli stipendi, riduce i vantaggi fiscali dei redditi meno alti.

La Finanziaria del 2007 aveva già omologato l’IRPEF dal 23 al 27% (+ 4% rispetto all’anno precedente) per tutti i redditi annui compresi tra i 15.000 e i 28.000 euro, eliminando così ogni possibilità di alleggerimento fiscale per le retribuzioni mensili pari a 1100-1200 euro al mese.

Uguale salasso per gli stipendi annui compresi tra i 28.000 e i 35.000 euro che avevano avuto un incremento dell’aliquota di prelievo dal 33 al 38% (+5%). Di contro, le retribuzioni più alte comprese tra i 55.000 e i 100.000 euro avevano avuto un aumento di solo 2 – 3 punti percentuale, passando da aliquote del 39 a 41-43% (+ 2-3%).

Un balletto di cifre che aveva, sostanzialmente, due scopi: tassare le buste paga più comuni (1100 – 2050 euro al mese) e ridurre – solo sulla cartala forbice stipendiale italiana, ovvero il divario notevole tra stipendi dipendenti e quelli manageriali.

La Finanziaria 2010, vorrebbe continuare questo trend e, semplificando i valori percentuali a due aliquote, appiattirebbe ogni diversità di reddito verso una uguale tassazione al 23% per gli scaglioni compresi tra i 15.000 e i 100.000 euro annui. Diversamente i redditi superiori ai 200.000 annui vedrebbero una diminuzione dell’aliquota dal 43% al 33% (-10%).

Stipendi annui

Spendi mensili lordi

Aliquota IRPEF

Oggi

Stipendi mensili netti

IRPEF a due aliquote

Stipendi mensili netti

Vantaggi mensili

15.000

1.100

23%

870

23%

860

0

28.000

2.050

27%

1.440

23%

1500

50

55.000

4.040

38%

2.310

23%

2.840

530

75.000

5.500

41%

2.930

23%

3.820

990

100.000

7.300

43%

3.690

23%

5.050

1.360

200.000

14.500

43%

7.150

33%

8.560

1.410

Una manovra discutibile, non solo per il grave danno che porterebbe all’erario pubblico (una perdita di gettito stimata intorno ai 18.000 miliardi di euro) ma anche per la maggiore facilità con la quale si consentirebbe agli evasori ad alto reddito di raggirare il fisco e rientrare, così, nella fascia del 23%.

Tuttavia, il Ministro dell’Economia pare stia già lavorando ad un piano anti-evasione che si attuerebbe attraverso controlli che prenderanno in considerazione i consumi dei dichiaranti, oltre ai loro redditi. Esaminando il valore dei consumi e dello stile di vita dei contribuenti (macchine, case, viaggi, proprietà di lusso, ecc.), si potrebbe arrivare a scoprire in modo più rapido coloro che frodano il fisco.

L’idea di Tremonti è, dunque, quella di un fisco più leggero ma più funzionale, attento ai contribuenti meno danarosi e con un quoziente familiare più alto.

Sgravi fiscali sono previsti per pensionati a reddito minimo e le famiglie con figli, anche se intorno a questi punti i sindacati intonano alcune proteste. Innanzitutto – sostengono le sigle sindacali – è necessario operare una riduzione dell’aliquota dal 23 al 20% per i redditi più bassi. In secondo luogo, favorire le famiglie in base al numero di figli non solo rischia di discriminare economicamente le coppie e i single ma limiterebbe le possibilità di inserimento femminile nel mondo del lavoro.

Pare, dunque, che Tremonti debba sciogliere ancora molti nodi intorno a questa manovra, speriamo lo faccia prima del sì della Camera.

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