Il carcere di Guantanamo chiude. Detenuti trasferiti nell’Illinois

Obama annuncia la chiusura del carcere di Guantanamo e il trasferimento dei terroristi rinchiusi, tra felicitazioni e malcontento

di Silvia Nosenzo

detenuti a guantanamo

Detenuti a Guantanamo

New York – Guantanamo, uno dei simboli della violazione dei diritti umani e degli abusi dell’esercito statunitense nella conduzione della guerra al terrorismo, chiude.

È il presidente americano Barak Obama a dare l’annuncio, mantenendo la parola data: lo aveva già dichiarato a soli due giorni dall’insediamento alla Casa Bianca e ora, dopo circa due mesi di trattative, arriva la notizia ufficiale.

Circa un centinaio di prigionieri verranno trasferiti in maniera graduale a Thomson, un paesino di 450 abitanti nell’Illinois, 240km da Chicago, dove si trova un carcere di massima sicurezza fino ad oggi poco utilizzato. Parte del carcere rimarrà destinato agli attuali detenuti, mentre il resto andrà  ai prigionieri della guerra al terrorismo catturati dopo il 2001. Gli altri detenuti di Guantanamo (all’incirca un centinaio), verranno distribuiti tra le altre prigioni americane, o presi in custodia dagli alleati internazionali. L’Italia ha già dato la sua disponibilità a riceverne alcuni.

Ma cerchiamo di capire cosa sia Guantanamo e perché sia stata presa la decisione di chiuderla.

Negli anni settanta era utilizzata per ospitare gli esuli di Haiti e Cuba fermati dalle autorità americane in alto mare. Nel 1993 il giudice distrettuale degli Stati Uniti, Sterling Johnson Jr., dichiarò la prigione incostituzionale.

Nel 2001 il presidente George W. Bush firmò un ordine esecutivo che stabiliva che l’esercito americano avrebbe potuto detenere a tempo indeterminato, con l’accusa di “nemico combattente”, qualsiasi persona che fosse ritenuta coinvolta con il terrorismo internazionale, facendo di Guantanamo la prigione per terroristi di Al Qa’ida e Talebani. I prigionieri, classificati come ‘combattenti nemici’ e non come ‘prigionieri di guerra’, quindi, non potevano godere dei diritti della convenzione di Ginevra.

La chiusura del carcere di Guantanamo, quindi, è un grande successo per le organizzazioni per i diritti umani e quelle delle Nazioni Unite, a cui nel 2005 fu impedito di parlare con i detenuti. Da sempre, infatti, esse denunciano gli abusi psicologici e fisici a cui vengono sottoposti i detenuti per renderli dipendenti da chi li interroga, attraverso “atti umilianti, isolamento, esposizione a temperature estreme, obbligo di restare in posizioni forzate”, come dichiarato nel Rapporto Confidenziale che la Croce Rossa ha consegnato al governo degli Stati Uniti dopo una visita al Carcere, poi pubblicata dal New York Times in un memorandum.

Ma se da una parte vi è chi, come il sindaco di Thomson, si è dichiarato favorevole ad ospitare questi nuovi detenuti, dichiarando che è un modo per creare nuovi posti di lavoro visto che la crisi economica ha messo ko la regione, dall’altra sono in molti a non essere entusiasti di trovarsi come vicino di casa uno dei criminali più pericolosi al mondo.

Mark Kirk, il candidato al seggio al Senato che appartenne al presidente, ad esempio, si è opposto alla scelta di Thomson. «La presenza dei terroristi costituisce un grave pericolo per la popolazione del nostro Stato», ha dichiarato, mentre a New York si sono sollevate dimostrazioni di protesta per timore di nuovi attentati legati allo spostamento. Ma Pat Quinn, il governatore dello Illinois, ha definito il penitenziario «il più sicuro» e il senatore Richard Durbin, uno dei leader democratici al Congresso, ha affermato che «i nostri tribunali faranno giustizia».

Sì, perché l’impegno del presidente Obama riguarda anche la chiusura delle Commissioni speciali che processano i terroristi: essi d’ora in poi verranno processati in base alle leggi penali americane, proprio nei tribunali delle città vittime degli spaventosi crimini.

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