‘IO e TE’: un’unione di solitudini

Dal romanzo IO e TE di Niccolò Ammaniti nasce il film del maestro Bernardo Bertolucci, dopo un periodo di pausa dalla cinepresa. Questo film vuole essere lo specchio di una generazione, una denuncia dei giovani contro la generazione di genitori distratti, assenti che pensano di poter pulire le loro coscienze riempiendo le vite dei loro figli di cose, piuttosto che di affetto.

Il regista prende in prestito da Ammaniti l’idea del romanzo adolescenziale per dipingere a tratti delicati, a volte più forti, un’immagine vivida di solitudini che si abbracciano e nel loro silenzio emettono uno straziante grido di dolore. Ritornano, infatti, le immagini di spazi angusti e bui che quasi stridono con la freschezza e la giovinezza dei protagonisti: i due fratellastri, Lorenzo (Jacopo Olmo Antinori) e Olivia (Tea Falco), che si ritrovano a vivere una storia parallela fatta di adulti indifferenti ai loro segnali e al loro bisogno di attenzione e affetto.

La vita di Lorenzo è quasi perfetta, una famiglia benestante, una casa accogliente e una madre apparentemente premurosa, preoccupata del carattere troppo chiuso del ragazzo, ma allo stesso tempo indifferente ai segnali che lancia. La scuola propone ai ragazzi una gita in settimana bianca e il Lorenzo ne approfitta per vivere trincerato nella sua cantina al riparo dal mondo, da solo. Olivia, come un uragano, irromperà nella sua bolla di solitudine, facendolo uscire da quell’ “io e te” esclusivo del ragazzo con la madre, della quale è molto geloso, per aprirlo alla vita, all’altro.

La narrazione del film sembra uno spasmo, incostante, veloce, quasi compulsivo. Apparentemente manca un’idea collante, ma in realtà i due personaggi si rigenerano in ogni scena negli sguardi e nelle storie dei due ragazzi dalle esistenze paradossali: la voglia irrefrenabile di isolamento di Lorenzo dalla realtà, che lo trasporta dal macrocosmo al microcosmo delle formiche che ama contemplare, alla vita fuori dagli schemi di Olivia, perfettamente inserita nel macrocosmo, ma anche qui una devianza: è una tossicodipendente che vuole provare a ripulirsi. La cantina diventa, allora, il luogo in cui perdersi e, allo stesso tempo, in cui ritrovarsi. Quel buio nel quale ci si rifugia per stare da soli e dal quale se ne esce fuori più forti e più liberi.

Nella semplicità, nella pulizia delle scene, nella ricerca dell’essenziale senza fronzoli, questo film trova la sua dimensione e la sua grandezza. Nulla è eccessivo e tutto è diluito nel tempo e nello spazio non fisico, ma scandito dalle sensazioni e dai sentimenti dei personaggi: l’insicurezza, la paura e a volte la rabbia esplosiva di Lorenzo, la fragilità e l’impeto di Olivia, interpretata da Tea Falco con la sua personalità forte e una possente presenza scenica.

IO e TE, dunque, non si può definire un film dalle forti passioni, non ci sono grandi amori, drammi, rotture, emozioni che lasciano senza fiato. Tutto avviene e si snoda sullo schermo in piccoli gesti, non eccessivamente eclatanti. Il climax della storia (e la liberazione dai fantasmi dei due protagonisti) viene raggiunto nell’abbraccio sincero dei due ragazzi sulle note della canzone Space Oddity di David Bowie (con il testo italiano tradotto da Mogol), gesto in cui si fondono le loro disperazioni, solitudini e timori per diventare una cosa sola e rinnovarsi spiritualmente trascinati da questa melodia che sembra provenire da un altro mondo.

Il film resta incompiuto, la trama è quasi messa in ombra dai personaggi dalla loro espressività e temperamento. E come all’inizio l’atmosfera resta sospesa, ma più distesa e i due “ragazzi soli” cantati da Bowie si ritrovano nel mondo più speranzosi e con un nuovo spirito.

Mariateresa Scionti

 

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