Iraq, Tareq Aziz non verrà giustiziato

Tareq Aziz

Tareq Aziz

Baghdad – Lo scorso 26 ottobre, l’Alta corte di Baghdad ha inflitto la pena capitale all’ex ministro degli Esteri Tareq Aziz, braccio destro di Saddam Hussein. La condanna a morte da eseguirsi mediante impiccagione era stata emanata nell’ambito di un processo relativo alla chiusura dei partiti religiosi in Iraq. Tuttavia, ieri il presidente iracheno Jalal Talabani ha dichiarato ufficialmente a una nota emittente televisiva, France 24, che non firmerà l’ordine di esecuzione per Tareq Aziz. Ha ribadito fermamente: “Non firmerò quest’ordine perché sono socialista. Sto dalla parte di Aziz perché è un cristiano iracheno ed è un signore di oltre 70 anni”. Il presidente Talabani ha sottolineato l’importanza di interrompere il susseguirsi delle esecuzioni, eccezione fatta per i crimini compiuti nella cattedrale di Nostra Signora del Perpetuo soccorso contro i pellegrini sciiti e i luoghi santi. L’Iraq ha bisogno di una politica di clemenza e di riconciliazione nazionale?

Tareq Aziz, 74 anni è stato ritenuto colpevole di aver avuto un ruolo nell’eliminazione dei partiti politici sciiti filo-iraniani e nella persecuzione dei maggiori esponenti politici sciiti del Paese. Insieme a lui, l’Alta corte ha condannato alla pena capitale anche l’ex ministro dell’Interno, Saadun Shaker e l’ex segretario personale di Saddam Hussein, Abdel Hamid Hamud. Attualmente l’anziano ex vice primo ministro ed ex ministro degli esteri iracheno si trova in un carcere di Baghdad dove sta scontando la sua pena a 15 anni di reclusione che gli era stata inflitta nel 2009.

La notizia della sua condanna a morte aveva provocato forti reazioni di protesta in molti Paesi occidentali. Numerosi Stati si erano mobilitati per chiedere la revoca dell’esecuzione, tra cui l’Unione europea e il Vaticano. Catherine Ashton, Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune ha più volte riaffermato che per l’Ue “la pena di morte è inaccettabile in tutti i casi e in tutte le circostanze”. Anche il presidente della Repubblica italiano, Giorgio Napolitano e il ministro degli Esteri, Franco Frattini hanno sostenuto la posizione dell’Unione europea, chiedendo all’Iraq di bloccare l’esecuzione della condanna a morte.

Margherita Kochi


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