Il sanguinoso 1° maggio 1947 a Portella della Ginestra

Migliaia di contadini siciliani si radunavano da più di 50 anni, dal tempo dei Fasci siciliani, nel pianoro a metà strada tra i comuni di Piana degli Albanesi, San Giuseppe Jato e San Cipirello, in provincia di Palermo. Festeggiavano la festa dei lavoratori. Nel 1947, a Portella della Ginestra, il primo maggio fu  tinto di rosso

di Sabina Sestu

Portella della Ginestra

La prima strage dell’Italia repubblicana. Undici morti, due bambini e nove adulti.  27 i feriti. Tutti  vittime di una vittoria politica. A dirla come Carlo Lucarelli, è una brutta storia, fatta di intrighi tra mafia, politica e servizi segreti americani. Una storia complicata in cui si incontrano banditi famosi come Salvatore Giuliano (l’esecutore materiale), capimafia come  Salvatore Celeste (uno dei probabili mandanti), proprietari terrieri (contrari alla riforma agraria), esponenti dei partiti conservatori e Chiesa (entrambi anticomunisti). Sembra la trama di un film, con attori eccellenti degni di un Oscar, ma quella piana insanguinata è la straziante realtà di una delle tante pagine oscure della nostra storia, che a 63 anni di distanza non è stata ancora chiarita.

Una folla festante si riunisce verso le 10 del mattino attorno alla pietra di Barbato, dal nome del medico e dirigente contadino Nicola Barbato che per primo fece in quel luogo i suoi comizi propugnando e diffondendo le idee socialiste. Oltre a festeggiare la festa dei lavoratori, quell’anno si celebra anche la vittoria del Blocco del popolo alle elezioni regionali che si sono svolte 11 giorni prima. Una vittoria popolare cui i contadini di quella zona unanimi avevano contribuito. Giacomo Schirò, il segretario della sezione socialista di Piana, si accingeva a fare il suo discorso quando iniziarono a piovere centinaia di proiettili sulla folla inerme. Venti minuti di inferno e nessun luogo per ripararsi. Il sibilo dei proiettili e le urla strazianti che riempiono l’aria, questo resta nel ricordo dei sopravvissuti, di cui tanti bambini. Poi un silenzio irreale. Occorrono alcuni istanti per realizzare ciò che è accaduto e prestare i primi soccorsi ai feriti.

La vittoria del Blocco del popolo, lista che raccoglieva i partiti di sinistra, aveva creato disappunto non solo alla mafia e ai proprietari terrieri siciliani, ma anche agli Stati Uniti e alla Chiesa. La guerra fredda era già iniziata e l’impennata dei voti raccolti dalla sinistre riunite avevano allarmato chi voleva mantenere lo status quo. In quel lontano 1947 il movimento contadino siciliano era in grande mobilitazione e le idee comuniste e socialiste configuravano quel riscatto morale e materiale che essi intendevano raggiungere. La vittoria del Blocco, inoltre, era giunta nonostante gli atti intimidatori dei boss mafiosi: « Voi mi conoscete! – aveva gridato alla fine di un comizio, poco prima delle elezioni, il capomafia di Piana Salvatore Celeste – chi voterà per il Blocco del popolo non avrà né padre né madre».

Salvatore Giuliano

A sparare sulla folla fu la banda di Salvatore Giuliano, famoso bandito siciliano, ma ad armarla sono stati tutti coloro che avevano interesse affinché i diritti dei contadini rimanessero inappagati.  La voce popolare parla dei proprietari terrieri, dei mafiosi e degli esponenti dei partiti conservatori e i nomi sono sulla bocca di tutti: i Terrana, gli Zito, i Brusca, i Romano, i Troia, i Riolo-Matranga, i Celeste, l’avvocato Bellavista che durante la campagna elettorale aveva tuonato contro le forze di sinistra e chi difendeva gli agrari.  E la dimostrazione che dietro l’eccidio ci sia anche un movente politico nazione e internazionale sono le parole pronunciate dal ministro degli Interni Mario Scelba, quando dichiara che non c’è un “movente politico”, si tratta solo di un “fatto di delinquenza“. Ma Girolamo Li Causi, primo segretario del Partito Comunista siciliano e deputato alla Costituente, chiama in causa proprio il Ministro Scelba, accusandolo di essere coinvolto nella strage. Li Causi denunciò il massacro di Portella della Ginestra all’opinione pubblica e ne seguì gli sviluppi, individuandone la principale causa nella vittoria, alle elezioni regionali, dell’alleanza elettorale di sinistra in un contesto di scontro tra il separatismo isolano e il movimento contadino che chiedeva l’applicazione della riforma agraria.

Nella storia d’Italia il 1947 è un anno di svolta e la strage di Portella ha avuto un ruolo nello stimolare e accelerare questa sterzata, intrecciandosi con dinamiche che maturano a livello locale, nazionale e internazionale. C’è stato un matrimonio consensuale in cui interessi locali, nazionali e internazionali coincidono perfettamente. Il messaggio contenuto nella strage è stato pienamente recepito e da ora in poi a governare, accanto alla Democrazia cristiana che nelle elezioni del 18 aprile 1948 si afferma come partito di maggioranza relativa, dopo una campagna elettorale volta a esorcizzare il “pericolo rosso”, saranno i partiti conservatori vanamente indicati come mandanti del massacro.

FOTO/ via http://www.piolatorre.ithttp://sarodist.files.wordpress.comhttp://www.eventicalabria.it

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