Il musical su Gesù con le canzoni di Britney Spears

SPEARS: il Vangelo secondo Britney. Questo il titolo dello show che verrà rappresentato a Broadway

SPEARS: il Vangelo secondo Britney. Questo il titolo dello show che verrà rappresentato a Broadway

New York – No, non è una blasfemia, o forse potrebbe esserlo. Fatto sta che Britney Spears, la popolarissima cantante pop divenuta famosa con Baby One More Time, sarà al centro di un musical su Gesù Cristo. «SPEARS, The story of Jesus Christ through Britney Spears music», questo il titolo di una comunicazione che lo Snapple Theater di Brooklyn, New York, ha rilasciato a uso stampa.

Nel comunicato, che promette una prémiere ufficiale dello spettacolo nel teatro newyorchese per il prossimo 7 novembre, si legge una chiara introduzione al musical, che nega la volontà di ridicolizzare il divino:

Nessuna canzone è stata modificata, rendendo così il musical una vera e propria opera. Lo show, che ha originariamente debuttato nell’aprile 2012 al Glicker-Milstein Theather della Columbia University, ha venduto tutti i biglietti in un minuto, ricevendo un enorme accoglienza. SPEARS riesce ad affrontare il matrimonio (ideale) tra la Spears e Gesù in un modo che rispetta la divinità e mantiene gli spettatori coinvolti e intrattenuti

Cori Capik, Max Druz, Sara Miller e Christopher Vazquez, rispettivamente produttore, direttore musicale, coreografa e designer grafico, terranno lo spettacolo del 7 novembre a New York proprio per cercare dei finanziatori che permettano allo show di proseguire la messa in scena nella grande mela. In quel giorno, il teatro accoglierà due repliche di SPEARS, in modo da permettere agli eventuali interessati di prenderne visione, e contribuire alle spese legali per la registrazione del copyright (e c’è da immaginarsi, anche per le cause intentate dagli innumerevoli gruppi cristiani che popolano gli Stati Uniti).

“Stronger” per descrivere la forza di Gesù nel combattere coloro che lo accusavano di offendere Dio, “One More Time” per rappresentare la folla che lo chiamava a compiere i suoi miracoli, “Crazy” perché è il giudizio che ne diedero gli ebrei conservatori. Forse – ma forse – è un accostamento un po’ esagerato, ma nella land of opportunity la religione è da sempre al centro di rappresentazioni lontane dal nostro modo di vedere. Sarà un successo? Lo scopriremo dopo il 7 novembre.

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