Intercettazioni: la meditazione senza fine

Incontri in seno alla maggioranza per definire gli emendamenti al “Decreto d’Addario”. Per i finiani si sta lentamente aggiustando il tiro, ma c’è ancora tanto da modificare prima che il decreto diventi legge

di Sabina Sestu

Sembra impossibile mettere la parola fine al ddl intercettazioni. Troppe voci discordi. Anche all’interno della stessa maggioranza. Tanto è vero che Italo Bocchino, della corrente finiana, parla di «passi in avanti positivi», come a voler dire che il decreto di modifiche ne dovrà vedere ancora tante prima di diventare legge. Gianfranco Fini, dal canto suo, ha richiesto una profonda riflessione sulle norme riguardanti le intercettazioni da lungo tempo. Si è persino scomodato il nostro presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha richiesto che vengano ponderate meglio tutte le decisioni riguardanti questa delicata materia. Pare, a onor del vero, che gli appelli di molti siano stati ascoltati, anche grazie alla mediazione operata dal presidente del Senato Renato Schifani.

I punti più caldi, oggetto di discussione durante la riunione che si è svolta al Senato, riguardano in particolare il limite di 75 giorni oltre il quale le intercettazioni non si possono più fare; la norma, sopranominata “Radio Radicale”, che riguarda la ripresa audio – video dei processi; la retroattività della legge sugli atti compiuti prima della entrata in vigore della legge e, infine, la ricusazione (cioè la sostituzione di un giudice in un determinato processo) automatica  del magistrato qualora si ritenga responsabile di aver rivelato segreti d’ufficio.

Il vertice di via dell’Umiltà , in cui tra l’altro erano presenti  il ministro della Giustizia Angelino Alfano, il presidente del gruppo parlamentare al Senato Maurizio Gasparri, il presidente della commissione Giustizia di Palazzo Madama Filippo Berselli e il relatore del provvedimento Roberto Centaro, ha portato dei “ripensamenti”. Si è infatti deciso che si discuterà se prorogare più volte di 48 ore il limite di 75 giorni, ma solo qualora vi siano validi motivi per richiedere il “supplemento ore” e su parere motivato del magistrato. In ogni caso per richiedere nuove intercettazioni ci dovrebbero essere nuovi elementi, diversi da quelli che sono stati adotti per primi.

Restano invece “salve”, e quindi legali e utilizzabili, le intercettazioni effettuate prima dell’entrata in vigore della legge. Sembra che vi sarà lo stralciamento della norma relativa agli agenti dei Servizi segreti. «Faremo una valutazione –  afferma  Gasparri – e vedremo se mantenere l’emendamento del governo oppure se affrontare questa materia con altra legge». «Abbiamo detto che le indagini avviate sono valide – ha dichiarato Berselli, senatore del Pdl e  presidente della Commissione Giustizia del Senato –  per quanto riguarda  le intercettazioni ambientali preciseremo meglio che queste si potranno fare anche se nel luogo che si intende mettere sotto controllo non si starà compiendo un reato. Bisogna trovare una formulazione esatta del principio, ma abbiamo deciso di rendere più elastica l’attuale disposizione contenuta nel ddl. L’unica certezza è che non si potranno svolgere in luogo privato».

Il nuovo pacchetto di misure ora attende la valutazione dell’Ufficio di presidenza del Pdl. Martedì  8 giugno alle ore 9, poco prima del termine delle 16.30 in cui la commissione Giustizia del Senato dovrà riferire all’aula, che a sua volta riprenderà il cammino sospeso da lunedì scorso. Se tutto va secondo i piani del governo la prossima settimana il testo di legge potrà essere licenziato per la Camera.

Foto: www.adnkronos.com; www.static.sky.it; www.canale9.eu

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