Il teletrasporto tra fantascienza e realtà: secondo la Cina, si può fare

Trasmesse informazioni alla sensazionale distanza di 16 chilometri

di Mara Guarino

Nei ricordi di molti appassionati, teletrasporto significa Star Trek

Pechino –  Quando si parla di teletrasporto, il rischio di risultare poco credibili si nasconde sempre dietro l’angolo. Un gruppo di scienziati cinesi è però pronto a  sciogliere le riserve dell’opinione pubblica grazie ad una serie di ricerche dagli esiti  straordinari: il teletrasporto fotonico non è più  fantascienza, tanto che potrebbe presto rivoluzionare i nostri sistemi di telecomunicazione.  A riferire di questa incredibile scoperta la prestigiosa rivista “Nature Photonics”. Con buona pace dei fisici più conservatori.

In realtà, il teletrasporto di dati non costituisce una novità assoluta nel panorama scientifico. In effetti, già in passato, alcuni studiosi erano riusciti nell’intento di far viaggiare informazioni nello spazio a velocità impressionanti. Si trattava però di spostamenti piuttosto ridotti,  nell’ordine di qualche metro. Per quanto interessanti da un punto di vista teorico, gli esperimenti erano stati dunque accantonati perché ritenuti poco utili sul piano pratico.

Ed è proprio in quest’ambito che risiede l’innovazione delle ricerche realizzate dalla University of Science and Technology of China, in collaborazione con la Tsinghua University di Pechino. Il principio di fondo è lo stesso delle esperienze precedenti: unire frammenti di materia e luce in modo tale che quel che accade all’uno riguardi anche l’altro, e viceversa. Tecnicamente parlando, si induce cioè un entanglement quantistico. Ma la differenza significativa degli esperimenti cinesi sta  proprio nella distanza percorsa: ben 16 chilometri!

Lo spostamento dell’informazione avviene dunque solo finché i fotoni restano uniti tra loro.  Nonostante l’uso di apposite fibre di conduzione, in precedenza, non era stato possibile mantenere la correlazione quantistica molto a lungo. Con un laser blu, un semiconduttore ed un cristallo di beta-bario borato, l’èquipe di ricerca asiatica ha però parzialmente ovviato al problema. I due fotoni si sono mantenuti uniti per quasi dieci miglia, vale a dire il tempo necessario per percorrere la distanza tra Pechino e una località della provincia di Hebei.  Il tutto muovendosi in un campo completamente libero.

Interessanti le ripercussioni sulla trasmissione satellitare

Non solo, anche il dato riguardante il livello di fedeltà è risultato incoraggiante. Al cambiamento di polarizzazione di uno dei due quanti di luce è corrisposto quello dell’altro nell’89% dei casi. Insomma, le basi per un nuovo approccio al sistema delle telecomunicazioni ci sono tutte. E con’interessante novità per gli amanti della privacy: la trasmissione di soli messaggi criptati, benché indistruttibili.

Spiegano gli universitari cinesi: “Sarà cioè impossibile ascoltare una conversazione telefonica che utilizza il teletrasporto quantico. Ciò perché i fotoni già legati non si uniranno con altri fotoni. E’ come se i fotoni fossero uniti per la vita, perciò anche se il messaggio venisse percepito, l’ascoltatore avrebbe comunque bisogno della chiave decodificata comunicata sulla tradizionale struttura telecomunicativa”.

Secondo gli autori del progetto è in realtà prematuro ipotizzare applicazioni che sconvolgeranno la nostra vita quotidiana. Tutto è possibile ma, certamente, non nell’immediato. Per ora, quindi, gli sforzi maggiori si concentreranno su esperimenti di trasmissione tra stazioni terrestri e satelliti. L’intenzione è quella di permettere alla nuova tecnologia di migliorare le comunicazioni con le navicelle spaziali orbitanti, consentendoci di fare qualche passetto in più nella conquista dello spazio.

Foto | via http://farm3.static.flickr.com;

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