I reporter continuano a morire

Fra morti ed arresti prosegue il difficile lavoro dei reporter. Il 2009 è stato l’anno peggiore dal ‘92

di Nicola Gilardi

L’informazione è un elemento essenziale per la democrazia e per la partecipazione dei cittadini alla vita politica. In alcuni casi, però, le notizie cercano di essere nascoste e i giornalisti diventano, così, dei nemici ed il loro lavoro molto pericoloso. Ma quanto valgono le notizie? In alcune parti del mondo anche la vita. I reporter spesso rischiano la propria vita per documentare degli avvenimenti che non verrebbero mai mostrati al mondo senza la loro presenza.

Nel 2009 sono morti in 96, fra giornalisti e operatori dell’informazione. Mentre ad essere imprigionati sono stati in 136. Questi sono i numeri pubblicati dal Cpj, il comitato per la protezione dei giornalisti, nel loro ultimo rapporto “Attacks on the press 2009”. Si tratta dell’anno più negativo dal 1992, anno in cui iniziarono le rilevazioni.

Durante le proteste in Iran ai giornalisti è stato vietato di riprendere con le telecamere ed in molti casi sono stati allontanati o addirittura arrestati. In Russia, invece, molti giornalisti che si occuparono della guerra di Cecenia, documentando la violazione dei diritti civili, vennero uccisi. Il 23 novembre 2009 vennero uccisi 29 giornalisti negli scontri nelle Flippine.

Se nelle zone di guerra i decessi sono, purtroppo, più frequenti e prevedibili, colpisce come in alcune nazioni le uccisioni si verifichino in situazioni di pace e di mancanza di conflitti armati. In Afghanistan i giornalisti uccisi nello scorso anno sono stati 3, mentre in Iraq sono stati 4. In Somalia, dove è in atto una guerra civile, le vittime sono arrivate a 9.

In Messico e Pakistan si è arrivati in entrambi i casi a 8 uccisioni, in Russia a 5, mentre in Venezuela a 3. Ed in nessuno di questi paesi c’è in atto una guerra. Evidente che i problemi di questi paesi sono molti, soprattutto in Pakistan dove c’è la presenza di alcune cellule terroristiche.  Discorso a parte merita la Russia. Sempre secondo il Cpj dal 1992 ad oggi gli assassini confermati sono stati 52, mentre 24 quelli non confermati. Ma le cifre potrebbero essere ben peggiori, come dimostra la vicenda di Anna Politkovskaja il cui omicidio non è ancora stato chiarito ufficialmente.

Ci sono poi gli arresti. Se la Cina non conta nessun giornalista ucciso, guida, invece, la classifica delle incarcerazioni, sono state, infatti, 24 nel 2009. Al secondo posto c’è l’Iran con 23, poi Cuba con con 22 ed, infine, l’Eritrea con 19.

A non essere più al sicuro sono anche coloro che pubblicano i propri articoli su internet. Sui 136 giornalisti arrestati nel 2009, infatti, 68 hanno usato il web per diffondere i propri lavori. La politica, invece, è la ragione principale che viene invocata per giustificare la repressione dell’informazione. Molti giornalisti vengono, infatti, accusati di anti-statalismo. Il 68% dei giornalisti uccisi si occupava proprio di politica.

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