Il gioco elettorale: Olbia. Non solo Milano

Gianni Giovannelli

Roma – La campagna elettorale è in chiusura, i giochi si sono fatti sporchi, soprattutto perché il voto amministrativo in molte grandi città italiane rappresenta la prova del fuoco per le parti politiche che, in questo periodo, non si stanno certo distinguendo per coerenza e correttezza.

I Comuni italiani coinvolti sono 1310, tra questi ci sono 11 grandi città – nonché province – in cui la tensione per il voto è alta. Sotto i riflettori ci sono soprattutto Milano, Napoli, Torino e Bologna.

Ma non dimentichiamo che al voto andranno anche 96 Comuni sardi, dove si sta facendo di tutto per spodestare il potere del Pdl e fornire un’alternativa valida che sia realmente in grado di gestire un territorio che da tempo affronta diversi problemi, soprattutto di carattere ambientale.

Il caso della città di Olbia è emblematico non solo per quanto riguarda la Sardegna, ma un po’ per tutti i centri urbani italiani.

La sfida coinvolge soprattutto due candidati alla poltrona di sindaco: Gianni Giovannelli, candidato della Coalizione civica in cui convergono tutte le forze antiberlusconiane, e Settimo Nizzi, vice coordinatore regionale del Pdl. A questi due personaggi si aggiungono altri quattro candidati, che potrebbero rendere necessario andare al ballottaggio.

Chi sono i due protagonisti della sfida di Olbia? Gianni Giovannelli, nato nel 1956, già sindaco di Olbia dal 2007 – eletto con il 66,9% dei voti e subentrato proprio all’eterno rivale Nizzi – è stato per lungo tempo un uomo di Forza Italia prima, del Pdl poi. Dopo i contrasti con la propria maggioranza e le dimissioni di 21 consiglieri comunali, ha abbandonato il Pdl, stanco delle lotte intestine al partito, che ormai si consumano anche su scala nazionale. Oggi è l’uomo di punta della Coalizione civica e incarna l’antiberlusconismo che in Sardegna dilaga.

Onorevole Settimo Nizzi, classe 1957, anche lui già sindaco di Olbia per due mandati, dal 1997 al 2007, predecessore di Giovannelli, ex compagno di coalizione in Forza Italia. Dal 2008 ha un seggio da deputato, tra le fila del Pdl. Nizzi ha contribuito non poco allo sgretolarsi della giunta Giovannelli a cui sono seguite una serie di separazioni interne al centrodestra, tanto che secondo molti addetti ai lavori, e non solo, l’azione di Nizzi è sempre stata mirata a riconquistare lo scranno più altro del consiglio comunale, a cui si è ricandidato sotto i colori del presidente del Consiglio.

Questa tornata elettorale potrebbe portare a sconfiggere lo strapotere del Pdl in Sardegna, soprattutto visto il

Settimo Nizzi

malcontento dei cittadini, che non hanno tratto alcun beneficio dalle amministrazioni uscenti, ma che tutt’al più hanno assistito ad un vergognoso gioco di potere.

Olbia negli ultimi anni ha dovuto affrontare due fenomeni divergenti: una crescita demografica quasi esplosiva e il rarefarsi dei posti di lavoro, morbo che attanaglia tutta Italia in realtà. L’industria è in crisi e a questo si aggiunge la vertenza Meridiana e i rincari sulle bollette Tarsu. Senza considerare il giro di denaro sempre più scarso che non fa che alimentare il circolo vizioso della crisi.

Le risposte dei due candidati a questi problemi sono state formalizzate nei programmi elettorali, nettamente differenti. Da un lato Giovannelli sceglie le dinamiche delle scelte condivise, del servizio al cittadino – cos’è una lista civica se non cittadini eletti da cittadini al servizio degli altri cittadini? – in primo luogo con la revisione degli appalti in corso – gas e cimitero sollevano non poche polemiche – poi la pianificazione urbanistica e, naturalmente, il lavoro.

Dall’altra parte Nizzi si è gettato nella classica campagna elettorale destrista: un numero abnorme di posti di lavoro promessi e la riduzione delle tasse. Solita vecchia storia.

Il fatto che Giovannelli – convinto uomo di destra – abbia saltato lo steccato e scelto di coalizzarsi con Pd e Fli, certo vorrà dire qualcosa in una prospettiva di analisi: il Pdl è stanco di se stesso, incapace di rinnovarsi, fermo su idee stantie, comode per mantenere il potere e affossare le classi più basse, ormai private non solo del lavoro, ma della scelta.

I cittadini di Olbia, come tutti gli altri cittadini, dovrebbero agire con coscienza e scegliere un voto elargito con cognizione di causa. Sottostare alle logiche del voto di scambio ha portato il nostro Paese molto, molto in basso. È arrivato il momento di iniziare a riscattarci.

Certo le nostre aspettative, da qui a cinque anni, potrebbero essere deluse e allora potremmo decidere di cambiare di nuovo idea e dare il voto a qualcun altro. Ma ora è il momento di fare in modo che si scateni un cambio di guardia.

Agli ipotetici assenteisti non si può che dire: non votare vi priva del diritto di lamentarvi, se le cose dovessero poi andare peggio di come stanno andando ora.

Francesca Penza

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