Il vinile del 2000: passione o feticismo? Risponde la rete

Alzi la mano chi non ha mai visto girare un 33 giri (o un 45, se preferite) su un bel piatto giradischi di buona qualità. Ora alzi la mano chi da questa semplice visione, mista a funzione uditiva, non ha provato un pizzico di indecifrabile piacere. Si, perché di questo si tratta: un piacere che non rimane più (o forse non è mai rimasto solamente) legato all’ascolto di un buon disco proveniente da un artista a noi gradito, ma si propaga fino ad invadere la sfera visiva provocando nell’appassionato musicologo vinilista un senso di vero e proprio godimento sensuale e sensitivo simile a quello scatenato dalla vista di una qualsivoglia bellezza umana. E cos’è l’arte se non godimento?

“L’occhio vuole la sua parte”, si suol dire. Ma dove si annida (e perché) questo piacere visivamente feticista? Che ci crediate o no, veder girare un disco sul quale la puntina adagia candidamente le sue delicate spoglie è assimilabile ad un vero e proprio piacere interiore che, in fin dei conti, stimola anche, se vogliamo, un migliore e più sereno approccio all’opera che si sceglie di passare in rassegna. Non faremo, qui, discorsi legati a statistiche o dati numerici di ogni sorta, perché in realtà non esiste uno studio più o meno approfondito in materia, dal momento che non si tratta di un fenomeno rilevante per il corretto svolgimento della vita collettiva di una società. O forse si? Dopotutto, è comunque una (pur minima) forma di benessere (i veri appassionati e collezionisti capiranno bene queste parole).

Ci si rende facilmente conto, comunque, che si tratta di un discorso che rischia di scadere in inutili filosofismi dell’ultim’ora. Perciò stiamo ben alla larga da qualsiasi freudiana memoria e, per contro, rivolgiamoci alla rete, probabilmente lo strumento attuale che meglio può aiutarci a comprendere questo simpatico fenomeno con qualche radice ancora seminata nel passato.

Vi siete mai chiesti perché non è difficile incontrare persone che, oggi, grazie alle interminabili possibilità offerte dal download “peer to peer” confessano, come fosse chissà quale inespiabile peccato capitale, la lussuria dell’aver scaricato centinaia di ore di musica senza esser mai riusciti a trovare il tempo necessario per asoltarla tutta? Forse perché starsene lì davanti ad un computer, anche se correttamente allacciato ad un amplificatore per un ascolto non limitato al solo congegno informatico, permette, certo, di prestare ascolto a qualsiasi nuovo o vecchio prodotto giunto alla nostra memoria grazie alla voglia di scoprire qualcosa che non conoscevamo o non avevamo approfondito fino in fondo; ma, oltre ad un suono poco profondo seppur di buon “bitrate” (converrete che la musica, oggi, è quasi esclusivamente un file, a partire dagli studi di registrazione fino ad arrivare ai supporti di ricezione), cosa offre l’mp3 (o il wave, l’aac, l’aif…sembra di parlare di sindacati) durante il suo ascolto se non (oltre ad un audio comunque accettabile) la visione psichedelica di un player virtuale dalle sembianze fantascientifiche in stile discesa su Giove kubrickiana?

Il nostro amico cd si colloca giusto un gradino più in alto rispetto al suo diretto discendente, concedendo un bagaglio di informazioni simile (minutaggio, numero di tracce, possibilità di “shuffle” dei brani, rewind, fast forward) comunque non disturbante se non a tratti graficamente gradevole, a seconda del modello di lettore utilizzato. Ma il vertice più alto del podio, signore e signori, lo occupa proprio il buon caro e vecchio vinile. Fandonie? Quisquiglie? Dicerie di un folle? Assolutamente no. Basta aprire Youtube per rendersene conto. Il mercato discografico ringrazierà (a proposito: vi siete mai chiesti perché è “tornato di moda” proprio il vinile in questi ultimi anni? A parte il discorso legato alla vendita di giradischi, tra l’altro spesso anche scadenti).

Da qualche anno a questa parte, infatti, è proprio il più grande canale di caricamento e condivisione video ad essersi reso paladino indiscusso di un particolarissimo metodo di “sharing” (per quanto ci riguarda) musicale. Basta, infatti, scrivere nella casella di ricerca la parola “vinyl” ed ecco che compaiono svariati video con, in comune, una caratteristica peculiare: riprendono, tutti, un semplice 33 o 45 giri nell’atto di riprodurre, tramite un apposito giradischi, la musica su di esso incisa.

Probabilmente, il predecessore diretto di questa curiosa modalità di condivisione di informazioni audiovisive è la cosidetta modalità “unpacking“, la quale consiste, in poche parole, nel girare un video amatoriale di se stessi nell’atto di scartare ed aprire un particolare prodotto in modo da far rendere conto, ad altri potenziali acquirenti, di cosa sia in esso contenuto e se, in concomitanza, valga la pena acquistarlo oppure no. Cosa guadagnarci? Assolutamente niente se non qualche migliaio di potenziali click alla propria pagina personale. Intanto, però, avendo toccato anche l’ambito produttivo musicale, l’ “unpacking” si è reso necessario (fosse anche solo per curiosità del caso) per esaminare in anteprima edizioni speciali o particolari (e costose) stampe di determinati dischi.

Quando questa particolare modalità di condivisione di informazioni audiovisive ha toccato anche il passaggio in esame di dischi in vinile o, soprattutto, di nuovi modelli di giradischi (mai morti entrambi, checché se ne dica), ecco spuntare il feticismo dell’occasione (che, non avendo un preciso termine di identificazione, potrebbe essere definito, magari come, “vinyl looking” o qualcosa di simile): veri e propri appassionati, reali artefici dell’eterna sopravvivenza del supporto, hanno fatto del vinile un oggetto non solo di miglior resa sonora (oltre che di consequenziale compravendita in fiere, mostre e pochi negozi sopravvissuti) ma anche e, per alcuni, soprattutto un vero e proprio elemento di godimento artistico. Cosa ci sarebbe, altrimenti, di veramente utile al genere umano se non il solo piacere, quindi, di “vedere” un disco suonare? E allora largo a migliaia di video riguardanti tanto semplici canzoni quanto (il vero godimento) edizioni speciali o limitate, rarità o prime stampe d’epoca (anche solo per poter dire, in maniera giocosamente infantile, “io ce l’ho e tu no!”) fatte suonare sul proprio giradischi di casa, meglio se direttamente collegato con la videocamera o con un qualsiasi registratore audio digitale utile a sincronizzare successivamente il sonoro al video assimilato.

Il sorriso e la gioia di sapere di non essere i soli folli ad operare simili scelte appassionate si allarga a dismisura nel trovarsi di fronte ad un utente in particolare, tale “gilmour509“, il quale, sul suo canale Youtube, ha cominciato ad inserire, si direbbe, vere e proprie operette di minuscola videoarte, giudicabili tali da semplici ma sostanziali fattori: tagli di inquadratura ben selezionati e vere e proprie scene montate (tra cui anche l’atto di prendere il disco dalla propria collezione e poggiarlo sul piatto) allo scopo di conferire il reale stato d’animo che il disco (per intero) suonato in quel momento potrebbe conferire a chi si lascia andare all’ascolto. Non mancano informazioni relative a dati particolari riguardanti l’opera (artista, data di pubblicazione, titoli dei brani, informazioni di carattere generale sull’opera) così come curiosa e assolutamente singolare è la scelta, suonando il bellissimo Time out! del Dave Brubeck Quartet, di dividere una vera e propria narrazione per note musicali condividendo l’inquadratura con due bei gattoni curiosi in ascolto su una comoda poltrona.

Tutto questo per amore. Amore per il fratello vinile.

Goderne per credere.

Stefano Gallone

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