Il Brasile dopo Lula: la politica estera di Dilma Rousseff

 

Un grafico della bilancia commerciale del settore ortofrutticolo brasiliano dal 1994 al 2006

Roma – Chi si aspettava che Dilma Rousseff si sarebbe limitata a seguire le orme del suo predecessore, mentore e sostenitore Lula si sta forse rendendo conto di essere stato avventato. Nonostante la Rousseff sia in carica da poco tempo – la nuova legislatura è iniziata ufficialmente a gennaio di quest’anno – i primi cambiamenti sono già visibili, soprattutto per quanto riguarda la politica estera del Paese.

Le novità sono arrivate sul fronte dei rapporti con l’Argentina e con gli Stati Uniti, oltre a una nuova posizione del Brasile circa il regime repressivo iraniano, punto su cui Lula si era sempre espresso in termini di quasi non ingerenza.

La Rousseff si è schierata a favore delle sanzioni più severe che l’Onu dovrebbe comminare all’Iran a causa del suo programma nucleare e, soprattutto, ha appoggiato la risoluzione della 16^ sessione del Consiglio dei diritti umani dell’Onu che ha istituito un osservatorio speciale per indagare sulle violazioni  commesse in Iran. Il nuovo capo di Stato si è espresso molto chiaramente, sottolineando che i diritti umani vanno difesi sempre e in ogni luogo, senza limitazioni o eccezioni. Riferimento non molto velato alla politica statunitense che alterna fasi – o meglio aree – in cui difende a spada tratta i diritti umani e fasi in cui sembra non preoccuparsene troppo, come a Guantanamo o Abu Ghraib. Ma, del resto, nemmeno il Brasile ha fatto pressioni perché osservatori internazionali venissero inviati per monitorare la situazione in certe zone non molto lontane dallo stesso Brasile.

Anche per quanto riguarda i rapporti con gli Stati Uniti la Rousseff sembra cercare il salto di qualità, mostrando di voler stringere legami più forti col governo Usa, pur senza cedere il proprio ruolo – potenzialmente primario – nel nuovo bilanciamento politico ed economico del continente americano, fenomeno che sembra ormai irreversibile.

La volontà di avviare una nuova fase dei rapporti Brasile-Usa non è tuttavia sinonimo di allineamento con la politica estera statunitense. Esempio lampante di questo è rappresentato dall’astensione del Brasile durante la riunione del Consiglio di Sicurezza che stabiliva la no flying zone in Libia, decisione che ha contrapposto Brasile, Cina, Russia, India e Germania a Stati Uniti, Francia e Inghilterra.

Del resto il Brasile occupa l’ottavo posto nelle economie mondiali e nel giro di pochi anni potrebbe scavalcare Gran Bretagna, Francia e Italia raggiungendo così il quinto posto, grazie alla crescita continua del Pil – tra i pochi a non aver segnato battute d’arresto negli ultimi mesi, difficili anche per le economie più forti – e alla grande produzione di prodotti da esportazione come caffè, zucchero e soia.

Con questi presupposti economici il Brasile cerca soprattutto legami per rafforzare la propria posizione, tanto che già dal 2003 il Paese ha stretto un saldo rapporto con l’Argentina che costituisce il partner ideale per imporre un’agenda strategica ed economica che in pochi anni potrebbe portare i carioca alle calcagna degli Stati Uniti per quanto riguarda l’influenza economica a livello globale.

Il commercio tra Brasile e Argentina ha generato, nel 2010, un giro d’affari di quasi trentatre miliardi di dollari. Tradotto in altri termini questo vuol dire che lo sviluppo della relazione strategica tra i due Paesi porterà ben presto a una leadership pressoché imbattibile del binomio Brasile-Argentina.

Gli accordi tra i due Paesi – stipulati durante il primo incontro ufficiale tra la Rousseff e Cristina Fernandez Kirchner – non si limitano a fissare punti fermi sui rapporti economici e commerciali tra i due Stati, ma comprendono la lotta alla povertà, lo sviluppo sociale, l’integrazione delle infrastrutture – in riferimento all’Irsa (Integración de la Infraestructura Regional Sudamericana) – e anche il nucleare, su cui è stato sottoscritto un accordo dalla Comisión Nacional de Energía Atómica de Argentina e della Comisión Nacional de Energía Nuclear de Brasil per la costruzione di reattori nucleari di ricerca. 

Se il legame con l’Argentina potrebbe contribuire a creare una vera integrazione regionale nell’area sudamericana, il Brasile mira ad accrescere il suo prestigio anche oltreoceano. Molte aziende brasiliane hanno deciso di internazionalizzarsi, fenomeno che ha portato un aumento degli investimenti all’estero che nel 2010 ammontavano a più di undici milioni di dollari e che alla fine di quest’anno potrebbero raggiungere i quindici.

È soprattutto il mondo arabo, con i suoi trecentoquaranta milioni di abitanti, a fare gola ai carioca: le esportazioni verso l’area sono aumentate a partire dal 2009, in particolare verso Arabia Saudita, Marocco, Emirati Arabi, Algeria ed Egitto, tanto che quest’ultimo è diventato il maggior consumatore di prodotti brasiliani.

L’espansione dell’area commerciale coperta dal Brasile non è che un segnale del tentativo del Paese di rendere eterogenei i propri rapporti, anche politici, in vista e preparazione di un allargamento della sua area di influenza che possa garantire al Brasile un peso sempre maggiore nello scacchiere geopolitico.

Francesca Penza

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