Incontro Pd-M5s. Legge elettorale: si discute a vuoto se non è chiaro quale Italia fare

incontro pd-m5s

Immagine dalla diretta streaming dell’incontro Pd-M5s (ilvelino.it)

Roma – Quale Italia si vuole fare? Solo una domanda semplice che non reclama spiegazione facile e comoda. Va bene anche commento articolato, dissertazione accademica, ragionamento altisonante. Va bene tutto, basta farsela questa domanda prima o poi.

INCONTRO PD-M5S SULLE ISTITUZIONI - Movimento 5 stelle e Partito democratico si son trovati. Evviva. Tema dell’incontro: legge elettorale; Italicum e Democratellum; preferenze sì, preferenze forse; voto di scambio no; governabilità sì; fine. Risultato raggiunto, nessuno. Magari in seguito, chissà. Intanto rimane il dubbio: nel mentre che si discute di riforma del Senato pasticciata, legge elettorale a mezza strada tra l’accordo del Nazareno Berlusconi-Renzi e i pentastellati stretti all’angolo dai loro troppi no e dalla caduta esponenziale di consensi, ci si domanda che tipo di Istituzioni si desidera avere per calare il Paese in quale panorama economico ed internazionale?

Quisquilie, certamente. Vuoi mettere con la chiacchiera su chi sbatte fuori più rei tra grillini e democratici? Vuoi mettere Luigi Di Maio che ricorda al premier Matteo Renzi: «i partiti dovrebbero pensarci 2 volte prima di mettere in lista impresentabili, nomi chiacchierati», e l’altro, pronto, a ricordare: «Questo è un partito che quando uno dei suoi sbaglia non ha problemi a votare e dire che va in carcere». E nessuno dei due che abbia avuto l’accortezza di aggiungere che quel Francantonio Genovese, ex deputato Pd che avevano in mente, accusato di riciclaggio e per cui a inizio mese si diede il via all’arresto preventivo in Parlamento, è ancora innocente fino al terzo grado di giudizio. A dimostrazione che finché si dà retta alla paura di non essere abbastanza manettari, il problema dell’immunità semplicemente non esiste. Ma anche queste sono cosucce.

incontro pd-m5s di stefano manette genovese

Il deputato grillino Manlio Di Stefano poco prima del voto sull’arresto di Genovese (news.panorama.it)

INCONTRO PD-M5S CHE NON DISEGNA L’ITALIA  - Il punto è che una legge elettorale non serve a nettare parlamenti, né a evitare voti di scambio. Serve a eleggere governi all’interno di Istituzioni, nel complesso del programma Nazione.

Dalché si torna alla questione: che Italia si vuol fare? Dopo previa risposta si può discettare di Camere e leggi elettorali. Si vuole il modello tedesco? Fa piacere, però quello è costituito in repubblica federale. Si opta per il modello francese? D’accordo, però quello è stato presidenziale. Si vuole lo svizzero? Ottimo, solo che lì si vive in Confederazione di cantoni. Va bene quello spagnolo? Benissimo, ma quella è monarchia parlamentare.

Procedendo a spizzichi a singhiozzi, invece, il risultato che sta emergendo al momento è il seguente: una Camera parlamentare, una Senato di enti locali che forse strizza l’occhio al federalismo in un Paese non federale, un presidente della Repubblica in odore di monarchia e un Governo eletto da legge elettorale di cui quel che più conta è che assicuri governabilità e disponga le preferenze. E va bene pure questo, ma resta da capire governare cosa.

C’E’ GIA’ LA REPUBBLICA PRESIDENZIALE – Cosicché diventano ridicoli quelli che strabuzzano gli occhioni e si indignano a sentire Silvio Berlusconi parlare di presidenzialismo. Sempre sull’attenti a cercare il secondo fine dell’uomo e a ricordare che la Costituzione è la più bella del mondo, salvo modifiche della sinistra o interventi ortotteri: si è già in un contesto presidenziale, non dichiarato e meno ancora regolato. Qui è il problema.

Senza chiamare in causa l’interventismo passato del rieletto Giorgio Napolitano al di fuori di ogni norma e funzione – e sarà la storia prima o poi a fare i conti con lui -, basta limitarsi ad osservare il pupo d’oro Renzi per capire quel che accade.

Si è davanti a un leader accentratore i cui membri del Governo sono sua espressione, come la maggioranza alla Camere d’altronde, fosse solo perché vere opposizioni non si vedono all’orizzonte, e che sta lavorando affinché ogni organo istituzionale diventi tale. Se riemerge l’immagine del Cav ai tempi d’oro, è perché questo è il mood della seconda Repubblica, piaccia o meno. Ed è diverso da ciò che accadeva nella prima, quando il Parlamento era costituito da super partitoni forti e organizzati da cui pure, fuori dai congressi, spiccavano volti cardine senza però la fama di capo assoluto.

La Repubblica era parlamentare fintantoché il sistema partiti ha retto, nel bene e nel male. Da anni non è più così. I partiti sono erosi fino a divenire cornice di chi è in grado di reggerli. A meno che nel Pd non siano convinti che il 40% ottenuto alle Europee sia stato merito del partito e non del solo Renzi; a meno che Forza Italia non sia sicura che quel risicato 15% che ancora possiede, sia stato portato dall’organizzazione dei Club anziché dal fondatore Berlusconi; a meno che i grillini non siano seriamente persuasi che quel 21% europeo sia stato dato a loro e non piuttosto a Beppe Grillo. Se lo credono, hanno tutti da ragionare ancora parecchio prima di intavolare leggi elettorali. Siccome non è così, sarebbe ora di lasciare perdere gli incontri inutili e muoversi in costituente.

 Chantal Cresta

Foto || ilvelino.it; news.panorama.it

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