Il Referendum in Turchia

12 Settembre. Nel 30° anniversario del Golpe Militare, la Turchia è chiamata al voto referendario per modificare 26 articoli della Costituzione

di Plinio Limata

L’attuale Costituzione, figlia del golpe del 1980, promulgata nel 1982, è composta da 177 articoli. Secondo i suoi sostenitori riflette pienamente i valori di Mustafa Kemal Ataturk: Democrazia, Laicità e Nazionalismo; ma la situazione ad oggi sembra quanto mai differente. A volere la riforma il primo ministro Erdogan, convinto sostenitore della modifica degli articoli, vista come un passaggio necessario per consolidare la democrazia e avvicinarsi alla legislazione europea. La maggioranza degli articoli sottoposti a giudizio referendario é infatti ritenuta progressista. I contenuti vanno dall’uguaglianza dei sessi alla discriminazione positiva, dal diritto di sciopero nel settore pubblico ad altre tematiche sociali. Le misure che, però, destano maggiore attenzione riguardano l’ambito militare: si prevedono, ad esempio maggiori poteri dei tribunali civili nei confronti dell’esercito, limitando di fatto i poteri dei tribunali militari.

Da segnalare che le modifiche costituzionali che i turchi si accingono a votare, non sono state ratificate in parlamento per la mancanza dei voti necessari, ma è stata raggiunta invece la soglia per consentire al presidente della Repubblica Abdullah Gül di indire il referendum costituzionale.

Recep Tayyip Erdoğan, leader Akp e primo ministro della Repubblica Turca

La consultazione si è, intanto, trasformata in un vero e proprio voto di fiducia sull’operato del governo e del partito di maggioranza, l’AKP (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo), che ricordiamo gode di un’ampia maggioranza da 8 anni. In caso di vittoria del no c’è chi addirittura prospetta la necessità di elezioni anticipate, sebbene le elezioni generali siano comunque previste per il 2011. Al momento i sondaggi sono quanto mai incerti, e seppur il referendum passi con il 50%  + 1 dei votanti, una vittoria risicata non sarebbe ritenuta dal Premier soddisfacente, visti i numeri della maggioranza. La campagna al voto si è fino ad ora svolta senza esclusione di colpi, tanto che l’opposizione ha accusato il governo di lavorare ad accordi segreti con il PKK (Partito di lavoratori del Kurdistan), finora sempre combattuto, pur di assicurarsi la vittoria. Inoltre, secondo il leader del maggior partito di opposizione, il CHP (Partito Repubblicano del Popolo), Kemal Kilicdaroglu, la riforma non avrebbe altri obiettivi che portare sotto il controllo dell’esecutivo il potere giudiziario e quello militate, da sempre colonne portanti del laicismo dello stato turco.  Kilicdaroglu ha allo stesso tempo ammesso di essere cosciente della necessità di apportare delle modifiche ad una Costituzione emanata in tempi completamente differenti, e si è per questo impegnato a farlo nel caso di una vittoria alle elezioni generali nel 2011.

LE REAZIONI - La Commissione Europea, che non ha mancato di esprimere un parere visto il ventennale processo di adesione della Turchia al blocco europeo, pur avendo espresso un giudizio favorevole, attraverso le parole del Capo del Direttorato per l’allargamento della UE, Michael Leigh, ha comunque criticato il  governo accusandolo di non aver favorito un dibattito pubblico,e ha allo stesso tempo espresso dubbi circa alcune norme come la sottoposizione del Consiglio Supremo dei giudici e dei Pubblici Ministeri all’operato del ministro di Giustizia. Sarà una corretta applicazione del principio a dimostrare la validità della norma in questione.

Orhan Pamuk, premio Nobel per la letteratura

Il referendum ha inoltre incassato ulteriori appoggi importanti: è da citare sicuramente la dichiarazione di voto del Premio Nobel Orhan Pamuk che appoggia il “Si”, sebbene abbia preso chiaramente le distanze dall’ AKP.

Come da prassi, le conseguenze politiche del Referendum avranno dei risvolti anche sul piano economico. La vittoria di un si, secondo molti continuerebbe ad avvalorare la stabilità di un paese che è uscito brillantemente dalla crisi. Tale sicurezza è però maggiormente manifesta nei giudizi di istituzioni ed organi esterni, perché è necessario sottolineare che di fronte all’estenuante contrapposizione tra favorevoli e contrari, la Confindustria Turca (TUSIAD) non ha una posizione ufficiale, dichiarando semplicemente che i propri membri voteranno secondo coscienza.

Ancora una volta, sembra che le idee più chiare le abbia chi non rischia nulla.

Foto: www.passaggioasudest.ilcannocchiale.it; www.nikonclub.it; www.it.wikipedia.org

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