Iran: ennesimo attacco indiscriminato ai diritti femminili

Il voto è uno dei pochi diritti per le donne iraniane

Teheran – Il governo islamico dell’Iran ha recentemente sferrato un nuovo durissimo attacco ai diritti e alle libertà civili, questa volta andando a ledere il diritto allo studio della componente femminile della popolazione, già sottoposta a umilianti limitazioni dei propri diritti.

In trentasei atenei sparsi per tutto il Paese (nel quale la percentuale della popolazione aderente al credo islamico sciita supera il 90%) infatti, i rettori hanno ufficialmente chiuso 77 corsi universitari alle donne, che rappresentano ben più del 50% dell’intera popolazione scolastica, giustificandosi in varie maniere.

Secondo l’Università dell’industria del petrolio, infatti, non v’è più necessità di permettere alle donne di studiare, visto che nel mercato lavorativo la richiesta di personale femminile si è azzerata. Discorso simile anche per altri corsi, sia di materie scientifiche che umanistiche, che si giustificano attraverso statistiche che dimostrano come quasi tutte le donne laureate restano disoccupate.

La condizione femminile in quella che fu la Persia è però ben diversa dalla mera disoccupazione, e l’inizio della fine per il mondo della donna va fatto risalire al 1979, quando l’ayatollah Khomeini prese il potere nel paese, rovesciando la monarchia filo-occidentale e modernizzatrice dello scià Reza Pahlavi e introducendo un governo repubblicano di stampo teocratico, dove ogni presente eletto dal popolo deve essere legittimato dalla massima autorità spirituale, l’ayatollah appunto, che di fatto controlla ogni aspetto del mondo politico statale.

Le prescrizioni del corano vengono spesso abusate

Sostenitori dell’Islam più intransigente, infatti, i seguaci di Khomeini hanno applicato alla lettera le prescrizioni contenute nella Shari’ah, la cosiddetta “legge di Dio”, imperante e superiore a ogni altra prescrizione, e frutto di una combinazione spesso abusata del Corano (che non prevede limitazioni così eccessive della libertà della donna e anzi le riconosce dignità e trattamenti se non identici quanto meno complementari rispetto a quelli maschili), delle narrazioni di Maometto e dei pareri giuridici dei dotti musulmani.

L’Iran è uno degli stati non-africani con il livello di alfabetizzazione più basso: appena l’82,3% degli abitanti è in grado di leggere e scrivere (al 121° posto nella classifica mondiale stilata dall’Undp, il programma dello sviluppo dell’Onu), statistica che lascia immaginare come la denuncia presentata dal premio Nobel Shirin Ebadi e le numerose critiche del consesso internazionale al governo di Mahmoud Ahmadinejad siano fondate.

Per la Ebadi, infatti, lo scopo dell’autorità religiosa è di condizionare la vita della donna ad una reclusione obbligatoria in casa, senza possibilità di progressione sociale e personale. Parole che rimandano alle dichiarazioni del comico Beppe Grillo, a capo dello pseudo-partito Movimento 5 stelle, che in un’intervista rilasciata lo scorso giugno allo Yedioth Ahronot, aveva parlato della donna iraniana (la moglie infatti proviene dall’Iran) come fulcro della famiglia.

In un paese che ha visto reprimere nel sangue le manifestazioni di dissenso nella Primavera araba a colpi di denunce per un velo che lasciava scoperti alcuni capelli o per donne alla guida, risulta però difficile capire quale tipo di fulcro costituiscano le donne nel nucleo familiare.

Stefano Maria Meconi

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Una risposta a Iran: ennesimo attacco indiscriminato ai diritti femminili

  1. avatar
    fausto 30/08/2012 a 20:02

    In Arabia ad una donna non è permesso, ufficialmente, guidare un’auto o una bicicletta. Al confronto l’Iran sembra la Svezia, ma essendo il nemico bisogna sorvolare sui difetti dei nostri magnifici alleati. Avanti tutta in mezzo alla nebbia, tanto non c’è ghiaccio.

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