Il caso Murri: la prima volta che la morte diventò “spettacolo”

linda murriBologna – Sesso, adulterio, complotto e omicidio. Questi furono gli ingredienti essenziali di quello che, a memoria italiana, è ricordato come il primo “processo spettacolo”: il caso Murri.

Il delitto – Nel 1902, il conte padovano e proprietario terriero, Francesco Bonmartini, venne torvato cadavere, in avanzato stato di decomposizione, nella sua casa di via Mazzini, 39 (oggi Strada Maggiore), nel cuore di Bologna. L’uomo era stato colpito da una dozzina di coltellate di cui almeno una mortale alla carotide.

L’abitazione era in grande disordine. Sangue ovunque. Sul comodino 2 bicchieri e una bottiglia di champagne. Tra le lenzuola del letto un paio di mutandine femminili. In bagno, degli asciugamani intrisi di sangue. Gli inquirenti arrivarono a queste prime conclusioni: il conte aveva o aveva avuto un incontro galante. Colto alla sprovvista, l’assassino o gli assassini lo avrebbero aggredito costringendolo ad usare gli asciugamani per fermare l’emorragia. Infine, lo avrebbero colpito a morte alla gola e derubato. Si cercò, dunque, una donna.

I protagonisti – Le cronache ricordano Bonmartini come un donnaiolo, rozzo e pessimo padre. Quasi l’antitesi della moglie, Linda Murri, 31 anni, elegante e aggraziata figlia del professore Augusto Murri, medico della Real Casa dei Savoia. Il matrimonio era molto male assortito: Linda appariva una donna triste costretta a dividere la vita con un individuo ben al di sotto dei suoi standard, come ella stessa ricorderà in seguito nelle sue Memorie. Bonmartini, dal canto proprio, non lesinava in atteggiamenti immorali ed inadeguati al buon costume dei tempi, soprattutto per dispiacere alla moglie – al momento dell’assassinio assente per una vacanza a Venezia – e alla di lei altolocata famiglia.

La vicenda – Mentre le indagini procedevano spedite, la stampa si dedicava con passione alla tragedia ricordando le difficoltà coniugali dei Bonmartini e insinuando già allo scandalo che di lì a breve ne sarebbe scaturito. Infatti, pochi giorni dopo il ritrovamento del cadavere, il dottor Murri, denunciò pubblicamente il figlio, Tullio Murri, fratello di Linda, dell’omicidio del genero. Murri raccontò agli inquirenti che lo stesso Tullio gli aveva confessato il fatto: il 28 agosto si era recato a casa di Bonmartini per invitare il conte a concludere una relazione che stava mortificando pubblicamente la sorella. Tra i 2 era nata una collutazione e Bonmartini aveva avuto la peggio. La polizia ne ebbe riscontro dallo stesso giovane con una confessione dettagliata, avvalorata dalla reputazione dello stesso Tullio, pari solo a quella del genero. Ma si scoprì anche dell’altro.

In un pied-à-terre di via Mazzini abitava anche Carlo Secchi, medico cinquantenne, ex allievo di Augusto Murri e, soprattutto, amante di Linda. Gli investigatori iniziarono ad eleborare un’altra ipotesi. Secchi e Tullio Murri avevano organizzato un piano per sbarazzarsi della presenza detestabile di Bonmartini. Secchi sperando di coronare il sogno d’amore con Linda e Murri affetto da “ossessione angosciosa” nei confronti del genero. Ovvero, il giovane sarebbe stato convinto che l’unico modo per lavare via l’onta dello scandalo dalla famiglia e dalla sorella era liberarsi di Bonmartini. I due avevano, dunque, agito in coppia inscenando poi l’incontro galante e il presunto furto.

Inoltre gli inquirenti estesero le indagini anche a Rosina Bonetti, guardiarobiera di Bonmartini e Pio Nardi, medico di famiglia rovinato dal gioco nonché alla stessa Linda Murri. Tutti variamente implicati nell’omicidio.

Il processo – A quel punto entrò in scena Teresa Bonera Borghi, Tisa per i confidenti, ex amante di Secchi prima di Linda. La donna dichiarò sotto interrogatorio di aver assistito ad un incontro tra il Murri e Secchi a Bologna. In quella sede Secchi avrebbe insegnato a Tullio l’uso del curaro, un potente veleno. Tisa spiegò:

“Il professore fece un’iniezione ad un agnello che continuò a girare per la stanza circa 10 minuti. Poi, tremando, cadde e rimase così finchè il professore non gli tagliò il collo”.

Gli investigatori avevano abbastanza prove. Nel 1904 gli imputati vennero rinviati alla Corte d’Appello con le seguenti motivazioni: Tullio Murri, esecutore materiale con premeditazione. Pio Nardi, esecutore materiale a scopo di lucro. Rosina Bonetti, basista. Linda Murri e Carlo Secchi, mandanti

Murri
www.coespu.carabinieri.it – Processo Murri, illustrazione 1904

dell’omicidio.

Lo show – Il caso divenne più che mai una questione pubblica. I giornali dell’epoca sembravano impazziti. Scrissero di relazioni morbose e di complotti famigliari con risvolti massonico-politici ma il bersaglio favorito rimase Linda che venne anche accusata di aver intrattenuto “vincoli anomali” con la Bonetti e rapporti incestuosi con il fratello Tullio.

La sentenza – Nel 1905, a 3 anni dall’omicidio e 423 testimoni ascoltati, la Cassazione si pronunciò definitivamente sugli accusati. Tullio Murri e Pio Nardi furono condannati a 30 anni. Tullio tornerà in libertà nel 1920 solo dopo l’intercessione di Giovanni Pascoli e morirà di cancro proclamando la propria innocenza. Nardi uscì dal carcere nel 1919, lo stesso anno nel quale la guardiarobiera Rosina, condannata a 7 anni, periva nell’ospedale psichiatrico di Torino.

Carlo Secchi ebbe 10 anni ma nel 1910 era già morto nel penitenziario di Conversano a Bari. Per quanto riguarda Linda Murri, venne graziata nel 1906, pare, per volontà del re Vittorio Emanuele III. Riferirono i quotidiani:

“Le voci da cortile giurano che Linda è stata graziata per ricompensa al professor Murri che ha guarito la principessa Mafalda”.

Dissero le stesse voci che Linda finì i suoi giorni organizzando sedute spiritiche per invocare lo spirito del marito. Voleva sapere chi lo avesse ucciso.

Chantal Cresta

Foto || http://notitiacriminis.blogosfere.it/2007/11/linda-murri.html

Foto || http://coespu.carabinieri.it/Internet/Arma/Ieri/CronachePassato/Illustrazioni/1896+-+1905/086_1904_16_10.htm

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