Il futuro della nostra lingua è l’itanglese

Crescita vertiginosa dei termini inglesi nella lingua parlata e scritta: in testa i settori marketing e tecnologia

di Laura Dabbene

Un dizionario d’inglese

Sull’ultima edizione del Grande Dizionario della lingua italiana di Aldo Gabrielli, per l’editore Hoepli, è già codificato. L’itanglese è “la lingua italiana usata in certi contesti e ambienti, caratterizzata da un ricorso frequente e arbitrario a termini e locuzioni inglesi”. Una ricerca presentata all’ultimo convegno di Federlingue,  l’associazione italiana che raggruppa le società di servizi linguistici di traduzione, interpretariato e apprendimento delle lingue straniere, ha mostrato come nell’idioma nazionale si stia sempre di più affermando l’uso di lemmi anglosassoni. La rilevazione, a cura della società di traduzioni Agostini Associati, è stata condotta sulla base di un questionario web sottoposto ad un campione di un centinaio di utenti di età compresa tra i 25 e i 50 anni: nell’84% degli intervistati e’ stato chiaramente riscontrato il fenomeno linguistico dell’itanglese.

L’uso di anglicismi nella nostra lingua non è certo una novità, ma il loro aumento esponenziale è dato recente e il fenomeno sta assumendo dimensioni inaspettate al punto da indurre molti a credere che vi sia una vera e propria colonizzazione dell’idioma nazionale  ad opera dell’inglese, con la collaborazione degli italiani stessi che, ormai in molti settori, preferiscono usare una parola straniera anche quando è disponibile un corrispondente nella lingua madre. Questo è un nodo cruciale della questione. È lecito ed accettabile infatti inserire un termine o una locuzione inglese in un contenuto se esso è entrato nei dizionari italiani più accreditati, se non è disponibile una traduzione anche tramite più parole, o se questa risulta ambigua, se il termine o la frase costituiscono un marchio registrato o un nome proprio, o ancora se si è di fronte ad uno slogan pubblicitario. Sarebbe preferibile invece evitare il ricorso ad idiomi stranieri in tutti gli altri casi, in particolare nella redazione di testi scritti. Quando la percentuale delle locuzioni inglesi all’interno di un contenuto in lingua italiana è superiore al 5% del totale dovrebbe suonare un campanello d’allarme linguistico, soprattutto se si considera che in media ogni italiano usa appena 2000 parole sulle circa 270-300.000 che costituiscono il patrimonio terminologico della lingua italiana.

Italiano lingua dell’amore e dei sentimenti

È risaputo che il settore in cui il ricorso a parole inglesi è più frequente è quello informatico e, più in generale, delle nuove tecnologie. Soltanto dal mondo del web e dei social network sono piombati nell’uso comune neologismi come taggare, postare o anche twitterare. Ma anche un ambito come quello commerciale è sempre più soggetto all’uso, talvolta abuso, di anglicismi. Sono ancora i dati di Agostini Associati a mostrare che, nel 2008, i dieci termini inglesi più ricorrenti appartenevano tutti ad un contesto di marketing aziendale: Look, Business, Fashion, Perfomance, Competitor, Annual Report, Mission, Buyer, Brand e Switch.

Ma mentre gli italiani, soprattutto se giovanissimi, lentamente abbandonano la lingua nazionale per sentirsi più cool, un gruppo di 320 linguisti interpellati dalla società di traduzioni londinese Today Translation ha riconosciuto che l’italiano è la lingua più romantica del mondo, quella più adatta ad esprimere emozioni e sentimenti amorosi. Con il 45% dei consensi il nostro idioma ha superato il francese (40% delle preferenze) e distanziato anni luce non solo lo spagnolo e il portoghese, ma anche l’inglese. Insomma, parafrasando Woody Allen, non è vero che Tutti dicono I love you.

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5 Risponde a Il futuro della nostra lingua è l’itanglese

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    Daniela Dioguardi 10/03/2010 a 12:15

    Peccato che in pochi abbiano coscienza di quanto la nostra lingua sia preziosa, ricca e, sotto certi aspetti, ineguagliabile. Dubito, tuttavia, che le cose possano cambiare. E’ la legge del più forte che impera, sempre e comunque: l’inglese è la lingua dell’economia, o peggio, dell’economia globalizzata e non c’è molto da aggiungere. Difenidamo il nostro idioma finchè possiamo, noi che vogliamo.Viva la Bellezza! Viva l’Italiano!

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    Gianluca Guarino 11/03/2010 a 15:24

    mmm difficile prendere una posizione. perciò vediamo se esistono delle verità da cui partire:
    - l’inglese è la lingua barbara di un popolo barbaro (permettetemelo!)
    - i barbari hanno conquistato mezzo mondo
    - la lingua barbara è globalmente diffusa
    - la tecnologia parla inglese
    - la tecnologia significa progresso (in occidente)
    - conoscere l’inglese è segno di civiltà (???)
    - la società è sempre +materialista
    - il materialismo richiama il principio di economia
    - l’inglese è lingua economica perchè poco complessa e facilmente assimilabile
    - la comunicazione è l’ultima rivoluzione industriale (dovremmo essere nell’era informatica)
    - la comunicazione implica velocità di trasmissione (soprattutto in epoca di globalizzazione)

    veramente non so. detesto anche io l’ottusità di certi specialismi linguistici. i grafici si esprimono solo con paroline d’oltremanica molto esotiche, suggestive. ma la suadenza della nostra lingua è imparagonabile. che studiassero Dante, lui si che è un creativo! poveri quelli che non sanno cos’è la poesia. poveracci quelli che studiano slogan (eccolo qua, manco te ne accorgi e spunta il seme della barbarie!) per vendere prodotti.
    ci vorrebbe un po’ di buon senso, onestà, passione per i contenuti e non solo per le forme (che pure sono importanti, ma non soverchianti). questione di moda, e la moda è seguita da chi non si fa crucci simili.
    mah…parola a voi. (rimango cmq tendenzialmente solidale con Daniela.)

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    Laura Dabbene 13/03/2010 a 18:50

    è davvero un piacere constatare che il dibattito sulla nostra lingua, sul suo uso e sul suo futuro suscita interventi così accesi e partecipati. Grazie a Daniela e a Gianluca…si uniscano a loro tutti quelli che, senza nulla togliere ai vantaggi di avere un idioma “internazionale” come l’inglese, credono che la ricchezza lessicale dell’italiano vada difesa e diffusa. Un consiglio su come farlo? Leggere e invitare tutti a leggere!

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    Simone 15/06/2010 a 18:01

    Sono contento di vedere che non sono uno dei pochi strenui difensori della lingua italiana, l’idioma della poesia e del sentimento. Sebbene sia innegabile l’importanza dell’inglese in quanto lingua internazionale, mi sento di dissentire da tutti coloro che ne abusano in maniera oscena. Appoggio pienamente la definizione di Gianluca dell’inglese come “lingua barbara”: d’altronde non si può certo dire che l’inglese abbia la stessa ricchezza lessicale e l’eufonia tipica dell’italiano. Basta un veloce studio etimologico per rendersi conto di quanto la nostra lingua abbia conservrato la squisita impronta della clissicità greca e latina. Pertanto, nulla togliendo all’utilità pratica dell’inglese e alla sua meravigliosa letteratura, da buon classicista penso che bisognerebbe propugnare un’eliminazione della “barbarie” e accendere un nuovo interesse per la cultura classica e quella italiana.

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    remo 11/02/2012 a 20:17

    Il problema non è legato alla (falsa) predominanza dell’inglese a livello globale, ma dalla nostra passività e dal nostro senso di provincialismo! mi spiego meglio: anche le altre grandi lingue,fracese, spagnolo, tedesco, cinese, ecc. risentono della concorrenza internazionale dell’inglese, eppure da loro si traduce molto più che da noi. Non è quindi un destino ineluttabile di ogni lingua, ma è colpa dei parlanti che si lasciano affabulare da un’aura di prestigio inesistente ferso una lingua straniera.

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