Il cinema inglese, miniera inesauribile

 

Il discorso del re

Se la Gran Bretagna riuscisse a trattenere entro i propri confini tutti i cineasti che forgia, Hollywood verserebbe lacrime amare. Basti immaginare quanto diverso sarebbe stato lo scenario statunitense dell’ultimo decennio senza i vari Sam Mendes, Christopher Nolan e Danny Boyle, senza dimenticare Mike Newell, Paul Greengrass e nomi ormai storici come i fratelli Scott. Eppure, nonostante queste massicce migrazioni, la cinematografia inglese resiste e si amplia con costanza, sospinta da un nugolo di autori per nulla avezzi all’espatrio che hanno costruito la propria carriera nella terra natia.

In Italia, nella classifica incassi annuale, il cinema britannico occupa la terza posizione (4,56% del totale, in crescita rispetto la stagione passata). Prima di esso solamente produzioni nostrane (48,44%) e Usa (43,44%), duopolio irremovibile. Per gli altri paesi solamente briciole. Le cifre inglesi trovano diretto riscontro nei riconoscimenti ottenuti in tutto il globo, culminati quest’anno nell’Oscar per Il discorso del Re.

Il costante sviluppo cinematografico d’oltremanica non stupisce perchè naturale conseguenza di una filosofia primaria, in Italia sempre più dimenticata: investimento. Ovvero fiducia e sostegno, le basi per qualunque evoluzione di mercato. Incrementare qualità e quantità è una costante dell’intero settore audiovisivo del Regno Unito, terra in cui filoni e sottogeneri si susseguono da tempo immemore e nuovi autori fioccano regolarmente. A giudicare dai loro progetti in cantiere, la tendenza positiva proseguirà ulteriormente al rialzo anche nell’immediato futuro. Nel frattempo, molti cineasti britannici già affermati non sentono necessità di ricorrere alle megaproduzioni e pianificano i prossimi lavori fra patria e dintorni.

David Yates, meglio conosciuto come l’uomo che ha firmato più capitoli della saga Harry Potter, nonostante corteggiamenti e porte spalancate in tutta Hollywood ha deciso di produrre in Inghilterra il suo prossimo lavoro, un dramma bellico. Si intitolerà St. Nazaire. L’eclettico Peter Greenaway sta invece girando l’Europa. Appena terminerà le riprese in Croazia di Goltzius and the Pelican Company si recherà ad Amsterdam per 4 Storms and 2 Babies, commedia romantica in cui una donna rimane incinta dopo un menage à trois. L’estroso regista intende dirigere pure Eisenstein in Guanajuato, incentrato sul viaggio fra Stati Uniti e Messico del maestro sovietico.

Anche Michael Winterbottom ha in mente tre progetti. Il più immediato è Seven Days con Shirley Henderson (Life During Wartime), in fase di montaggio; seguiranno Bailout con Jack Black e il drammatico Trishna, per il quale sono stati scritturati Freida Pinto e Riz Ahmed (Four Lions). Il film rileggerà in chiave contemporanea il Tess of the d’Urbervilles di Thomas Hardy e sarà ambientato in India.

L’altra verità è uscito nelle nostre sale pochi mesi or sono, ma la realizzazione avvenne un anno e mezzo fa. Tempo sufficiente per rimettersi all’opera, difatti l’instancabile Ken Loach è nuovamente sul set. Il suo nuovo film si chiama The Angel’s Share e presenta un cast rigorosamente british: Roger Allam (Tamara Drewe, The Queen) e William Ruane (Sweet Sixteen, Il vento che accarezza l’erba) sono fra i protagonisti. Sceneggiatura affidata allo storico collaboratore Paul Laverty.

 

Ken Loach, baluardo del cinema inglese

Dopo una lunga serie di produzioni e co-produzioni inglesi ed europee, Stephen Frears farà ritorno negli States per Lay the Favourite. Trattasi di una commedia indipendente, nonostante il cast da gran galà: Bruce Willis, Vince Vaughn, Catherine Zeta-Jones e Rebecca Hall.

Di Kevin Macdonald dovremmo vedere a breve The Eagle, avventuroso film in costume marcatamente hollywoodiano. Dopo la conclusione del documentario Marley, attualmente in fase di sviluppo, il regista tornerà in patria per dirigere How I Live Now. Trattasi di un dramma romantico, narra di una 15enne mandata in vacanza estiva in Inghilterra per conoscere i cugini mai incontrati prima. La giovane s’innamorerà di uno di loro, ma il sentimento verrà osteggiato da pesanti scontri famigliari.

Il giramondo Michael Radford, a breve sugli schermi con il documentario Michael Petrucciani-Body & Soul, ha finalmente terminato le riprese di La Mula – produzione spagnola con Maria Valverde – e non intende fermarsi. Entro pochi mesi sarà nuovamente sul set per dirigere King Lear, protagonista Al Pacino. Radford sembrava designato anche per la regia di Castro’s Daughter, scritto da Robert Moresco e Nilo Cruz (rispettivamente Oscar per la sceneggiatura di Crash e premio Pulitzer), ma il comando del progetto pare essere infine stato affidato allo stesso Moresco. Nel cast Paz Vega, Daniel Bruhl e Mia Maestro.

Mathias Falcone

 

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Una risposta a Il cinema inglese, miniera inesauribile

  1. avatar
    marty 18/05/2012 a 17:13

    non ne so molto di registi il testo letto però mi ha fatto piacere :)

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