Ignazio Colagrossi racconta la sua Arte

Il rifiuto di una società che non gli appartiene e l’amore per la donna: un’arte imperniata di emozioni e sensazioni, sofferenze e passioni. Intervista al padre del “Volto di Cristo” inabissato a San Felice Circeo

di Fabrizio Giona

Particolare del "Volto di Cristo"

Latina – Ci attende seduto su una panchina con la sua ventiquattrore in braccio. La barba incolta e gli occhi penetranti, ricolmi di entusiasmo e amore per quella sua arte a cui dona costantemente gesti, pensieri e parole. Una linfa vitale per lui, grazie alla quale si rende padrone di se stesso, urlando al mondo i suoi dispiaceri e le sue sofferenze, ma anche i suoi amori e le sue passioni. Un’arte frutto di un’esistenza degna di essere vissuta e che di effimero ha ben poco.

Abbiamo incontrato il maestro Ignazio Colagrossi, poeta, pittore e scultore, recentemente tornato sotto i riflettori per l’istallazione del suo “Volto di Cristo” nei fondali ai piedi del promontorio di San Felice Circeo. Con lui abbiamo scambiato quattro chiacchiere per conoscere ed esplorare il suo mondo da vicino, assaporandone tutte le sfumature. E siamo partiti proprio dalla sua ultima creazione.

- Ignazio, quando e come nasce il “Volto di Cristo”?

Nel 1977 ho costruito un blocco di gesso e ho iniziato a scolpire, avendo già in mente quello che io volevo realizzare, un Cristo. Un Cristo che fosse il simbolo della mia sofferenza sociale, una rappresentazione di me e del mio ripudio di una società che non mi appartiene: una società individualista, che pensa solo a se stessa, una società che andrebbe ridimensionata e portata sulla retta via. Ma io non ho queste doti, non posso farlo concretamente. Allora mi esprimo con la mia arte, con le mie creazioni, e il Cristo è una di quelle: il mio urlo di dispiacere e di indignazione. Se guardate bene, infatti, vi accorgerete che il volto mi assomiglia, sono io.   

- Dal 77’ ad oggi…

Si. Dopo 33 anni ho realizzato l’opera in bronzo e ho deciso di regalarla alla gente.

- E perché inabissarla?

Perché ho voluta dedicarla in particolare agli abitanti del mare, affinché il mio Cristo possa proteggerli. E ho pensato che il posto migliore potesse essere proprio il mare. Poi io sono un subacqueo e adoro il mare. Così ho deciso di inabissarla nei fondali a ridosso della Grotta delle Capre a San Felice Circeo, 100 metri dalla costa ad una profondità di 4,5 metri, in modo tale che chiunque voglia possa andare a vederla. Il Cristo è di tutti.

- Ma Ignazio Colagrossi non è solamente scultore, ma anche poeta e pittore stimato ed apprezzato. Da cosa nascono le tue poesie e i tuoi quadri?

Nascono dalla quotidianità, dagli eventi giornalieri che in qualche modo mi colpiscono, generando emozioni, sensazioni, sofferenze. Nascono da tutto ciò che accade intorno o dentro di me. La mia arte è espressione di me stesso: io dalla materia o dalle parole tiro fuori la mia figura, il mio essere. Se scrivo, dipingo e scolpisco, lo faccio per me e mai per qualche occasione o perché deve piacere a qualcuno. Parte tutto dall’impulso del sentire e non dal profitto o dall’estetica.

Ignazio Colagrossi, il giorno della cerimonia di inabisamento del "Volto di Cristo".

- Le tue poesie, in particolar modo, sono apprezzate da molte personalità del mondo accademico e dello spettacolo, tra i tanti mi vengono in mente Califano e Mario Morcellini: cosa rappresenta per te la poesia?

La poesia è la mia missione di vita, è ormai radicata dentro di me ed è come una droga. Non posso farne a meno. Quando sono colpito da un evento o semplicemente da una sensazione, bella o brutta che sia, scrivo. Ma scrivo di getto, senza andarmi ad informare prima, perché voglio tirar fuori la purezza e l’essenza. La poesia non deve essere ragionata, ma spontanea e soprattutto breve. In quattro parole devi dare il concetto ed esprimere le tue emozioni; la poesia non è un romanzo, deve arrivare subito al lettore. 

- Hai detto pocanzi che la tua arte è espressione del rifiuto di una società che non ti appartiene. Perché?

Io ho un rapporto conflittuale con la società civile. Vedo le persone troppo incatenate alla logica della politica, dell’economia, del consumismo. Vedo una società alla sbando, persa in tutto ciò che è effimero e di poco valore. Io vivo in questa società ma non mi sento parte di essa. Vorrei cambiare le cose ma mi rendo conto che è impossibile. Allora mi rifugio nella mia arte, la mia arte è il mio esilio.

- E qual è il tuo rapporto con la donna?

La donna per me è essenziale perché rappresenta il completamento del mio essere.  La donna ti da, ha l’obbligo di dare per natura perché partorisce ad esempio. Ha un impegno che non ha scelto ma che assolve senza fatica e disapprovazione. Per questo l’uomo non può che ringraziarla e ricevere.

- E con la Chiesa?

Io ho fatto studi ecclesiastici però non amo la religiosità dell’obbligo. So solo che esiste qualcuno più grande di noi, il genio dell’immenso essere, che ci osserva e all’occorrenza protegge. Tutto qui.

- Hai qualche progetto per il tuo futuro?

Nessuno in particolare. Voglio solo dedicarmi totalmente alla mia arte. Voglio scrivere poesie, dipingere e scolpire. Ora sto facendo un Cristo in marmo…

Chissà se fra trent’anni non saremo di nuovo qui ad intervistarti?…Il destino risponderà.

 

“Da che ho il senso della ragione, mi sono sempre battuto per la libertà di pensiero, parola, azione. Lontano da compromessi, e fuori da schemi apparentemente sociali, i miei stati d’animo corrono lungo atmosfere riflessive, spesso malinconiche, costringendomi a vivere in perenne esilio, ai bordi di una società: che non è !”

Ignazio Colagrossi

 

FOTO testo di Simone Imola; FOTO preview di Claudio Martinez  

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Una risposta a Ignazio Colagrossi racconta la sua Arte

  1. avatar
    ignazio colagrossi 19/10/2010 a 14:50

    L’artista Ignazio Colagrossi, ringrazia la redazione di Wakeupnews, per il servizio realizzato, in particolare Valentina Gravina, per l’interesse avuto nei miei confronti, e Fabrizio Giona per l’intensa intervista realizzata. Ringrazio inoltre, L’Explorer Team Pellicano, che ha curato l’inabissamento dell’Opera, svoltasi il 5 settembre, a San Felice Circeo, nella sottostanti acque adiacenti la Grotta delle Capre, ed un ringraziamento particolare alla Sig.ra Inghe Manzù, consorte del Grande Maestro Giacomo Manzù, a Mileto Manzù e famiglia, per avermi onorato con la loro presenza. Ignazio Colagrossi

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