Iowa. Via alle ‘primarie’ repubblicane: 3 nomi in lizza ma nessuno è l’anti-Obama

Mitt-Romney

Mitt Romney alle ultime battute di campagna (Iowa)

Iowa – Scrive l’Economist, settimanale inglese, a proposito delle primarie repubblicane al via in Iowa che, in prima battuta, decideranno il volto avversario di Barak Obama alle elezioni americane di novembre: la presidenza degli Stati Uniti d’America potrebbe essere nelle mani dei repubblicani. Essi però rischiano di bruciare l’occasione perché manca loro il candidato giusto. Laddove per “giusto” si intende carismatico, effervescente ed esplosivo.

Ora, la prospettiva non è azzardata. Su 7 candidati, i 3 nomi favoriti in lizza per la leadership repubblicana non sembrano brillare di vigore. Vediamoli.

Ron Paul – Medico 76enne, texano, antistatalista, liberal fino al midollo e stabile nei sondaggi al 24%. Rifiuta da sempre di incassare la pensione della Medicare e Medicaid (la sanità per poveri). Malgrado la coerenza, questo vecchio radicale di ferro spaventa perfino molti esponenti di destra a causa delle idee troppo estremiste. Paul è convinto che l’America debba abolire la Federal Reserve, debba lasciare subito l’Afghanistan e l’Iraq, debba uscire dalla Nato e dall’Onu, combattere il narcotraffico liberalizzando le droghe e smembrare i corpo statale e federale che ‹‹non dovrebbe entrare nella vita dei cittadini e negli affari interni di altri Paesi››.

Mitt Romney – 60enne, anch’egli al 24%. Ex finanziere di Bain Capital, ex governatore del Massachusetts, mormone e moderato. Dicono sia il superfavorito per la Casa Bianca anche che sia piatto ed inespressivo. Ma, soprattutto, che abbia assunto troppe facce nell’arco della carriera politica. Ortodosso-protestante, prima, come ministro di fede; liberal e pro-aborto poi come governatore; ultraconservatore e antiabortista ora per attrarre l’elettorato più intransigente che però lo tollera poco e male. In compenso Ramney ha il favore delle grandi lobby e una macchina elettorale che macina dollari in grado di tenerlo in pista indipendentemente dal risultato del voto in Iowa.

Rick Santorum – Una stella cometa passata nei sondaggi della cittadina rurale da un magro 5% al 15% in pochi giorni. Santorum riproduce il lato più radicale e radicato della destra americana: ex senatore della Pennsylvania, omofobo, antiabortista, convinto che gli Usa abbiano il dovere di intervenire in campagne militari e di conquista, nonché sostenitore delle teorie “creazioniste” contro ogni “velleità” darwiniana. I conservatori lo adorano e in Iowa – dove il 60% degli elettori si dichiara un “cristiano rinato” – Santorum ha discrete possibilità di ottenere un buon risultato alle urne cittadine.

Difficile dire chi verrà scelto nello Stato del Midwest, certo è che se pure Romney dovesse incimpare nel caucus (che non sono delle vere primarie ma delle assemblee dove si riuniscono gli elettori), il 10 gennaio prossimo non dovrebbe avere problemi a recuperare con il secondo voto nel New Hampshire, dove l’ex governatore gode del 41% dei consensi. Egli arriverebbe così indenne al voto in South Carolina, alla fine di gennaio, in una lizza di competitors decimata e pronto per le presidenziali.

Tornando nel Midwest. Dal Des Moines Register, il più accreditato quotidiano repubblicano in Iowa,  il dato che appare al momento evidente è la difficoltà degli elettori a scegliere un candidato prima del voto. Indecisione. Che rimanda all’intuizione dell’Economist: il dubbio dell’Iowa sta nella complessità di trovare l’anti-Obama. L’uomo capace di proporsi con nuova verve ad un’America sfiduciata, disoccupata, affranta e molto delusa dall’attuale presidente.

Però, c’è anche chi non concorda con la tesi dell’insufficienza repubblicana. David Yepsen, celebre firma del Des Moines e oggi direttore del Paul Simon Public Policy Istitute alla Southern Illinois University, invita alla prundenza nei giudizi. Dice lo studioso: è troppo presto per sapere come l’elettorato americano accoglierà il candidato repubblicano perché egli (chiunque sarà) avrà davanti a sé molti mesi di campagna elettorale per presentarsi al popolo e condizionarne

Ron-Paul
Ron Paul e la moglie Carol, il giorno prima del caucus  (Iowa)

l’opinione, affrontando i grandi temi nazionali a partire da quelli economici. Questione, quest’ultima, che né il democratico Obama né i candidati repubblicani hanno ancora svolto appieno.

Resta il fatto che l’attuale presidente Obama, ultimamente, è apparso più rilassato. Sarà perché i sondaggi, se non danno certa la sua rielezione, certo non lo bocciano. Per capire il clima: una recente analisi di voto del Pew Hispanic Center ha decretato che la maggioranza della popolazione ispanica è scontenta di Obama a causa delle mancate promesse in materia di immigrazione. Tuttavia il 68% è pronto a rivotare il presidente uscente perché sanno che un repubblicano alla Casa Bianca non migliorebbe le cose. America, dunque, prossima all’effetto T.I.N.A.(There Is Not Alternative)? Vedremo.

Chantal Cresta

Foto || desmoinesregister.com

 

 

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