Il Mattarellum: verso la riforma elettorale

Sergio Mattarella, ideatore della precedente legge elettorale

Sergio Mattarella, ideatore della precedente legge elettorale

Roma – La raccolta delle firme per il referendum sulla cancellazione del Porcellum e il conseguente ripristino del Mattarellum si svolse mesi fa in un clima di fortissima tensione e conflitto tra le forze politiche.

Il costituzionalista Gustavo Zabrebelsky scriveva su Repubblica che “se ci si incammina nella selva delle tante possibilità (elettorali), il risultato è e sarà la somma d’ipotesi contraddittorie che non si sommano nel risultato ma si elidono, con l’effetto di paralizzare la riforma e confermare la legge elettorale che c’è”.

Per questa palese impossibilità di raggiungere un accordo in Parlamento, il ripristino del vecchio sistema elettorale venne visto come l’alternativa più concreta e facilmente realizzabile per superare l’attuale Porcellum.

Votammo tre volte col Mattarellum: nel 1994, nel ’96 e nel 2001. Nato sull’onda dei referendum del 1991 e del 1993 che sorsero con l’obbiettivo di modificare le normative elettorali, la riforma che porta il nome dell’ex DC Sergio Mattarella fu il simbolo di un Italia che stava cambiando e di una politica  che iniziava a sgretolarsi e si avviava verso una nuova fase, quella della cosiddetta Seconda Repubblica.

Per questo col Mattarellum si volle dare un taglio al passato introducendo un sistema misto – maggioritario, elemento di forte discontinuità rispetto alle precedenti regole elettorali, per decenni arroccate su una logica strettamente proporzionalista.

Tuttavia, il problema di fondo della nuova legge elettorale fu che ai principi base, alle intenzioni e agli obbiettivi che mossero i suoi creatori, non seguì un reale cambiamento del nostro sistema. Esempio di ciò furono le liste civetta,  con le quali si aggirava il meccanismo dello scorporo, nato con l’intento di non premiare oltremodo i partiti maggiori che già avevano conquistato molti collegi nel maggioritario. Tali liste erano in realtà liste fantasma, alle quali si collegavano molti vincitori di collegio, facendo in modo che le cifre di lista dei loro “veri” partiti non subissero alcuno scorporo.

Il Mattarellum nacque per favorire l’instaurarsi del bipolarismo, ma ci si rese presto conto che non era facile “far funzionare bene un sistema maggioritario uninominale in un contesto dove ci sono tanti partiti” (così Roberto D’Alimonte sul Sole24Ore).

Il Mattarellum

Il Mattarellum

Il meccanismo, nonostante quella soglia del 4% che spingeva alla creazione di coalizioni, garantiva comunque, grazie al recupero proporzionale, la presenta di quei partiti che non erano certo “a vocazione nazionale”; e la stabilità politica e governativa tanto agognata rimase una chimera.

La prima legislatura dopo l’entrata in vigore del Mattarellum (la XII) durò due anni con due governi differenti (Berlusconi I e Dini); la seconda (XIII) arrivò sino alla fine, ma dopo esser passata attraverso quattro governi (Prodi I, D’Alema I, d’Alema II e D’Amato); allo stesso modo la XIV legislatura dovette vedere due governi Berlusconi prima di giungere alla fine.

Tommaso Tavormina

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