Inghilterra pondera l’uscita dall’Europa. Prego si accomodino

Cameron dall'Inghilterra all'Europa

Londra – David Cameron, primo ministro inglese, a detta di fonti interne allo stesso governo, starebbe preparando un discorso da presentare al parlamento europeo con lo scopo di rinegoziare i termini quarantennali tra Regno Unito ed Europa. Le voci più pessimiste avanzano l’idea che il premier inglese potrebbe indire un referendum per far scegliere ai cittadini inglesi se rimanere nella comunità europea o uscirne definitivamente. Una possibile uscita del Regno Unito dall’Europa è sempre aleggiata negli ambienti istituzionali sin da quadno l’Europa si è concretizzata nell’Unione monetaria ed economica. Ma tali voci sono andate intensificandosi dopo lo scoppio della crisi che tutt’ora affligge il vecchio continente. Cameron sembra voler dare una risposta alle richieste del suo partito e di una parte del parlamento inglese, i quali vedono la patria della regina Elisabetta in una posizione nettamente distaccata dall’Europa, ora più che mai che i mercati sono caratterizzati da instabilità e il sistema bancario ancora vacilla.

Secondo Cameron il popolo inglese ha contribuito già in maniera più che appropriata al rifinanziamento dei diversi fondi europei che per la maggiore, negli ultimi tempi, sono stati utilizzati per regolare i conti dei Paesi in difficoltà. Sono stati citati dalla stampa inglese anche alcuni dati: 3,25 miliardi di sterline (3,87 miliardi di euro) per aiutare l’Irlanda e un contributo di 486 miliardi di sterline (579 miliardi di euro) in fondi per aiuti europei ai Paesi in difficoltà. Oltre a dover far fronte anche alla crisi interna al suo stesso paese. La lentezza delle riforme strutturali europee e l’incertezza che ancora regna sovrana, sono le ultime di una serie di motivazioni che il popolo inglese avanzerebbe per motivare l’uscita dall’Unione. Uno dei motivi cardine ruota sempre intorno alla situazione di instabilità finanziaria e bancaria, ancora troppo vacillante in Europa, che metterebbe a rischio la City, cuore finanziario britannico e la sua leadership sui mercati.

Che uno dei Paesi più importanti dell’Unione Europea possa lamentare malumori è più che ragionevole, ma vengono spontanee alcune osservazioni che andrebbero affiancate alle dichiarazioni di Cameron. Il Regno Unito non ha mai nascosto la sua ritrosia nel considerarsi un Paese europeo, cercando di tenersi sempre ben distinta dal resto del continente. Forse un modo per mantenere intatta la sua superiorità, retaggio di un tempo passato. Il Paese ha mantenuto la sua moneta, la sterlina, non annettendosi mai alla moneta unica; ha mantenuto le sue storiche unità di misura imperiali come il miglio, la libra e via così dicendo. Forse non sarà campanilismo, ma di certo è l’aggettivo che meglio  descrive il modus operandi britannico.

Cameron al cospetto dell’Europa

Non bisogna dimenticare però che la crisi è in parte iniziata proprio da quel centro finanziario che tanti problemi ha creato e che ora gli inglesi cercano di salvaguardare, e cioè la City londinese. Sono ancora chiare le foto delle vetrine delle banche infrante da una popolazione in rivolta contro un sistema che stava crollando su se stesso, le migliaia di persone licenziate per via di un buco finanziario che era diventato oramai una voragine. Uno dei motivi scaturenti la possibile uscita del paese britannico dall’Europa sarebbero gli ingenti tributi pagati per far parte dell’Unione. In realtà ogni Paese della comunità europea apporta contributi in base alla grandezza della propria economia, contributi che formano i diversi fondi compresi quelli per aiutare gli stai in difficoltà. Alcuni dati estratti da Wikipedia parlano chiaro e pongono tra i Paesi che più hanno contribuito in termini assoluti la Germania, seguita dalla Francia, l’Italia e poi UK. In termini pro capite invece la lista dei Paesi cambia leggermente e vede la Danimarca al primo posto, seguita dalla Finlandia, poi Germania e l’Italia. Mentre infine in relazione al PIL gli Stati che più contribuiscono sono Danimarca, Italia, Finlandia e Germania.

Le dichiarazioni di Cameron, o il discorso probabile che presto terrà, sembra più il risultato di pressioni politiche interne che una vera voce popolare. Anche se alcune ricerche fatte dall’organo YouGov Plc hanno mostrato come ben il 46% degli intervistati in UK voterebbe per l’uscita dall’Unione Europea. In tal caso, che si accomodino. L’Europa del post crisi può e deve uscire fuori dal baratro più forte e coesa di prima se vuole tornare a contare qualcosa negli equilibri mondiali. Oggi ogni paese che costituisce l’Europa, preso singolarmente, non avrebbe nessun tipo di peso nelle dinamiche dell’economia mondiale.

Antonio Tiritiello

Fonti foto: http: www.englishblog.com; http://www.telegraph.co.uk/

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