Ikea: la spia che venne dal freddo

Ikea France scandalo spionaggio

Caso Ikea France, la spia che venne dal freddo

Parigi – Non basta la crisi economica a determinare voragini nei bilanci delle imprese europee, alcune si mettono di impegno a creare sfiducia e diffidenza con comportamenti che sfociano nell’illegalità. Questo è il caso dell’Ikea France, la succursale del colosso svedese famoso in tutto il mondo per la conveniente accessibilità al design scandivano a costi sostenuti. Ma, come emerso dalle immagini, oltre ai mobili c’è dell’altro.

SCOPPIA LO SCANDALO – Nel febbraio 2011 il settimanale satirico francese “Le Canard Enchainé” uscì con una notizia che lasciò sgomenti milioni di consumatori francesi: Ikea France, in uno dei suoi centri commerciali parigini, aveva adottato tecniche di spionaggio nei confronti di candidati all’assunzione, dipendenti e clienti con cui pendevano controversie commerciali. Il quotidiano “Le Monde” riprese la notizia e, come una cassa di risonanza, amplificò le conseguenze dello scandalo.

NELL’OCCHIO DEL CICLONE – Una notizia del genere non poteva lasciare indenni le figure aziendali di responsabilità coinvolte nello scandalo. I sindacati aziendali si rivolsero alla magistratura francese che, sulla questione, avviò un’indagine giudiziaria. Furono indagati per violazione del diritto alla privacy Jean Luis Baillot, direttore generale, Jean Francois Paris, responsabile della sicurezza aziendale nonché direttore finanziario, e un altro dirigente. L’imbarazzo della casa madre per la vicenda si manifestò con un assordante silenzio che non fece altro che fomentare l’affaire.

L’OMBRA DEI SERVIZI SEGRETI – Nel corso delle indagini emerse che migliaia di persone furono poste illecitamente sotto sorveglianza dalla multinazionale svedese attraverso l’utilizzo fraudolento dell’immenso schedario informatico utilizzato dalla polizia francese, lo Stic. Una eccezionale fonte di informazioni per chiunque fosse interessato a reperire dati su chiunque. Ma quello che si riscontrò durante le indagini fu come il “lavoro sporco” non venisse commesso direttamente da Ikea France ma da Eirspace. Una società che, secondo le indiscrezioni fuoriuscite dai palazzi della magistratura, risultava essere legata al Reinseignements généraux – i servizi segret francesi. Infatti, secondo gli inquirenti, la pista dei servizi segreti divenne concreta solo quando identificarono all’interno di Eirspace, la società che gestiva i dati per conto di Ikea France, la figura di Jean Pierre Fourès. Nel corso delle perquisizioni domiciliari a monsieur Jean Pierre Fourès, l’autorità giudiziaria entrava in possesso di una copiosa documentazione che, in modo inequivocabile, attestava lo stretto legame con Jacques Foccart segretario generale dell’Eliseo oltre al collegamento con strutture deviate che si annidano nel sommerso mondo dell’intelligence. Insomma, servizi segreti deviati o mercenari delle informazioni che, grazie ai loro ottimi ingressi nei salotti che contano, arrotondavano prestando le proprie competenze al soldo della multinazionale svedese.

Ikea France Jean Louis Baillot

Jean Louis Baillot, ex direttore generale Ikea France al centro dello scandalo

CADONO LE TESTE E PRIME AMMISSIONI – Ikea France, nel maggio del 2012, adottò una decisione necessaria al fine di  preservare la propria immagine: licenziò Jean Luis Baillot, Jean Francois Paris più un terzo dirigente. Le figure coinvolte nelle indagini, trattate come delle mele marce, furono allontanate con l’intento di far calare i riflettori della vicenda sul marchio Ikea. Tuttavia, nel frattempo, qualcuno non parlò solamente con i magistrati. Jean Francois Paris, ex numero uno della sicurezza aziendale, confermò al quotidiano “Le Monde” che la direzione fosse a conoscenza dell’attività di spionaggio aggiungendo come, sempre la stessa, incentivasse tale attività di controllo sui dipendenti candidati all’assunzione e clienti in pendenza di controversia.

VUOTATO IL SACCO – Jean Francois Paris, posto in stato di fermo unitamente ad altri nove dipendenti Ikea France, affermò come tutto ebbe inizio a metà degli anni novanta, quando la dirigenza Ikea France gli chiese di effettuare controlli di eventuali precedenti penali nei confronti di un candidato all’assunzione. Da qui si fecero prendere la mano e iniziarono a commissionare il reperimento di tutte le informazioni necessarie che attestassero eventuale attività sindacale da parte dei propri dipendenti. Nello svuotare il sacco, Jean Francois Paris puntò l’indice nei confronti di Jean Louis Baillot il quale, a suo dire, commissionava le ricerche per evitare che certa gente venisse assunta. Aggiunse inoltre che le pratiche di spionaggio erano a conoscenza anche della direzione finanziaria la quale, di fatto, avallavano le iniziative dell’ex numero uno di Ikea France dal 1996 al 2009.

Ikea France dipendenti spiati

Secondo la procura di Versailles, Ikea France spiava i dipendenti nonché i clienti con i quali intratteneva pendenze commerciali

GLI ARRESTI – A seguito del reperimento di una pluralità di elementi probatori – tra cui l’importante corrispondenza informatica aziendale dalla quale si evince come l’attività di spionaggio fosse una  “pratica consuetudinaria” - in questi giorni c’è stata la svolta nelle indagini. Accertata la conoscenza del perverso meccanismo di spionaggio da parte della dirigenza, sono stati posti in stato di fermo dall’autorità giudiziaria francese sia l’ex direttore generale, Jean Louis Baillot, l’attuale direttore generale, Stefan Vanoverbeke nonché il direttore finanziario, monsieur Dariusz Rychert.

ESPANSIONE DELLO SCANDALO? – È possibile che tutto ciò non rappresenti la fine dello scandalo ma, semmai, solo l’inizio. Siamo consapevoli di come le multinazionali adottino delle procedure uniformi di azione in tutti i Paesi ove esistono succursali che svolgono un’attività. Di conseguenza, siamo sicuri che le stesse pratiche di spionaggio non siano state applicate o siano tuttora in uso in Italia nei confronti di dipendenti o clienti in controversia commerciale? L’unica certezza è che, se vi dovesse capitare di entrare all’Ikea, non guardate con sospetto i dipendenti perché, da quanto è emerso in questa storia, potremmo essere tutti sulla stessa barca.

Marco D’Agostino

Foto: lefigaro.it, telegraph.co.uk, solartribune.com, lexpansion.lexpress.fr

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