Il Tour è ‘Froome de France’: ecco la corsa in una pagina

podio (Letour.fr)

Il podio del centesimo Tour: Froome, Quintana e Rodriguez (letour.fr)

Parigi – La ville lumiere ha accolto ieri sera l’arrivo dell’ultima tappa del Tour de France 2013, edizione numero 100 della corsa francese. Una gara che racconta il ciclismo e, con esso, la storia di Francia e del mondo. Su quelle strade si sono consumate passioni e rivalità, dispute e confronti, ma soprattutto hanno preso forma i rapporti umani: tra corridori, tra spettatori, soprattutto tra la gente e la corsa stessa. Perché il Tour è materia viva, è argomento di poesia. Non ne abbia il nostro Giro, ma la corsa in giallo non è grande solo per opera francese: è che il Tour è il Tour e nessun appassionato di ciclismo può sfuggire a questa poetica. La corsa può anche essere noiosa, a volte, il percorso insipido, spesso, e la grandeur francese intollerabile, sempre. Ma con questo vengono anche le grandi epopee del passato, un patrimonio che rende questa corsa speciale e unica. Come la sua maglia.

Abbiamo seguito il Tour per tre settimane, raccontandone la corsa e la classifica, i protagonisti e le sorprese. Ecco un po’ di pagelle, un riassunto di quanto abbiamo vissuto in queste settimane e una chiusura della nostra avventura.

Chris Froome: 9
Padrone e protagonista assoluto del Tour, il più forte a cronometro e in salita. Nulla da dire su questo ragazzol, che commette pochi errori e sempre per carenze della squadra. L’ascesa a Semnoz per alcuni simboleggia la sua debolezza umana, per altri è stata strategia: noi ci schieriamo con i secondi, perché piantato proprio non lo sembrava.
I dubbi sul doping hanno attanagliato la sua corsa: speriamo non ci sia bisogno alcuno di una revisione postuma di questa edizione. Il ciclismo ha bisogno di gente genuina: piuttosto telecomandata, ma genuina.

Peter Sagan: 9
Certo, non è stato un Tour perfetto come quello dell’anno scorso per il giovane slovacco, ma questa volta era cominciato male-malissimo, con una caduta in Corsica. È riuscito a riprendersi e a vincere, conquistando anche piazzamenti fondamentali per portare la maglia verde a Parigi, il suo scopo principale. Dopo una stagione in ombra, senza nessuna vittoria nelle grandi classiche, finalmente un risultato all’atezza. Così il voto.

Alberto Contador: 8
È stato l’unico ad avere il coraggio di sfidare Froome. Gli sono mancate le gambe e e ne abbiamo sofferto tutti. Con un Contador al meglio, questo sarebbe stato veramente un Tour fantastico, all’altezza dell’edizione numero 100.
Ha corso con intelligenza e coraggio, due doti che raramente si trovano assieme. C’è chi l’ha bocciato per il suo piazzamento, ma questo è anche frutto della corsa sulla difensiva degli altri. Lui ha lottato per il giallo di Parigi, non per un posto sul podio: d’altronde ha già vinto la corsa francese due (tre) volte, un podio in più o in meno non gli cambiano la carriera. Gliel’avrebbe cambiata, invece, l’impresa contro Froome. Non c’è stata ma va bene così: un pistolero ogni tanto può sbagliare un colpo, l’importante è che non smetta di sparare.

Marcel Kittel: 8
Quattro vittorie, il nuovo signore delle volate. Quasi da nove, ma serviva almeno una vittoria in più, anche se l’ultimo traguardo vale doppio.
È giovane, avrà modo di vincere ancora: segna la nuova generazione di velocisti, battendo Cavendish e Greipel. Simbolo di una Germania in forte crescita nello sport, anche sui pedali.

Nairo Quintana: 8
Il giovane colombiano ottiene un podio che all’inizio era pronosticato solo dai più arguti, da chi ha seguito a fondo la crescita di questo indio spumeggiante.
Il voto va al piazzamento e alla saggezza di corsa, un’abilità che pochi da giovani hanno e non tutti acquistano con l’età. Il suo Tour, però, non è stato brillante: raramente all’attacco, ha lottato sempre per traguardi minori: la maglia bianca, prima, il podio, poi. Ma un vero assalto a Froome, mai un tentativo di far vacillare la testa della corsa: l’effetto a cascata avrebbe potuto stravolgere tutto ma non ha avuto il coraggio.

trentin (letour.fr)

Matteo Trentin, l'unico azzurro vincitore di tappa (letour.fr)

Matteo Trentin: 8
Finalmente un sorriso azzurro sul podio: era da tre anni che aspettavamo una tappa, è arrivata con questo ragazzo gioioso e rubicondo, dal sorriso contagioso e dalla volata impressionante. Come dimenticare il suo volto stupito sul traguardo di Lyon?
Ha trascorso il Tour al servizio di Cavendish e, quando s’è preso una giornata di libertà, l’ha sfruttata fino in fondo. Ottimo passista, penultimo uomo del treno Omega, può essere uomo da classiche. La stazza da Rubaix ce l’ha tutta. E, comunque, ci ha regalato un urlo di gioia per questo Tour del centenario: grazie a lui, l’Italia non ha mancato l’appuntamento.

Joaquim Rodriguez: 7
Insipido. Rodriguez ha corso a malapena per il podio, e solo nelle ultime tappe. Il suo Tour, per il resto, è stato trasparente e inconsistente. Ma è il suo modo di correre, un approccio – infatti – che non gli ha mai regalato la grande vittoria. D’altronde non si può vincere un Tour, tantomeno un Giro, attaccando sull’ultima salita: serve coraggio, pianificazione e servono quelle gambe resistenti che lo spagnolo non sembra avere. E serve la testa del campione.
Un posto sul podio, certo, con ottimi miglioramenti a cronometro, ma anche la conferma di essere un corridore da posizioni di rincalzo e niente più.

Davide Malacarne: 7
Migliore degli azzurri a Parigi, 49°. Si distingue in effetti solo per questo e per un paio di attacchi a vuoto, ma il voto è d’incoraggiamento. Per lui e per la pattuglia italiana al Tour.

Moreno Moser: 7
Voto pienamente meritato dal giovane trentino, che ha trascorso due settimane al servizio di Sagan, per poi prendersi qualche libertà nelle ultime tappe. E che libertà! Terzo sull’Alpe, con una lunghissima fuga, questo ragazzo sembra avere le doti per stupirci in futuro. Lui e Aru potrebbero essere le nostre punte, non solo nelle corse di un giorno.

Alejandro Valverde: 6-8
Voto differenziato per lo spagnolo: grande mattatore, sempre con i migliori, forse l’uomo più in forma dopo Froome. Ma l’errore in pianura, quando ha perso 10 minuti nei vantagli, è imperdonabile. Forse quel giorno il Tour è morto del tutto: solo lui, combinato con Contador, avrebbe potuto stravolgere la corsa e mettere seriamente in crisi Froome e la Sky.

Team Sky: 6
Non è stato lo squadrone invincibile dello scorso anno. Tutt’altro. Perde un uomo, Kyrienka, in crisi e abbandonato dalla squadra, perché finisce fuori tempo massimo. Ne perde un altro, Boasson-Hagen, perché cade buttandosi in uno sprint di gruppo. Lascia da solo Froome a 100 km dal traguardo nella seconda tappa pirenaica. Non sono comportamenti da team che porta la maglia gialla.

Damiano Cunego: 4
Mai presente con testa e gambe al Tour, una rappresentanza di facciata. Cunego rimane ondivago, alternando buone prestazioni – di solito nelle corse di un giorno – a delusioni cocenti. Ora deve concentrarsi sul mondiale di Firenze, dove potrebbe essere protagonista, ma deve mettere in riga i suoi pensieri.

Evans, Rolland, Voeckler: n.p.
Fantasmi quasi invisibili. O fuori luogo. Per alcuni è la fine della carriera, per altri solo una tappa iniziale. Comunque sia, da onorare.

Con un Tour 2013 archiviato, si corre già all’edizione 2014. Vincenzo Nibali ha confermato la sua intenzione di concentrarsi sulla corsa francese – e ci piacerebbe lo facesse con la maglia di campione del mondo – e la sfida con Froome e Contador potrebbe segnare un’epoca. Si attende con trepidazione il percorso: con cronometro come quelle di Chorges, il siciliano potrebbe fare veramente male a tutta la concorrenza.

froome (letour.fr)

Froome con i plurivincitori del Tour: Indurain, Merck, Hinault (letour.fr)

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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