Indagine su un sentimento, il nuovo album dei Tiromancino

Indagine su un sentimento
Martedì 18 Marzo è uscito il nuovo album dei Tiromancino, Indagine su un sentimento. Un ritorno attesissimo quello di Federico Zampaglione, che dopo un’approfondita escursione cinematografica è tornato al suo primo amore: la musica. L’album anticipato dal singolo Liberi, che ha avuto un notevole successo radiofonico, vede la reunion dei fratelli Zampaglione, Francesco è infatti il produttore del disco e coautore di molti brani.

UN RITORNO AL PASSATO – I Tiromancino, per la prima volta dopo quattordici anni (dal 2001 con il disco La descrizione di un attimo) tornano a lavorare insieme. Tranne la presenza a Sanremo 2008 di Francesco Zampaglione non si era sentito più molto parlare, ora torna come produttore di un disco che sa di un ritorno al passato vero e proprio. Non solo per la presenza di Francesco ma anche per il sound generale del disco, ben annunciato dal primo singolo estratto, Liberi.

INDAGINE SU UN SENTIMENTO, PRIMA PARTE – Il disco si apre con Liberi  fedele alla linea del cantautorato italiano e prosegue con Immagini che lasciano il segno: un synthpop niente male trascinato da un ritornello con lievi assonanze e di impatto immediato «Tu inventi il tuo cielo tra linee di colore/ Tu che hai dato alla mia vita il suono del tuo nome / Tu hai trasformato tutto il resto in uno sfondo/ Tu della mia esistenza sei l’essenza».  Fresca e leggermente vintage Fuggevoli presenze, più lenta musicalmente e meno potente testualmente Nessuna Razionalità. Mai saputo il tuo nome è una versione riadattata del brano Never knew your name dei Madness, Zampaglione firma un testo filmico, una sequenza di immagini efficaci che forse si perdono un po’ nel ritornello, alquanto scontato.

INDAGINE SU UN SENTIMENTO, SECONDA PARTE – In una notte di marzo vede un ottimo duetto con Pierpaolo Capovilla (leader del Teatro degli Orrori). L’album si chiude con La nostra realtà e Una nuova stagione, pop essenziale salvato dalla profondità dei testi. Chiudono la title track e il pezzo migliore del disco: Re Lear con un testo essenziale e profondo, ben sostenuto da una musica onirica «Erano belli quei fiori di campo/ d’estate gli intrecciavi tra i capelli /e la tua voce più allegra di un canto di uccelli /forse si apriva davanti ai tuoi occhi /una porta segreta /per luoghi aperti dove ora si infrange la vita». Un bell’album per cui non basta qualche ascolto disattento, servono impegno ed apertura di cuore,  in alcuni passaggi, un piccola pausa dalle tante canzonette radiofoniche.

Voto: 7,5

Serena Prati
@Se_Prati 

 

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