Intervista ai KuTso: Decadendo (su un materasso sporco)

La copertina di "Decadendo (su un Materasso sporco)", l'album d'esordio dei Kutso

La copertina di “Decadendo (su un Materasso sporco)”, l’album d’esordio dei Kutso

I KuTso: Quattro ragazzi di Roma, ironici e mai scontati. Un gruppo emerso per le sue doti musicali, in un’Italia in cui la bravura non sempre è sinonimo di riconoscimento. Matteo, Donatello, Alessandro e Luca hanno pubblicato il loro primo disco Decadendo (su un Materasso sporco) il 1 aprile 2013, e dal 15 luglio è in rotazione radiofonica il loro nuovo singolo Marzia (potete vedere il video in coda all’ intervista).

Marzia è forse l’unico brano che non segue il filo conduttore di questo concept album definito dalla stessa band «un diario aperto contro tutto e tutti», è una dichiarazione d’amore scoppiettante su una base anni ’60 che dona al pezzo movimento, aiutata anche dalla voce e dall’interpretazione di Matteo Gabbianelli che aumenta l’intensità vocale in punti strategici del ritornello in modo funzionale alla rappresentazione filmica di chi ascolta il brano. Sembra quasi di vedere i KuTso in una corsa contro il tempo mentre rincorrono Marzia gridandole «ti prego aspettami! Devo dirti troppe cose che non sai!». Nell’album è presente anche Aiutatemi, il brano che ha lanciato il gruppo, proposto in un’interessante nuova versione con la partecipazione di Fabrizio Moro, Pierluigi Ferrantini (Velvet), Pier Cortese e Adriano Bono (ex Radici Nel Cemento).

I KuTso sono in grado di produrre pezzi estremamente radiofonici che raccontano la società in modo leggero ma non per questo superficiale. Prendendo spunto da Giorgio Gaber e Rino Gaetano hanno riportato alla musica cantautoriale italiana quello sguardo disperatamente ironico che da troppo tempo mancava.

Ragazzi, innanzitutto presentatevi e spiegateci come nasce il progetto KuTso, e perché questo nome.

KuTso va letto all’inglese “cazzo” ed è il modo in cui Matteo a sedici anni scriveva le parolacce sui banchi del liceo. La band è figlia della mente malsana del cantante Matteo Gabbianelli ed è composta da Luca Amendola al basso, Donatello Giorgi alla chitarra e Simone Bravi alla batteria.

Il vostro primo album si intitola Decadendo (su un Materasso sporco) perché questo titolo?

Perché intendiamo la vita come un continuo cadere e decadere su un materasso che ci salva e ci sporca allo stesso tempo, fino a che non arriverà il giorno in cui qualcuno toglierà il materasso e si chiuderanno i giochi.

I KuTso

I KuTso

Ascoltando le vostre canzoni si resta spiazzati da questo ossimoro tra una musica allegra, spensierata, molto radiofonica e testi invece cantautoriali dissacranti e disperati. Come definireste una canzone dei Kutso?

Smielatamente sarcastica, piroclastica e colorata.

Siete riusciti a fare vostra una delle canzoni più belle di Fabrizio De Andrè, come avete scelto La canzone dell’amore perduto e come vi siete avvicinati a questo grande Cantautore?

Abbiamo scelto questa canzone perché ne abbiamo intuito il potenziale lirico e volevamo enfatizzarne il pathos che nella versione originale viene messo da parte dallo stile discorsivo del cantato di De André. Inoltre ci piaceva l’idea di rivisitare questo nostro cantautore folk in una chiave rock strillata a metà strada tra gli Weezer e Loretta Goggi.

Qual è il vostro background musicale, cosa ascoltate?

Iggy Pop, Nirvana, Giorgio Gaber, Rino Gaetano, i Beatles, Lucio Battisti, Micheal Jackson e tanti altri.

Consiglio per i nostri lettori: tre dischi che nella vita vanno assolutamente ascoltati.

Nevermind dei Nirvana, Mio Fratello è Figlio Unico di Rino Gaetano e Decadendo Su Un Materasso Sporco dei KuTso.

I Ragazzi, in questo periodo, sono impegnati nel Perpetuo Tour che quest’estate li ha visti suonare su palchi prestigiosi con Ministri, Nobraino, Samuel dei Subsonica, Piotta, Marta Sui Tubi. Per chi volesse ascoltarli dal vivo i Kutso saranno, tra le altre date, venerdì 6 settembre ad Albano (Rm), il 13 al Reset Fest di Torino, il 20 allo Studio 75 di Milano e il 21 settembre al Keep On Festival di Firenze.

Serena Prati
@Se_Prati

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