Il senatore Cuffaro condannato a sette anni di reclusione per mafia

Sette anni di carcere per il senatore Totò Cuffaro. La sentenza è stata emessa in base all’accusa di favoreggiamento aggravato per aver agevolato la mafia e per rivelazione del segreto istruttorio

di Sabina Sestu

Che l’intreccio fra mafia e politica fosse forte e stretto lo si è sempre saputo, così come è risaputo che, accanto a personaggi tanto discussi e pronti a tutto pur di ottenere il proprio tornaconto personale, esistono figure altrettanto pronte a fare il loro dovere nella giustizia. In questa cornice possiamo far rientrare il processo d’appello svoltosi nell’aula bunker di Palermo che ha portato alla condanna a sette anni di carcere per Salvatore Cuffaro, ex governatore della regione Sicilia e attuale senatore dell’Udc. La condanna gli è stata inflitta per favoreggiamento aggravato alla mafia: nella sentenza di secondo grado la pena gli è stata aumentata di due anni rispetto ai 5 anni del processo di primo grado svoltosi due anni fa.

Assieme a lui altri 13 imputati, tutti condannati, tra cui Michele Aiello, il più importante imprenditore siciliano, ex manager della sanità privata, a cui è stata inflitta una pena di 15 anni e sei mesi di reclusione per associazione mafiosa, e Giorgio Riolo, ex maresciallo dei Ros, a cui sono stati dati 8 anni per concorso esterno all’associazione mafiosa. I fatti di cui sono stati accusati risalgono al 2001, anno in cui furono avviate le indagini sul boss palermitano Giuseppe Guttadauro che prevedevano anche l’uso delle cimici per intercettare le conversazioni che si svolgevano all’interno della sua abitazione. Ed è proprio sull’utilizzo delle cimici che verte l’accusa all’ex governatore della Sicilia, il quale avrebbe avvisato Aiello della loro presenza in casa del boss mafioso di Brancaccio. Guttadauro, una volta venuto a conoscenza di questa informazione, avrebbe rilevato la presenza delle microspie, elimandole e rendendo così vani mesi di indagini ed appostamenti.

Talpe all’interno della Dda (Direzione Distrettuale Antimafia) hanno permesso la fuga di notizie (da cui l’accusa di rivelazione del segreto istruttorio) che hanno portato, inoltre, all’arresto di alcuni esponenti delle forze dell’ordine.  Secondo l’accusa e secondo la terza sezione della Corte d’appello, presieduta da Giancarlo Trizzino, a latere i relatori Ignazio Pardo e Gaetano La Barbera, la fuga di notizie e l’avvertimento della presenza delle microspie hanno favorito l’intera associazione mafiosa e, per tale motivo, a Cuffaro è stata riconosciuta l’aggravante del favoreggiamento alla mafia.

So di non essere mafioso e di non avere mai favorito la mafia. Avverto, da cittadino, la pesantezza di questa sentenza che, però, non modifica il mio percorso politico“. Queste le dichiarazioni di Cuffaro all’uscita dall’aula bunker del carcere Pagliarelli, subito dopo il verdetto di condanna. “Ciò non vuol dire – ha continuato – che le sentenze non debbano essere rispettate dal momento che sono espresse dalle istituzioni”. Aggiungendo poi : “So di non aver mai voluto favorire la mafia e di essere culturalmente avverso a questa piaga, come la sentenza di primo grado aveva riconosciuto. Prendo atto però della sentenza della corte di appello. In conseguenza di ciò lascio ogni incarico di partito. Mi dedicherò, con la serenità che la Madonna mi aiuterà ad avere, alla mia famiglia e a difendermi nel processo, fiducioso in un esito di giustizia“.

Il 26 gennaio del 2008 Cuffaro viene costretto a dimettersi dalla carica di presidente della regione Sicilia e condannato all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per i reati di favoreggiamento e di rivelazione di segreto d’ufficio, dopo giorni di pressioni da parte dell’opinione pubblica. Tuttavia, nelle elezioni politiche dello stesso anno, Pierferdinando Casini lo candida alle consultazioni nazionali e lo definisce un “perseguitato politico”. Il 14 aprile 2008 Cuffaro viene eletto per la seconda volta senatore nel collegio Sicilia per l’Udc e dal 24 febbraio 2009 è membro della Commissione di Vigilanza della Rai. Ma non era stato interdetto in modo perpetuo dai pubblici uffici?

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