India. Nuovo ultimatum dei maoisti sequestratori dei due italiani

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ansa.it

Bhubaneswar (India) – I due italiani Paolo Bosusco e Claudio Colangelo, sequestrati mercoledì scorso da un gruppo di terroristi maoisti ‹‹stanno bene e ricevono regolarmente cibo››. Ad assicurare sulle condizioni dei due connazionali sono gli stessi sequestratori. Secondo l’emittente Ibn-Cnn, la precisazione sarebbe contenuta in un messaggio audio con cui, ieri, i guerriglieri hanno annunciato un cessate il fuoco unilaterale e nominato tre persone che possono dialogare a loro nome con il governo locale. Tema principale delle trattative: i 13 punti di condizioni imposti dai sequestratori per il rilascio degli italiani.

Intanto, pare di capire che la vicenda sia causa di un certo imbarazzo per l’India, già in difficile vertenza con l’Italia in ragione della vicenda dei marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di aver ucciso due pescatori indiani e attualmente agli arresti in India.‹‹E’ stata una fatalità. Una terribile fatalità. Ma perché sono andati fino là?››. E’ quanto dichiara all’agenzia di stampa ANSA, P.K. Mishra, il vicecapo della polizia di Puri, la città da dove sono partiti il 12 marzo i due italiani.

Mishra è anche il capo dei servizi di intelligence del distretto. Egli ha avuto parole di lode per il tipo di turismo che proponeva Bosusco: ‹‹non invasivo›› e rispettoso delle tradizioni locali. Tuttavia certamente ‹‹troppo rischioso›› per non diventare oggetto di spiacevoli attenzioni da parte di malintenzionati.

Secondo Mishra, il problema vero nelle zone in cui si muovono i due italiani sono ‹‹decine e decine di agenzie e tour operator che organizzano le visite nelle zone tribali senza permessi››. E che creano gravi difficoltà con le popolazioni indigene e dissapori di carattere civile. Denuncia il capo dei servizi di intelligence: ‹‹Non li chiedono perché sanno che noi non glieli daremmo››.

Un alto ufficiale ha voluto tracciare un breve profilo di Bosusco, definendolo ‹‹una brava persona›› che ‹‹ama quello che fa e parla la lingua locale››. ‹‹L’ho visto spesso – ha concluso – andare in giro per Puri insieme a suo padre››.

Malgrado la difficile situazione, il messaggio con le richieste inviato al governo e l’annuncio di un cessate il fuoco unilaterale seguito da tre mediatori ha fatto tirare un sospiro di sollievo sia agli indiani che agli italiani. Il governo locale afferma che non si è ancora nella fase di un dialogo vero e proprio ma appare evidente che i maoisti abbiano davvero intenzione di discutere seriamente del rilascio. Intanto il chief minister Naveen Patnaik ha confermato in Parlamento la sospensione delle azioni militari legate all’Operazione antiguerriglia denominata “GreenHunt”.

L’operazione era stata concepita dal governo di New Delhi per inaridire le fonti di approvvigionamento dei territori e ridurre il numero di militanti del Partito comunista indiano (Cpi-maoista) guidato in Orissa da Sabyasechi Panda, temuto leader conosciuto con il nome di battaglia di “Sunil”. Con tale soprannome, infatti, è stata firmata la missiva con le 13 richieste inviate alle autorità locali. Tra esse la proibizione del turismo nelle zone tribali, la liberazione di tre capi maoisti fra cui la moglie di Panda, il rilascio dei prigionieri politici, la legalizzazione del Partito comunista (maoista indiano) e l’arresto di ufficiali e agenti di polizia colpevoli di reati.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

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