Il Cimitero, l’antisemitismo e i libri che si scrivono da soli: incontro con Umberto Eco

Roma - Interno del Caffè Letterario

ROMA – Sembra che fatichi quasi, la poltroncina arancione del Caffè Letterario di Roma (via Ostiense, 95), a contenere la possente molte del Professor Umberto Eco, invitato lo scorso martedì sera, 1 febbraio, a parlare del suo ultimo libro, Il cimitero di Praga.

L’evento, organizzato dal Centro di Cultura Ebraica della capitale diretto da Miriam Haiun, ha visto riuniti attorno all’autore l’Onorevole Furio Colombo, Marcello Pezzetti del nascente Museo della Shoah di Roma e Benedetto Carucci Viterbi, dirigente scolastico della scuola ebraica media e superiore di via Portico d’Ottavia, nel cuore del ghetto romano.

«Il lettore modello è quello che fa sì che un libro sia molto più intelligente e interessante di quanto non l’abbia creato il suo autore». Così Umberto Eco, ultimo a prendere la parola dopo le riflessioni affidate agli intervenuti, ha esordito ringraziando di aver trovato sul palco, a dibattere, esattamente dei lettori modello, capaci di osservazioni ed interpretazioni sottili, di cogliere sfumature e significati profondi di un testo complesso, il cui approccio non è certo facile.

Concordi i conferenzieri nel riconoscere l’inconsistenza di un attacco polemico mosso, anche in ambiente ebraico, al romanzo di Eco, cioè di aver attirato l’attenzione su testi ed ideologie chiaramente antisemite correndo il rischio di conferirgli nuova forza. Partendo da questo dato di fatto tanti sono stati gli aspetti evidenziati, tutti in qualche maniera elementi chiave del Cimitero.

È stato Rav Carucci Viterbi a sottolineare il tema cuore del libro, quello del rapporto tra realtà e finzione, ma soprattutto tra dati reali e loro manipolazione per la costruzione di una realtà altra e diversa, fittizia, utile e rispondente alle necessità contingenti del momento. Questo è ciò che fa il protagonista del romanzo, Simone Simonini, che con straordinarie abilità combinatorie crea dei documenti falsi, ma capaci di essere all’origine di tragedie e catastrofi reali. L’intreccio narrativo, fitto e complesso, è esso stesso frutto di combinazione di elementi – tra cui moltissime fonti storiche – ma nello stesso tempo il riesce a svelare i meccanismi della falsificazione, a mostrare quanto la parola possa essere pericolosamente strumentalizzata.

Falsificazione e manipolazione del reale anche al centro dell’intervento di Pezzetti, che per ‘deformazione professionale’ privilegia il punto di vista storico e le sue implicazioni sociali. Insiste sulla violenza con cui il sentimento antisemita è narrato nel libro e lo legge alla luce della violenza stessa della società in cui si svolge la vicenda, una società capace di costruire un pregiudizio su luoghi comuni, senza conoscere, senza mai neppure venire a contatto con un solo ebreo. Già, non ci sono in fondo, concretamente, personaggi ebrei nel romanzo, ma l’ebreo è ovunque. L’ossessione dell’ebreo, è ovunque. E da questa cresce l’antisemitismo che, secondo Pezzetti, l’opera non contribuisce affatto ad alimentare, anzi, mostrandone i fondamenti teorici, i testi classici e i relativi autori può aiutare nel difficile percorso di studio e conoscenza di questo fenomeno, necessità che dovrebbe essere primaria per l’uomo contemporaneo.

L'On. Furio Colombo

Approccio politico, naturalmente, quello dell’Onorevole Colombo. Tocca il tema del potere come compare nel libro, un potere apparente, che «è sempre altrove», per cui spesso ci si trova davanti ad una sua rappresentazione più che alla sua reale e concreta essenza. Così è talvolta anche per la Storia, grande «messa in scena» come nel romanzo si vede nella pagine sull’impresa garibaldina e gli eventi risorgimentali. Eppure nella storia, della letteratura e non solo, Il cimitero di Praga è destinato ad entrare, perché esempio supremo di come un’opera di finzione possa assumere un altissimo valore pedagogico: nella brutalità con cui trasmette il messaggio d’odio razzista rappresentato dall’antisemitismo mostra come chi cova e nutre tali sentimenti non possa – e non debba – mascherarsi dietro il paravento del «non lo sapevo». «I candidi» li chiama Colombo, coloro che neppure sanno di essere razzisti e per questo tanto più pericolosi perché convinti di agire e di essere nel giusto: condivisibile o meno, il paragone offerto è stato con alcuni sindaci leghisti, che mentre promuovono discutibili controlli di polizia nei confronti di chi «sembra extra comunitario» sono certi di agire in nome della sicurezza e di rispettare il principio per cui tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge e alle istituzioni. Conclude con il richiamo alla Shoah, perché proprio il finale del libro di Eco si allunga verso quelli che saranno gli esiti novecenteschi della diffusione dei Protocolli di Sion: il Mein Kampf di Hitler, il razzismo biologico del Nazismo e l’Olocausto. Colombo, che fu tra i firmatari della legge che ha istituito in Italia la Giornata della Memoria, presenta la Shoah sotto un profilo a cui forse pochi avevano pensato e dice «Quella legge è stata fatta per gli Italiani, per ricordare loro che la Shoah è stato un delitto italiano».

Umberto Eco

Raccoglie il Professor Eco tutti gli stimoli e le osservazioni nate da questi tre lettori modello, conferma punti di vista, riconosce di non aver affatto ‘premeditato’ alcune interpretazioni sorte durante la serata, ma soprattutto ci racconta di come «i libri si scrivano da soli: l’autore pone l’idea seminale e poi non può fare più nulla. Il resto va da sé e, in particolare, i libri finiscono da soli». Così spiega di aver dovuto seguire il suo protagonista, autonomo ormai, e l’intrecciarsi della sua vita con gli eventi risorgimentali in Sicilia, senza pensare che l’uscita del romanzo sarebbe coincisa con l’anniversario dell’unità d’Italia. E sulla ciclicità della storia, che fa sembrare temi e personaggi così affini alla contemporaneità, non chiama in causa motivi metafisici o vichiane teorie su corsi e ricorsi, ma soltanto «l’immensa stupidità umana».

Cita Julian Assange e Wikilileaks, e poi Hanna Arendt e il suo The Origins of Totalitarims (1951), e ancora l’antisemitismo socialista e a quasi due ore dall’inizio della serata esclama «Forse ci sarebbe altro da dire…ma me ne sono dimenticato».

Laura Dabbene

Foto via: http://www.puralanadivetro.it; http://www.paolorodari.com; http://www.liberainformazione.org; http://www.cancelloedarnonenews.com

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Una risposta a Il Cimitero, l’antisemitismo e i libri che si scrivono da soli: incontro con Umberto Eco

  1. avatar
    Giorgio 25/03/2011 a 16:35

    ATTENTI: lettori.

    Il furti magister: dalla rocchetta alla cotta da Balanzone

    Il plagiatore teologico e i furti letterari di un cattocomunista pingue e brutto e untuoso maialotto ingrassato dalla sinistra: guardate che faccia. Codesto era un chierichetto dell’Azione Cattolica e poi comunista per chissà quale evento (immaginabile e comune in sagrestia). Questo individuo, grazie alla sinistra che formò a suo talento la scuola del dopoguerra, è creduto importante per aver stracopiazzato la teologia medievale (Tommaso, Roscellino, Occam et cetera) nonché semiologi e linguisti dei nostri tempi (Peirce, Barthes, Chomsky, De Saussure et cetera). Codesto non ha mai scritto nulla di originale. Codesto riesce a gabbare gli ignoranti appena cambiando un nome. Per esempio, mutando Guglielmo da Occam in Guglielmo da Baskerville e, copiando testi delle conversazioni teologiche medioevali, ti scrive il romanzo. Codesto ritiene il lettore talmente ignorante che, esposto il nominalismo nei furti, si diventa giocoforza atei oppure comunisti. Questo plagiatore di Roscellino, negando la realtà agli universali (essenze), annulla la distinzione con l’esistenza e pensa di confutare l’ontologia tomista. Si immagini un po’. Questo cattocomunista arricchito plagiando vale una virgola del nostro Vate? Molti dicono di sì, altri dicono di no e pensiamo che tant’è.

    O frate Umbertino da Casoria, par che tu paventi il rischio della democrazia: Berlusca come Hitler. Leggesi tal vaticinio ne le Décadent o nelle bustine Panini? E’ cosa certa che abbondi il tuo scibile? O almeno in egual misura a quel del Vate? E però voglio andar comparandovi. Vate mio, perdono. Sono cose che succedono. Perdonami il paragone. Perdona l’evocarti al par di Umbertino. Tu, sì elegante e poderoso, di certo sorridi: chissà dove, chissà dove. Se nei firmamenti o se adagiato su gli asfodeli dell’Ade. Sai che Umbertino fu angelico chierichetto? Sai che ardì studiare l’Estetica dell’Aquinate? Sai che indi approdò al cattocomunismo? Sai che ardì cimentarsi con un “romanzo della Rosa”? Non con tre (come fu congeniale a te). Sai che i suoi libri sono fatti di e da altri libri? Plagia, plagia quel furbo balanzone. Forse ardì pur qualche lirica dal nome “Rosa”, ma fu solo un ardire? Vate, allorché tu componesti quel carme, contavi appena anni 16 ma non da chierichetto addobbato. E però dicesi che la cultura è di sinistra. Sai che Umbertino laureossi in filosofia? Fu quell’ignorante con nome Giovanni e cognome Gentile a poggiar l’alloro sulla di lui coccia? Sai che Umbertino studiò pure Occam? Sai che scoprì l’acqua calda o “nominalismo” che dir si voglia? Quel panzerotto imbottito, quel gran “furti magister”: non potendo vantare altro da un misero “Capitale” o da un quadernino di Gramsci, tentò il plagio della Traditio medioevale. Quasi niuna cosa gli fu aliena, quasi “omnia” tentò, quasi tutto ardì (romanzo, filosofia, semiologia) tranne il poetare, quasi tutti infatuò, quasi tutti gabbò: figli dei fiori, studentelli oppiati nonché professorucoli sessantottini con il 18 politico a libretto.

    Rispondi

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews