Avellino, incendio cinema Eliseo: confermata strategia criminale

Incendio cinema Eliseo Avellino

L'ex cinema Eliseo di Avellino

AVELLINO – Nell’articolo relativo all’incendio doloso dell’ex cinema Eliseo di Avellino, da noi pubblicato ieri sulle pagine di questo giornale, lo scrivente aveva sostenuto: «Oltre a quella di fumo, la puzza più forte rischia di essere quella di un ennesimo tentativo di riappalto in favore di una ovvia ed eterna catena di servigi e favori, probabilità sulla quale, naturalmente, si spera vivamente di essere smentiti quanto prima possibile».

Per essere smentiti, in effetti, ormai è anche troppo tardi. Proprio oggi, infatti, arriva la conferma che mai avremmo voluto sentire, pur già essendone ben consapevoli: l’incendio doloso del cinema Eliseo di Avellino non deriva da un semplice atto vandalico a sé stante, bensì da una precisa strategia criminale, se vogliamo nemmeno troppo intelligente visto che l’obiettivo distrutto consisteva proprio nell’elemento di maggiore e più delicato rilievo per un’intera città. Se poi si vuole anche rincarare la dose di imprecazioni urbane generali, basta gettare una veloce occhiata ad alcuni quotidiani locali per rendersi conto di come altri gravissimi problemi (diciamo) “logistici” vengono fuori con determinazione solo adesso che tutto rischia di essere perduto per l’ennesima volta. Sarà anche normale, vista la mole di “notizione” che la città di Avellino fornisce ai suoi abitanti (vuoi mettere la sagra della “cicerchia” con le famiglie disadattate che occupano una struttura in pieno centro?) ma, in fin dei conti, può anche essere considerata un’azione approfittatrice per riempire le pagine e vendere qualche copia in più, quando invece dovrebbe essere un argomento eternamente all’ordine del giorno in giunta comunale e, di conseguenza, risolvibile in un batter d’occhio, se realmente lo si vuole.

Ma torniamo alla conferma dell’atto criminale. Gli inquirenti hanno, dunque, ribadito l’uso, da parte dei malviventi responsabili, di liquido infiammabile e stoffa, entrambi materiali utilizzati per appiccare le fiamme in quattro punti precisi della sala proiezioni. Una strategia, quindi. Ma un altro crimine (a tutti gli effetti giudicabile come tale: che si provi pure a dire il contrario) è stato quello di polverizzare (come si evince proprio dalle pagine di quei quotidiani locali) ben 40.000 euro in soli tre mesi (delibera 301 del 14 settembre 2012 per affidamento del servizio alla Cosmopol) in favore di istituti di vigilanza mai effettivamente attivi secondo quanto dichiarato. Ma non finisce qui: tale servizio di vigilanza era anche “garantito” solo nei giorni feriali. Motivazione? Ancora la stessa cantilena: «Non ci sono più fondi».

Mentre la polizia continua ad ascoltare i testimoni del vigliacco accaduto, prosegue la ricerca dei colpevoli e il cerchio si restringe, dunque, a mani esperte e, molto probabilmente, associabili a qualcosa di ben più vasto rispetto ad un normale dissenso interpersonale.

Incendio cinema Eliseo AvellinoNel frattempo, come avete potuto constatare dal video allegato all’articolo precedente in merito a questo argomento, nella serata di ieri, a partire dalle ore 19:00 (con raduno alle 18:00), la stessa ora in cui ha avuto luogo l’atto criminale, si è tenuto un importante (anche se non foltissimo) sit-in nel piazzale antistante la struttura, al quale hanno partecipato sia associazioni culturali che, soprattutto, studenti e cittadini indignati nel tentativo, l’ennesimo, di organizzare un minimo di svolta cittadina possibile. Nel corso dell’incontro collettivo, oltre a diverse proposte disomogenee ma, se non altro, presenti seppur non ancora nero su bianco (atto che, sicuramente, avrà luogo tra le mura dei palazzi comunali nel corso dei prossimi giorni, anche e soprattutto ad opera di una nobile fetta di stampa locale, seppur accusata di aver sostenuto in prima persona proprio i presunti mandanti dell’atto criminale in questione), è stata pronunciata addirittura la parola “camorra”, non si sa bene se come sfogo al dominio non avellinese che da diversi anni a questa parte assedia le zone centrali (in primis Corso Vittorio Emanuele II, teatro di sconfitte intergenerazionali per esercenti storici del luogo: fa specie soprattutto l’epocale libreria Petrozziello, ora negozio Timberland, il che la dice lunga proprio sulla questione culturale locale) o in qualità di reale timore che tutto possa finire nelle mani sbagliate (non che Avellino sia illesa dal tocco della malavita organizzata, sia chiaro anche questo).

Ad ogni modo, resta il volto interiore di una folta schiera di cittadini delusi dalla propria condizione di subordinazione al desiderio imminente di conoscere nomi e volti dei responsabili. Resta un dato di fatto: le domande che esigono risposta sono sempre troppe e troppo uguali alle richieste risalenti a decenni or sono (non è servito a nulla impegnare anche la trasmissione Rai Ballarò sulle grandi incompiute di un capoluogo al delirante declino). Al momento, l’ex consigliere comunale Giovanni D’Ercole ha presentato un esposto in Procura. Una certezza, almeno, consiste nel sapere che non sarà l’unico. Una delle tante altre paure è il rischio di una inutile e altrettanto vigliacca soluzione tampone.

(Foto: corriereirpinia.i / orticalab.itt)

Stefano Gallone

@SteGallone

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